13/06/2011

Agli Inferi

Dopo la fortunosa apoteosi di Gensone Bottone, ecco che torna, mesto e contrito come un'ombra dell'Averno, Luigi Amiltone. Il riferimento infernale è quantomai adatto, e tra poco capirete perchè...ebbene, ieri, come avete visto, dopo pochi giri ero già fuori con la macchina ridotta ad un rottame. Dopo aver lanciato anatemi solfurei al destino beffardo e alla sordida macchinazione ordita contro di me dal Vebberone e da Bottone, mi sono messo a conversare amabilmente con un commissario di percorso: abbiamo parlato  per qualche minuto dei filosofi neoplatonici e della loro feconda influenza sugli umanisti. All'improvviso, nel bel mezzo della dissertazione, alla radio una minacciosa voce Mc Ladren gracchia, con tono da ultimatum: "Da Ron, subito!" Io, ricordando come mi avevano messo in croce (cruz) per le mie arrembanti manovre al GP di Montecarlo, e facendo la somma con gli incidenti appena avvenuti, temevo di non tornare vivo da quel colloquio. Proposi subito al commissario uno scambio di persona: gli concedevo l'onore di infilarsi la mia tuta ed il mio venerabile casco giallo e di presentarsi da Ron al mio posto, in incognito, mentre io sarei subito fuggito verso l'arcipelago artico canadese, da cui non avrei più fatto ritorno. Ma quello sciagurato rifiutò; gli proposi allora di venire con me al colloquio e di farmi da guardia del corpo, frapponendosi fra me e la furia di Ron; rispose che era questione di cifra, e io gli offrii 20 dollari. Lui rispose che voleva il mio intero patrimonio e la Pussicatta; a quel punto lo mandai a quel paese e, rammentandomi d'essere un impavido omaccione, mi diressi eroicamente verso il paddocco, guadagnando la scatola (box) Mc Ladren, sopra la quale le nubi erano ancora più nere che in pista. Arrivato davanti all'ufficio di Ron, la cui porta era chiusa, il terrore mi assalì e volli scappare, ma tutti i meccanici Mc Ladren mi circondarono brandendo grosse chiavi inglesi e mi sibilarono all'unisono: "Entra". Varcai la soglia e richiusi la porta; poi mi feci il segno della Cruz, ricordandomi di quella volta che, infiltrato alla sede Red Bullo, ero ormai spacciato, e la bella Penelope omonima venne tempestivamente a salvarmi. Ma questa volta non servì: lei non arrivò...anch'ella evidentemente era terrorizzata da Ron fino al midollo. Nella stanza c'erano Ron, più scuro che mai in volto, e Martino Wittimarcio, che sembrava spiritato, posseduto da qualche demone. In quella stanza prima c'era un solido tavolone di metallo: ora esso era stato selvaggiamente sfondato nel mezzo, ed era un contorto groviglio d'alluminio. Con una manata Ron lo scaraventò contro il muro, scrostandone l'intonaco, e, dopo aver ringhiato orrendamente, cacciò un ruggito tanto assordante che fece crepare il pavimento e i muri. Per qualche attimo rimasi assordato, e mi usciva sangue dalle orecchie...(Martino e Ron invece avevano i tappi). Guardai per terra, e mi accorsi che nel pavimento c'era una grande botola, che prima era coperta dal tavolo. Dopo qualche attimo recuperai l'udito, ma rimasi frastornato, sentii solo Ron che diceva: "Tranquillo, io non ti farò nulla". Questa notizia mi rassicurò molto. Con un certo sgomento, però, vidi che dal soffitto cominciò ad abbassarsi una gabbia di metallo sostenuta da alcune catene, proprio al di sopra della botola. Ron mi fece segno di entrare nella gabbia, ma io subito esitai. Arrivò Martino Wittimarcio, e con un ghigno diabolico mi strappò dalle mani il mio scintillante casco giallo, che avevo ancora con me, e mi spinse dentro la gabbia, poi la richiuse. Egli, assatanato, mise il mio casco vicino ad altri due caschetti gialli da quattro soldi: tutti e tre cominciarono a brillare e riardere di luce propria, sicchè Martino gridò: "Questo è il terzo; quando avremo gli ultimi due la Mc Ladren dominerà il mondo!" Poi bevve una specie di vino rossastro ammuffito, si mise un copricapo tribale e cominciò a recitare astruse formule magiche celtico-dravidiche, con gli occhi iniettati di sangue. Io ero sgomento, e tra l'altro quella scena non mi era del tutto nuova, mi sembrava di aver già visto qualcosa del genere, ma non ricordavo dove e quando. Martino venne accanto a me, tentò di ipnotizzarmi e mi mise rapacemente una mano sul cuore. Io chiusi gli occhi e lottai, sentendo la sua mano che mi strappava la tuta e cercava di penetrare nel mio petto...ma alla fine non ci riuscì e Martino desistette. In compenso girò una ruota e la botola si aprì: sotto di me c'era una voragine vertiginosa, una specie di camino vulcanico con in fondo un mare di lava...la gabbia cominciò rapidamente a scendere verso quell'inferno, e io deposi ogni speranza di uscirne vivo...il magma era sempre più vicino, e io mi sentivo ormai la faccia bruciare...le mie scarpe di gomma si squagliarono alla svelta e io vidi imminente il trapasso nel paradiso degli anglo-caraibici (siamo un'elite etnica così esclusiva che abbiamo un empireo tutto nostro!). Improvvisamente, la gabbia si fermò a un paio di metri dalla lava ribollente: lassù in superficie sentii una disperata voce femminile che diceva: "Farò qualsiasi cosa, ma tiratelo sù, piuttosto prendete me al suo posto..." Era quella mentecatta della Pussicatta (perchè aveva aspettato così tanto a farsi viva per immolarsi al mio posto?). Lentamente la gabbia si sollevò, ed un Luigi Amiltone quasi arrostito riemerse dal baratro infernale e fu liberato.
La Pussicatta, poco vestita, era fra le braccia di Ron; con mia somma sorpresa vidi anche Penelope Cruz, proprio lei (non mi aveva abbandonato, era solo in ritardo!) avvinghiata a Martino Wittimarcio, il quale con sguardo sadico e voglioso stava giocando a bocce dentro il reggiseno di lei. La prima cosa che feci da libero fu recuperare il mio casco, rompendo il sortilegio malefico; dopodichè, senza dire una parola a nessuno, me ne andai sbattendo la porta. La Mc Ladren era diventata per qualche minuto un vero Tempio Maledetto, ed io non volevo restarci un momento di più. Dietro la porta c'era ancora il crocchio dei meccanici, non più armati, ma sempre assiepati ad origliare. Vedendomi uscire vivo da lì rimasero allibiti, e cominciarono a pensare che fossi resuscitato. Minacciai di denunciare la loro condotta poco professionale a Ron, e tornarono tutti al loro posto in un batter d'occhio. E' stata un'esperienza terribile, ma un campione come me deve sempre saper individuare il lato positivo di ogni situazione: stando così vicino alla lava mi sono abbronzato ulteriormente, incrementando ancor di più il mio fascino esotico. Inoltre, penso che d'ora in poi sarò esente da raffreddori e dolori reumatici. Ma ecco l'altra faccia della medaglia: essendo ancora più nero, ora i commissari mi penalizzeranno ancora di più!

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