30/01/2011

Fotoalbum di Ron

Come promesso (ogni promessa è debito, e io non voglio avere debiti pendenti), completo l'agiografica biografia di Ron con alcuni fotogrammi selezionati che possano vantarsi di essere i capisaldi della sua esistenza. Come vedrete, in parecchie foto ci sono anch'io, proprio perchè la mia augusta persona è innegabilmente una parte importante della vita di Ron. Ci sono poi alcune istantanee scattate da lui che ritraggono fuggevoli e rare espressioni di altri pilauti o momenti topici di certe situazioni: sono vere chicche che impreziosiscono il racconto iconografico.

ChimeTimes.jpgLe foto sull'infanzia e la fanciullezza di Ron sono ovviamente coperte da segreto militare: a memoria d'uomo, la prima foto che ritrae il monarca è questa, che lo vede insieme ad alcuni suoi compagnoni di Collegio. Ron è quello a sinistra in primo piano: se non erro, alla sua destra ci sono nientemeno che Elvigi Presleino, il re del Rocco e Rollo, e un altro celebre Ron, ossia Ron Owardo (vedi foto sottostanti), uno dei protagonisti del film Graffiti americani e del celebre telefilm statunitense Giorni felici. I due tizi in secondo piano, invece, non mi sembrano famosi, anche se quello a sinistra potrebbe essere un giocatore di pallacanestro.

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Ed ecco il nostro giovane Ron nel suo ruolo di meccanico di auto da corsa...osservate come i due colleghi di destra ed il pilauta, che si volta all'indietro a guardarlo, pendano dalle sue labbra.

 

 

 

 

 

 

rondennisbrabhamke4.jpgEcco il nostro giovane Ron che confabula con quell'omaccione australe di Giacomo Bràbbamo, dotato pilauta delle terre aborigene: questo proto-Vebberone ha vinto tre mondiali, cosa che difficilmente potrà fare il suo erede ideale della Red Bullo. Come si arguisce da questa foto sibillina, Giacomo insegnò a Ron alcuni sordidi trucchi del mestiere.

 

 

 

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Ma il vero mito di Ron era questo qui, l'indomito e granitico pilauta e ingegnere Bruccio Mc Ladren, che non a caso rivaleggiò accanitamente anche con il succitato Bràbbamo. Si noti l'impenetrabile e torva tetragonia di Bruccio: è la stessa a cui Ron, in un fideistico intento mimetico, ha da decenni atteggiato il suo volto (foto sottostanti), proprio per celebrare ed eternare la seriosa facies Mc Ladren e farne un "marchio di fabbrica" riconosciuto nel mondo.

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 Ma Bruccio Mc Ladren (tra l'altro fondatore nel 1963 di un primo nucleo sperimentale di scuderia Mc Ladren), qualche volta in vita sua, è persino arrivato a sorridere: pertanto, per imitarlo, anche Ron si è concesso qualche distensivo sorriso. 

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Ma senza esagerare...

 

 

 

 

1980mclareninternational.jpgMa torniamo a Bruccio Mc Ladren: egli nel 1970 morì tragicamente durante una gara di Formula 1; Ron, affranto, pianse per 10 anni, dopodichè comprese che l'unico modo per onorare il suo eroe e vendicarlo, eternandone il nome, era fondare una invincibile scuderia omonima, che oltre a sbaragliare le squadre rivali potesse, forte di un titanismo senza pari, ergersi granitica a sfidare la perversa crudeltà del Destino beffardo e subissarlo una volta per tutte. E così, da una costola di Ron (a destra nella foto), con l'aiuto di due soci dai nomi trascurabili, nacque la Mc Ladren Internazionale.

 

 

 

 

2009_02_05_Teddy_Mayer_Ron_Dennis.jpgMa il socio di sinistra a Ron non stava molto simpatico: così, in breve tempo, quell'osteggiato terzo incomodo venne depennato dalla società e dalla foto, e rimasero solo Ron e l'innocuo anzianotto. Ma ben presto anche quest'ultimo sarebbe stato estromesso, così andò a finire che la gran torta rimase tutta per il nostro rampante Tennis.

 

 

 

 

 

 

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Gli eroici e pionieristici albori della Mc Ladren Internazionale di Ron, che si rifaceva al primordiale nucleo iniziatico della Mc Ladren "locale" e "spontanea" sorta con Bruccio ed il suo protagonismo autoreferenziale, furono subito tempi di stacanovismo indefettibile, grandiosi successi e record stratosferici, assicurati alla scuderia da quelli che erano i migliori pilauti di quegli anni: prima Nicola Lauda ed Alano Prosto, poi il suddetto Prosto ed Airtone Senna. Ron, nel suo zelo perfezionistico, gongolava con truci ruggiti d'entusiasmo; ma ogni vittoria non doveva essere riconoscimento egoistico per lui o la squadra, bensì un'offerta sacrificale da libare sull'altare di Bruccio, per onorarlo.

 

 

 

 

 

Ron_Dennis_1991.jpgQuell'aquila di Ron pretendeva la perfezione in tutto: una volta rimproverò ad Alano Prosto, in una gara in cui era partito ultimo, di aver vinto con soli 25 secondi di distacco sul secondo classificato, mentre avrebbe potuto comodamente rifilargliene altri 2. Un'altra volta se la prese con Senna perchè, percorrendo una scicagna, si era fatto superare da un aereo militare che aveva appena infranto il muro del suono, proprio a perpendicolo sul circuito.

 

 

 

 

 

 

_45440348_mclaren1984.jpgNonostante tutta questa intransigenza, quando le doppiette dei suoi pilauti erano particolarmente schiaccianti, Ron non disdegnava di salire sul podio e sorridere di gaudio e letizia.

 

 

 

 

 

t0121jdfsu002.jpgDa allora sono passati svariati anni, e vari pilauti si sono avvicendati alla guida della Mc Ladren in F1: scozzesoni mascelloni congenitamente lenti al retrotreno (come Cultardo), finnici biondini talora col vento in poppa (Hakkinenno), talora con birra in bocca (Raikkone), azzardate scommesse colombiane (leggasi Giampaolo Montoya)...ma ciò che veramente importa, è che in quel periodo io stavo crescendo e maturando sotto l'ala protettrice dell'alma mater Mc Ladren, trovando in Ron un secondo padre (talvolta preferibile al primo, che aveva venduto la mia pelle per qualche verdone). Questa foto è stata fatta nel periodo in cui Ron pubblicizzava C'era una volta il West, l'immortale film di Sergio Leone.

 

 

 

 

 

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Ovviamente ripagai la fiducia di Ron con una interminabile sequela di successi in tutte le categorie minori per le quali transitai nel mio quindicinale apprendistato... guardate qui come mi ergo, perentorio e baldanzoso, su quel piccolo podio! E guardate il volto estasiato di Ron...nessuna vittoria di Alano Prosto o Airtone Senna avrebbe potuto renderlo più euforico di così!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4-Hamilton-Urkel.jpgEccomi a 13 anni...non ero adorabile? Mi ricordo che in quell'anno, una volta, nella foga agonistica della competizione, ruppi la leva del cambio...giunto ai box, anzi direttamente Sotto il Tetto del paddocco, dove con me eravamo in 8, incredulo per quello che era successo chiesi ai meccanici, con vocetta stridula: "Sono stato io a fare questo?", emettendo anche un piccolo grugnito innocente e simpatico. Ma ovviamente non era colpa mia, era la leva che era difettosa e fragile.

 

 

 

 

 

 

Stanlewis&Ronllio.jpgInutile dire che nel corso di questi anni io e Ron siamo diventati inseparabili...

 

 

 

 

 

 

 

lewis-hamilton1151.jpgIo crebbi e maturai, maturai e crebbi, diventando un gran pilotone ed un gran figaccione, finchè nel 2007 arrivò il mio momento: l'esordio ufficiale in F1!

 

 

 

 

 

 

 

 

Lewis_Hamilton-Ron_Dennis.jpgEcco il momento storico in cui Ron, mediante la formale cerimonia del "qua la zampa", mi accolse in squadra, legando indissolubilmente il futuro della Mc Ladren alla mia vita mortale ed alla mia opera immortale.

 

 

 

 

 

 

 

 

photo_verybig_102847.jpgRon mi presentò agli ingegneroni, ai tecnici ed ai meccanici...

 

 

 

 

 

article-0-01386F6C000004B0-419_468x539.jpgPoi mi mise subito all'opera, com'era giusto che fosse.

 

 

 

 

 

 

 

 

08-lewis-hamilton-wax.jpgLewis_Robot.jpgVi ricordate quando ho detto che all'esordio in Formula 1 ero quello che si poteva definire, in dialetto sassòne, un cyborg? Ebbene, Ron provvedette a farmi avere una tuta adeguata alle mie esigenze...

 

 

 

 

 

 

 

 

Ron+Dennis+F1+Grand+Prix+Belgium+XT3yl8Gda10l.jpgAppena immerso nel dilagante rosso vermiglione dello sponsòro Vodafòne, cominciai subito a mostrare i muscoli...visto che immenso bicipite?

 

 

 

 

 

 

 

 

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E così, grazie anche ai saggi consigli del mio padre padrone e patrono...

 

 

 

 

 

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 ...ed alla sua premurosa assistenza in pista...

 

 

 

 

 

 

 

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 ...i miei trionfi non tardarono ad arrivare...

 

 

 

 

 

 

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 ...cosa che rese Ron sempre più orgoglioso di me...

 

 

 

 

 

Anthony+Hamilton+Ron+Dennis+Brazilian+F1+Grand+X7yqVGzG8dql.jpg...ma che al contempo fece rispuntare fuori, in prospettiva di laute percentuali sui miei guadagni, il mio venale babbo Antonio, che mi aveva svenduto a Ron alla tenera età di 6 anni (la metà di quei 12 indicati da una leggenda del tutto apocrifa) per un bel mucchio di sterline anglo-caraibiche.

 

 

 

 

 

WalterWolf_AlfredRiedl_RonDennis_LewisHamilton.jpgComunque sia, fu un periodo bellissimo...qui Ron mi presentò in pompa magna a degli illustri sconosciuti, di cui non mi degnai minimamente di ricordarmi gli anodini nomi...

 

 

 

 

 

alain-prost-lewis-hamilton-and-ron-dennis-09KCYM.jpgPoi Ron mi fece conoscere il mitico ed immarcescibile Alano Prosto, eroe d'altri tempi... Egli, tuttavia, dopo il ritiro dalla F1 cominciò a filosofare e ad acquisire delle bislacche posizioni eretiche: ad esempio, con un clamoroso voltafaccia nei confronti del suo passato, cominciò a dire che i suoi anni in Formula 1 erano stati solo una gran perdita di tempo. E così, scrivendo un'opera colossale di migliaia di pagine, egli tentò di andare Alla ricerca del tempo perduto...

 

 

 

 

_45468351_hamilton_get416.jpgQueste sue posizioni mi resero Alano Prosto abbastanza antipatico...più che conoscere lui, avrei voluto conoscere Airtone Senna...ma si sa, il Destino beffardo ti strappa sempre le persone più care, mentre quelle più tediose non se le porta mai via...beh, a parte Alano Prosto, devo tornare a dire che quello del mio esordio fu un bel periodo...

 

 

 

 

 

alonso-dennis-abad.jpgAh no, diamine...ecco...mi ero dimenticato l'altra faccia della medaglia...in quell'anno arrivò anche Nandino!!! Guardate come tentava odiosamente di arruffianarsi Ron!

 

 

 

 

 

r146383_514697.jpgGuardate che cavolo di sorrisoni forzati ed ipocriti sono stato costretto a fare per fingere di andare d'accordo con lui, per il bene della squadra...

 

 

 

 

 

 

 

 

083alonso_468x428.jpg...quando lui, di soppiatto, andava a fregare le cibarie dalla cambusa Mc Ladren e di nascosto (e occultato dagli occhialoni neri) si abbuffava come un suino, andando poi davanti agli specchi deformanti dimagranti per dimostrare illusoriamente che era sempre nel suo peso forma...!

 

 

 

 

 

 

 

Lewis-Hamilton-Ron-Dennis-Belgian-GP-2008_1360787.jpgEbbene, la sua presenza, ingombrante e destabilizzante, mi fece perdere la concentrazione e l'infallibilità...e da lì cominciarono i casini...questa foto, ad esempio, immortala la prima e unica volta che mi presentai in ritardo da Ron: il suo inesorabile cronografo Taggo Euero mi inchiodò, segnalando impietosamente il mio folle ritardo di 51 secondi e 234 millesimi alle prove libere, e la sua tirannica tetragonia mi punì mandandomi poi a letto  senza cena per quella sera. Fortunatamente venne la Pussicatta a consolarmi...

 

 

 

 

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Ron-Dennis-F1-return.jpgA proposito, apro una piccola parentesi: queste furono le espressioni di Ron la prima volta che vide la Pussicatta e i suoi poderosi airbag...

 

 

 

 

 

 

 

3484876367717083518f.jpgMa torniamo ai problemi derivati da Nandino: ebbene, questa foto ne è un esempio lampante. Egli mi allettò con il miraggio di pavoneggiamenti tecnologici, mirando invece solo ad umiliarmi in pubblico...e per farlo guardate chi ha ingaggiato...roba dell'altro mondo...

 

 

 

 

 

0078040.jpgMa lo Schiumàcchero non è nuovo a questo genere di facete irrisioni: guardate un po' qui...

 

 

 

 

 

 

348367336314b980f4c8.jpgComunque sia, queste cose farebbero perdere le staffe a chiunque... guardate infatti che sciagura mi è successa verso la fine della stagione... e guardate che diavolo di commissario di percorso mi hanno affibbiato... pazzesco...

 

 

 

 

 

 

 

ron_dennisggg.jpgFu ovviamente colpa di Ferdinando se alla fine fu Raikkone a soffiarci il mondiale 2007... guardate che trauma fu per Ron...

 

 

 

 

 

 

 

 

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In conferenza stampa, un allibito ed incredulo Ron, con il sangue in faccia ed alla testa, alla stregua di una cartina di tornasole decretò inequivocabilmente - anche senza parole - quale squadra aveva vinto...la scarlatta Ferrari!

 

 

 

 

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...oltre al danno, la beffa: per ipocrita diplomazia, Ron fu costretto, suo malgrado, ad inviare un delegato a fare dei (falsissimi) complimenti alla Ferrari, vincitrice dei due titoli...Ron fece bene a mandare Martino Wittimarcio, così almeno Stefanino Domenicali, dopo avergli stretto la mano, dovette passare una buona oretta in bagno a lavare e disinfettare la sua...

 

 

 

 

 

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...tra l'altro, poi, in una conferenza stampa di fine anno io e Ron fummo bersagliati dagli insulti ed improperi di alcuni facinorosi e tronfi ferraristi, sicchè fummo costretti a tapparci le orecchie e subire in silenzio... 

 

 

 

 

 

 

Bahrain+F1+Grand+Prix+Practice+vjG5iyxy3zZl.jpg ...con l'aggravante di quest'ultimo episodio Ron accumulò una funesta rabbia repressa...

 

 

 

 

 

 

 

 

BMW+PGA+Championship+Previews+k5PP3F4iBmBl.jpg...che potè sbollire soltanto con terrificanti smazzate di golf(o).

 

 

 

 

 

 

 

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Ma il più provato e sconvolto da quella tragedia fui io, che fortunatamente trovai adeguato conforto tra le calde braccia di Ron...

 

 

 

 

 

 

 

 

_45166560_alonso2_afp300.jpgInvece quell'irresponsabile di Nandino, giustamente esiliato dall'alma mater Mc ladren, si consolò immediatamente tornando da quella sua prosperosa amante bionda che era la Renolta...ma nei due anni che seguirono scoprì che non era più leggiadra come una volta...!

 

 

 

 

 

 

 

 

2356746949_03a839fb54_o.jpgEbbene, allontanato Fernandino, le regole della Formula 1 imponevano che mi si dovesse trovare un nuovo compagno (anche se io non ne sentivo il bisogno); la triade Mc Ladren di allora (Ron, Martino Wittimarcio e Norberto Augh), dopo un frugale banchetto, decise chi assumere come gregario di Luigi Amiltone...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ron-dennis-stepping-down-as-mclaren-mercedes-f1-team-boss.jpg...e in breve arrivò la fumata bianca: si trattava del finnico e amabile Kovaleineno! 

 

 

 

 

 

 

McLaren+CEO+Ron+Dennis+Fishing+Challenge+Supports+3I-Zbk_RRCPl.jpgCome da finnica tradizione, per ringraziare Ron della sua generosità Kovalo, radunando i suoi famigliari (sulla sinistra c'è suo padre), donò a Ron un pesce pescato da lui stesso nelle acque di un lago finlandese. Ron fece finta di gradirlo, ma in realtà i pesci gialli non gli piacciono...Hakkinenno, a suo tempo, aveva regalato a Ron un pesce che era due volte questo, e in più aveva un bel colore argentato come le nostre monoposto...Raikkone aveva invece donato a Ron un pesce strano, nella cui pancia fu rinvenuta, quando il cuoco lo sventrò per cucinarlo, una certa quantità di vodka...

 

 

 

 

 

emp-5489368.jpgQuell'anno, il 2008, fu meraviglioso...fu l'anno del mio titolo mondiale. Ron, animato da forti presagi, già all'inizio della stagione prese in mano il microfono e giurò perentoriamente, in mondovisione: quest'anno vinceremo!

 

 

 

 

 

RonDenis.jpgSotto l'impeccabile e tetragona guida tecnico-strategica di Ron al muretto, in effetti, la contorta matassa dei gran premi andò via via dipanandosi in modo a noi sempre più favorevole, pur tra alterne vicende...

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ron, nella sua infinita democraticità, concedeva alla squadra non un solo risultato possibile (ossia la vittoria), bensì due: il trionfo o la vittoria.

 

 

 

 

 

pdkronnorbt.jpgQuella stagione, densa di vittorie e buone prestazioni, fu costellata da numerose e pantagrueliche grigliate, occasioni che rinforzarono lo spirito di squadra ed i legami di Ron con un pezzo grosso della Merdedes (nostra fornitrice di motori), il possente Norberto Augh, che delle grigliate era il sovrano assoluto ed il più ghiotto convitato. Ron e Norberto insieme erano magnifici e terribili, una coppia d'acciaio: quando essi si aggiravano per il paddocco, tutt'intorno dilagava il terrore. Fonti non ufficiali insinuano che, quando i due passeggiavano insieme per Vochingo o per le vie di Londra, Norberto chiedesse il pizzo alle rosticcerie ed alle friggitorie, mentre Ron lo esigesse dalle officine e dalle utensilerie.

 

 

 

 

 

dennismercedes.jpgQui Norberto e Ron irridono i taccagni rivali della BMW, che in occasione della prima vittoria del loro Robertino TestaCubica avevano organizzato una grande grigliata improvvisata ma con poche scorte alimentari, rimanendo così a secco di salsicce e vurstelli a neanche metà pasto.

 

 

 

 

 

200px-Ron_dennis_2000Monaco.jpgRon continuava a sentire nel suo animo che quel 2008 sarebbe stato per noi l'anno giusto per ritornare agli allori iridati...forte di questa fiducia e tranquillità, egli poteva spingere audacemente il suo sguardo penetrante oltre i più lontani orizzonti, arrivando a contemplare i sovrumani misteri del futuro più lontano, senza più alcun timore delle vili scudisciate del Destino beffardo e del Fato crudele, della Moira impietosa e delle Parche maligne.

 

 

 

 

 

 

 

_44146995_ron203.jpgOh, era un anno buono ma non vincevo sempre...e per questo Ron storceva un po' il naso...

 

 

 

 

 

 

dennis.jpg...ma sapeva che alla Mc Ladren mancava davvero poco per la vittoria finale (in questa foto mima l'effettiva distanza che c'era fra noi e la gloria immortale della vittoria).

 

 

 

 

 

 

ron-dennis_97678t.jpgRon era sempre più sicuro di sè e della nostra forza...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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...ma nell'ultimo gran premio della stagione, quello decisivo, per molti giri le cose sembrarono complicarsi per me...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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...la situazione era delicata e tesa...a causa della pioggia stavo perdendo posizioni...c'è stato da trattenere il fiato...

 

 

 

 

 

Felipe_Massa-trofeo.jpg...il Destino beffardo sembrava ora arridere a Filippino, che iniziò l'ultimo giro gongolando per una vittoria mondiale ormai a portata di mano (imprimetevi bene questo suo sorrisone nella memoria, da quel giorno in avanti non lo rivedrete mai più...)...

 

 

 

 

ron-dennismb,.jpg...ma in extremis la sorte, impersonata dal caro Timo Glocco, premiò me e la Mc Ladren! Ron, vittoria, vittoria, vittoria!

 

 

 

 

 

 

_45166678_dennis_afp416.jpgRon, con una mano sul cuore per trattenere il selvaggio palpitare euforico del suo miocardio, indica con radiosa ironia la posizione della Ferrari in classifica: "dietro, alle nostre spalle"!

 

 

 

 

 

 

41376-hi-RD_Ron_Dennis-001.jpgDopo svariati anni senza successi, Ron e la Mc Ladren ritornarono finalmente in vetta, sulla cresta dell'onda...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

article-1240141-047C1383000005DC-964_468x286.jpg...i giornalisti di tutto il mondo ricominciarono a braccarlo per poter avere qualche sua inestimabile dichiarazione, o semplicemente un autografo...

 

 

 

 

 

RON_DENNIS_280x390_443762a.jpg...Ron era commosso da tutto ciò...

 

 

 

 

 

 

 

 

ron_dennis05g.jpg...ma a volte i giornalisti esagerarono, ed arrivarono pure a fargli delle proposte indecenti...ma ci pensò lui a fermarli...

 

 

 

 

 

 

 

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Per festeggiare la grande vittoria, organizzammo una festa epocale, a cui era severamente vietato l'accesso ai non invitati...lo stesso Ron si mise davanti alla porta a fare da mastino...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

jack_heuer_jh_rd_ron_dennis-001-2.jpg...durante quella festa, Ron mi presentò il leggendario Giacomo Euero, la mente sovrumana che aveva creato il trascendentale cronografo Taggo Euero...

 

 

 

 

 

 

 

 

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...ma soprattutto mi presentò un generoso sceicco che mi fece i complimenti per la vittoria e come premio mi regalò un giacimento petrolifero tutto mio!

 

 

 

 

 

ron-dennis-mclaren-mp423-2008.jpgA metà serata, un Ron quantomai radioso, volendo emulare il mio esempio canoro dell'anno precedente, quando per il suo sessantesimo compleanno mi esibii in "O sole mio" (vedi il post "Fotoalbum"), annunciò agli invitati di voler cimentarsi nella canzone napoletana "I te vurria vasà"...  

 

 

 

 

 

img_7311.jpg...e fu un'esibizione superba!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

article-0-0257C49D000005DC-651_468x359.jpgRon, più che mai esaltato, si lasciò un po' andare e bevve qualche alcolico di troppo...a fine serata era decisamente brillo e disinibito, ma si fermò in tempo per non cadere nell'ubriachezza molesta...

 

 

 

 

 

 

 

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...il giorno dopo, smaltita la mezza sbornia e recuperato, nella plenitudine tetragona ed obnubilante del nero assoluto, il suo proverbiale e serioso autocontrollo...

 

 

 

 

 

 

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...decise di mettersi alla prova nella spericolata guida di uno dei nostri più potenti modelli stradali, per rispondere a quelle vipere che gli imputavano di essere solo un flemmatico stratega da muretto e non più un temerario omaccione d'azione...

 

 

 

 

 

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...e quello fu il primo passo per uno stentoreo potenziamento e ringiovanimento ulteriore della sua immagine: Ron, che qui vediamo ricondotto alle sue giuste dimensioni colossali, divenne l'uomo dell'anno...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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...un superdirigente dai poteri eccelsi...

 

 

 

 

 

 

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...il simbolo per eccellenza dell'efficienza, del lusso, della modernità...

 

 

 

 

 

 

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il capo dei capi, il boss dei boss (alla facciaccia di Hugo Boss)...cercato, osannato e bramato da tutti...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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 ...dai ricchi e dai potenti (come Massimino Mosleino, Bernino Ecclestòne, Cristiano Oronero)...

 

 

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... e dalle procaci femminone...anche se per quest'ultima ha trovato in me un agguerrito concorrente... infatti, dietro la schiena della miss, il mio braccio sinistro e quello destro di Ron stanno lottando per spartirsi la preda...

 

Ron-Dennis-in-the-Ovei.jpg ...ma all'inizio del 2009 Ron, rendendosi conto che nonostante tutto stava invecchiando, preferì fare un passo indietro, per lasciare la gestione della scuderia ad un giovane. Inoltre, dato che le sue articolazioni cominciavano a dare qualche problemino, Ron cercò uno di quei bagni speciali tutto incluso con trattamenti di relax, idromassaggio, solarium, cromoterapia, sauna...

 

 

 

 

 

 

 

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Ma a chi lasciare tutto il cucuzzaro della gestione sportiva Mc Ladren? Semplice, a Martino Wittimarcio!

 

 

 

 

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Che omaccione, il nostro Martino! (per agghindarlo così c'è voluto il lavoro di tre giorni di due sarti, un centro estetico e due truccatrici)

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ecco Martino che cerca di imparare da Ron l'arte della postura ieratica e dell'espressione tetragona ed impassibile. Notiamo che i due hanno all'occhiello un papavero, a dimostrazione che la Mc Ladren è veramente stupefacente.

 

 

 

 

 

martin-whit_1244936c.jpgE dicevano che la triade l'aveva la Juventus... quella della Mc Ladren è la sola, vera, invincibile triade! Guardate qua!

 

 

 

 

 

Ron-Dennis-talks-about-his-28-year-old-journey-with-McLaren-52159.jpgQui vediamo i due pilastri fondativi della Mc Ladren degli ultimi anni: il pilastro vero, ossia Ron, e quello fittizio, mero specchietto per le allodole, la Vodafòne col suo logo tra l'arancione ed il rosso vermiglione.

 

 

 

 

 

martin-whitmarsh-001.jpg

Ma torniamo al nostro nuovo capo, Wittimarcio: improvvisamente si sentì oppresso da nuove pesanti responsabilità, come reggere l'assedio dei gionalisti... questa foto del maggio 2009 rappresenta lo storico momento in cui Martino, nauseato dalle insistenti, ripetitive e faziose domande della stampa, sta per vomitare sui microfoni dei cronisti sportivi di mezzo mondo...Da quel giorno la stampa mondiale imparò a non pressarlo più di tanto...

 

 

 

dsc_0061.jpgMa nel 2009 tutto andò a rotoli... Una volta ci fu anche bisogno dell'intervento di Ron per aprire un'inchiesta su un fatto bislacco: sul pavimento dei box fu rinvenuto un mucchietto di letame. Dopo settimane di indagini comparative, si scoprì che era stato Kovalo a pestarlo accidentalmente con la ruota posteriore sinistra, portandoselo poi dietro e disseminandone un po' dappertutto in scie e mucchietti. Tutto ciò mandò in malora la stagione, e Kovalo fu infine cacciato...

 

 

 

 

 

 

ron-dennis-mclaren1.jpgC'era dunque bisogno che Martino e Ron si consultassero per scegliere il mio nuovo gregario per il 2010...un giornalista ficcanaso si piazzò alle virili spalle di Ron per carpire qualche indiscrezione: Ron, accortosene, si voltò e lo incenerì con lo sguardo.

 

 

 

 

 

 

Canadian+F1+Grand+Prix+exEdKmlQ8tfl.jpgAlla fine, con quello che secondo me fu un errore di valutazione, il prescelto fu quel fannullone di Gensone Bottone, che ci mise poco a paludarsi di rosso vermiglione. E' per la sua presenza, neghittosa ed insieme sovversiva, che anche nel 2010 non siamo stati al vertice, e che continuiamo a navigare a vista in un mare che sembra sempre più dominato dalle Red Bullo e dalle Ferrari. Che dire...speriamo nel 2011.

23:50 Scritto da: luigi-amiltone | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ron tennis | OKNOtizie |  Facebook

29/01/2011

Storia di Ron

Giacchè molti si sono interessati al mio superbo/grottesco pranzo con Ron, immagino che a molti farebbe piacere saperne un po' di più sull'imperatore dell'universo Mc Ladren: ebbene, ve lo farò conoscere tratteggiandone una sommaria ma succulenta biografia, prima con qualche aneddoto scritto e poi con un fotoalbum, esattamente come ho fatto per la mia augusta persona. Ebbene, per capire alcuni tratti della sua personalità è necessario risalire ben oltre la sua data di nascita (intendo quella anagrafica, poichè a ben vedere lo spirito di Ron è un archetipo universale che ha sempre pervaso il cosmo fin dalle sue origini), e precisamente all'identità di suo nonno materno: costui era un colonnello prussiano, ed è appunto questo progenitore che, mediante la figlia, trasmise anche al nipotino Ron l'inflessibile rigore caratteriale, l'inveterata austerità tetragona e lo stacanovistico zelo operativo che erano proverbiali nell'esercito prussiano. Cotanto nonno era un personaggio veramente importante (venerato in Pomerania, osannato in Renania, celebrato in Sassonia, magnificato in Vestfalia), tanto da essere considerato l'erede morale di Ottone di Bismarco (un coriaceo politicone che divenne poi un astutissimo banchiere, che riuscì a raddoppiare il valore del Marco coniandolo in monete d'ottone) e, negli anni Venti, dell'imperatore Hindenburgo (quel pachidermico pallone gonfiato che, nel colmo della sua boria, decise di andare in America a pavoneggiarsi, ma vedendo che là erano ancora più avanzati della sua Germania, la cosa gli bruciò così tanto che prese fuoco). Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, tuttavia, il nonno di Ron ebbe una condotta a dir poco ambigua ed utilitaristica, sintomo che le sue precedenti incrollabili certezze pangermanistiche erano ormai collassate: nella prima fase della guerra, quando la Germania di Adolfo Itlerodolfo sembrava invincibile, egli era fermo sostenitore della sua nazione; quando invece la situazione cominciò ad arridere agli Alleati, il nonnone prussiano, nel frattempo rimasto vedovo, prese baracca e burattini ed emigrò in Anglia insieme alla figlia ventenne, dichiarandosi di punto in bianco oppositore ideologico del regime nazista. E' bene precisare che i Britannici conoscevano bene il famoso nonno di Ron, e quindi erano poco convinti di questo improvviso ripensamento: fu così che Vistòne Ciurcillo in persona si prese la briga di andare alla frontiera litoranea delle bianche scogliere di Dovero per rivolgere un approfondito interrogatorio a padre e figlia, per appurarne le recondite intenzioni (potevano essere spie) e concedere loro o meno di accasarsi in Anglia. Dopo 15 ore di terzo grado, Ciurcillo capì che i due cercavano solo di rifarsi una nuova vita in un paese meno guerrafondaio: ebbero il permesso di trasferirsi nei sobborghi di Londra, a Vochingo, un paese di fondazione vichinga sempre circondato da una fitta cortina di nebbia. Là, dopo aver imparato l'Inglese con un corso della De Agostini, e perso il fastidioso accento teutonico, essi cominciarono ad essere progressivamente ben visti dai vicini, e si integrarono alla perfezione nella cittadinanza. La figlia del colonnello, di cui è superfluo menzionare il nome (ella fu solo un tramite biologico per la nascita di Ron), conobbe un bel giovanotto locale, che di cognome faceva Dennis (il suo nome di battesimo è altrettanto irrilevante), e lo sposò con rito anglicano. Pochi anni dopo la fine del conflitto mondiale, e precisamente il 1° giugno 1947, a Vochingo, in completo accordo con un'antica profezia celtico-normanna, venne così alla luce, in un giorno di burrascosa eclissi totale, Ron Dennis. Il nome di battesimo fu scelto proprio dal suddetto nonno, con  la specifica intenzione che assomigliasse il più possibile ad un ruggito, per ricordare e celebrare, a ciascuna pronuncia, i "leoni di Prussia", metaforico epiteto riferito ai prodi soldati dell'esercito prussiano.   Dell'infanzia del piccolo Ron non vi sono molte testimonianze, e lui stesso non ha mai voluto parlare dell'argomento: ma sembra, ma un dossiero del KGB, che egli giocasse sempre solo, e soltanto col meccano. Fonti non ufficiali riportano che Ron, nei primi anni, fosse ritenuto muto, e che abbia detto la sua prima parola solo a 5 anni: essa era "carburatore". Durante la fanciullezza Ron non legò mai con altri bambini; si divertiva invece a perseguitare un anziano vicino di casa giocandogli scherzi demoniaci e rovinandogli la casa: reinterpretando liberamente questo lato pestifero di Ron, che lo condusse ad essere una vera minaccia, negli anni Novanta il Cinema omaggiò il passato remoto del nostro beniamino con il film Dennis la minaccia, quello con Valter Matteo. Ma il piccolo Ron, fortemente chiuso in sè, asociale, scontroso ed interessato solo alla meccanica, sembrava avere seri problemi relazionali, che il suo premuroso padre cercò di curare ricorrendo ad un rimedio da sempre considerato potente e versatile: lo sport. Fu così che Ron e suo padre cominciarono a giocare a tennis: in breve si scoprì non solo che al giovane tiranno quello sport piaceva, ma anche che era destinato a diventarne un fuoriclasse, tanto da cambiare il suo cognome in "Tennis" (alla consonante palatale debole "d", che a Ron non era mai piaciuta proprio per la sua fiacca debolezza fonetica, si sostituì la più perentoria palatale forte "t"). Dopo intensi pomeriggi di allenamenti e tornei estenuanti, suo padre lo portava nel vicino bar Davis e ordinavano dei panini con la coppa: nacque così, grazie alla bravura di Ron e a quell'immarcescibile affettato servito in quel mitico bar, la celeberrima Coppa Davis che da decenni avvince tutto il mondo del tennis. Ron divenne in breve il più grande tennista del mondo, titolo che detiene tuttora (basti pensare che nel 2009 si esibì da solo in un doppio contro Ruggero Federero e Raffaello Nadallo, e stravinse ridicolizzandoli, lasciandoli a 0), anche se la Federazione Internazionale del suddetto sport lo ha recentemente pregato di astenersi dallo scendere in campo contro i nuovi campioni e sbaragliarli, in quanto la sbalestrata gioventù odierna e quella futura hanno e avranno sempre più bisogno di credere in nuovi fuoriclasse che siano modelli di comportamento. Il primo e vero interesse di Ron, per giunta, era sempre stato e tuttora rimane la meccanica, pertanto, dopo la fulminante consacrazione tennistica - ottenuta una volta e per sempre - egli tornò ad interessarsi solo di meccanica razionale, passando, in pochi anni, da apprendista meccanico a capo meccanico di importanti compagnie motoristiche. Nel 1971 egli fondò una scuderia di Formula 2, chiamata La Corsa delle Rondelle, dopodichè, non pago di quella, ne cambierà quasi una all'anno fino al 1980, quando sempre a Vochingo, commemorando il suo inveterato mito Bruccio Mc Ladren (pilota e ingegnere di auto da corsa) nel decennale della sua morte, Ron decise di eternare il nome dell'eroe fondando la Mc Ladren Internazionale, che voleva essere innanzitutto una furiosa nemesi verso il crudele destino beffardo che recise tragicamente il filo vitale di Bruccio a soli 34 anni, durante una delle sue gare. Ron, rivolgendo anatemi solfurei alle Parche, giurò di vendicare Bruccio ad ogni gran premio, ed è per questo che la Mc Ladren deve, per ordinamento costitutivo, essere infallibile; deve anche essere tetragona e tenebrosa, giacchè incarna una sorta di minaccia funerea verso la crudeltà del destino. Ebbene, da allora Ron e la sua Mc Ladren raccolsero trionfi a vagonate; dopo un'infinità di riconoscimenti, premi  e medaglie d'oro, nel 2000 a Ron furono conferiti, per i suoi meriti sportivi ed industriali (per il suo insuperabile contributo in campo automobilistico e per essere di fatto assurto a supremo ambasciatore della Gran Bretagna), persino una plurilaurea honoris causa in  Ingegneria Meccanica, Ingegneria dei Materiali ed Ingegneria Ambientale, ed il titolo onorifico di Comandante dell'Ordine dell'Impero Britannico. E pensare che suo nonno e sua madre erano crucchi! Ebbene, il nostro Ron, giammai vetusto ma già da anni onusto di gloria, ha pensato bene, nel 2009, di lasciare (teoricamente) il comando della scuderia a qualche giovane cresciuto nel suo vivaio meccatronico, e di occuparsi, in qualità di presidente del gruppo Mc Ladren, delle auto stradali. In realtà è sempre lui che muove i fili della scuderia, e non potrebbe essere altrimenti. Per la scelta del suo successore al comando della scuderia Ron aveva a disposizione un folto manipolo di tecniconi iperqualificati, ma nessuno di essi sembrava essere spinto da quella specie di insopprimibile anelito battagliero e vendicativo, quel sacro fuoco motivazionale della competizione fino alla morte (anzi, oltre la morte), quella volontà di annichilimento di tutti gli avversari, a partire dal Destino beffardo e dall'Errore per arrivare alle varie scuderie di turno: insomma, nessuno dei candidati - acquiescenti ed imbelli ingegneroni meccatronico-cibernetici - sembrava un ardimentoso condottiero che mettesse davanti a tutti i tecnicismi di sorta la schiacciante vittoria volta a vendicare il fondatore Bruccio Mc Ladren, cosa che era l'originario spirito della scuderia, come detto. Ma un giorno, sorprendentemente, dal loro ignavo novero spuntò fuori una personalità bizzarra, una virilità strabica che non era un genio della meccanica ma che aveva le idee chiare e lo spirito battagliero: si trattava di Martino Wittimarcio. Egli, nel suo discorso di autocandidatura, impressionò Ron e tutti gli altri con queste parole: "Ciurma Mc Ladren, massa di indomiti bucanieri a me cari più della mia stessa esistenza mortale, volete fare marcire tutti i nostri avversari, dal primo all'ultimo? Volete sbudellare il rognoso Destino Beffardo? Volete fare dell'Errore cibo per vermi? Volete inzaccherare la Ferrari, ricoprire di muffa la Red Bullo, far sparire la Renolta sotto le ragnatele, versare letame sulla Merdedes, lanciare uova marce sulla Guglielmi, mandare in malora la Forza India? Io sono l'uomo giusto per farlo." Ron, fulminato in senso positivo, non esitò a conferirgli, mediante solenne investitura e giuramento sulla tomba di Bruccio, la carica di feldmaresciallo Mc Ladren che ora detiene con orgoglio. Ma Ron rimane comunque il nostro supremo riferimento, e quando non è occupato a promuovere le vetture stradali o quando non si ritira nella sua tetra Torre di Carbonio, continua a circolare nei nostri stabilimenti e a sorvegliare i ritmi di produzione e assemblaggio delle tayloristiche catene di montaggio mediante il fedele cronometro Taggo Euero, a cui gli tutti gli orologi atomici del mondo fanno imprescindibile riferimento. Si dice anzi che il moto di pianeti, stelle e galassie si adegui alle tempistiche di quel sovrumano cronometro ed orologio. In ogni caso, persino Ron sta lentamente invecchiando, e nella sua tetragonia si sono spesso viste delle crepe: ultimamente sorride un po' troppo spesso (più di una volta all'anno) e ha fatto bislacche concessioni di permessi speciali ad un paio di ingegneri, quando i loro genitori anziani sono morti. Inoltre, c'è qualche piccola cosa di cui Ron non riesce più ad avere il controllo assoluto (non era mai accaduto niente di simile da quando aveva 3 anni), come ad esempio certi nuovissimi marchingegni informatici e certe mefistofeliche diavolerie relative ai cellulari. A questo proposito racconterò, per concludere in bellezza, un bizzarro e simpatico aneddoto avvenuto circa una settimana fa. Era lo scorso lunedì mattina, e Ron si aggirava nervosamente per i corridoi degli uffici Mc Ladren senza parlare con nessuno, come avesse un rovello segreto che lo teneva sulle spine; io e Wittimarcio eravamo in una saletta ristoro lì vicino, a prendere un caffè. All'improvviso arriva un dirigente della Vodafòne, venuto, come ogni anno, per concordare nei dettagli le clausole più recondite del contratto di sponsorizzazione che abbiamo con loro: io gli feci una profonda genuflessione, e Martino Wittimarcio gli lucidò solertemente le scarpe con la lingua. Tra l'altro egli aveva portato un carico di nuovi cappellini Vodafòne rosso vermiglione, per i quali Gensone Bottone va letteralmente matto. Ron, una volta avvistato l'illustre ospite, senza fare tanti convenevoli gli disse, in formale ed ossequioso gergo britannico, "Veh, vin chè n'atim", e accompagnò le parole con un eloquente gesto della mano che lo invitava a seguirlo. Temendo che Ron volesse scorticare l'ambasciatore, io e Martino lo scortammo fin nell'ufficio di Ron, il quale poi ci tranquillizzò sulle sue intenzioni, dicendoci nel contempo che potevamo rimanere perchè potevamo essere utili. Ecco il problema che affliggeva Ron, e che quest'ultimo sottopose alla telefonica perizia del dirigente Vodafòne: la sera prima, Ron aveva ricaricato di 10 sterline il credito esaurito del suo cellulare, usando una carta prepagata Vodafòne, ed aveva avuto la conferma automatica che l'operazione era andata a buon fine. Aveva poi spento il cellulare, l'aveva riposto in cassaforte, ed era andato a dormire (altro segno di cedimento senile di Tennis, che dalla nascita fino al 2008 non aveva mai sentito il bisogno di dormire). Aveva riacceso il cellulare solo l'indomani mattina, appena giunto in ufficio (e quindi solo un'ora prima di quel colloquio), e aveva provato a telefonare, scoprendo con indicibile sgomento che il credito era di nuovo esaurito. Ron non sapeva darsi pace per questo inspiegabile mistero. Il dirigente Vodafòne, mettendo le mani avanti, precisò di essere un managero esperto di finanza, non un tecnico esperto di quei problemi, e che molte volte, addirittura, preferiva telegrafare, inviare telegrammi o fare i segnali di fumo piuttosto che usare il telefonino e farsi spennare dalla sua stessa compagnia. Tuttavia, armato di indefessa buona volontà, chiese a Ron di fargli vedere il telefono, poi chiese di poter usare un computero per collegarsi al sito della Vodafòne. Dopo alcuni passaggi, comparì una schermata che rivelava qualcosa di molto strano: al numero di Ron risultavano addebitati 5 abbonamenti a suonerie polifoniche, per il costo di 2 sterline ognuna: e tali addebiti, di solito, avvenivano il primo giorno della settimana. Ecco svelato il mistero dell'esaurimento del credito: ma Ron, con volto allibito ed incredulo oltre ogni limite umano, sosteneva di non saperne nulla, e pensava che qualcuno gli avesse giocato un brutto scherzo, affibbiandogli quei servizi in abbonamento. L'omacciòne Vodafone, per curiosità più o meno legittima, propose di sentire quelle famigerate suonerie che erano l'oggetto del contendere; Ron, un po' contrariato ma non molto deciso, bofonchiò che era inutile ed irrilevante sentirle, e bisognava invece indagare senza indugio sul colpevole di quel misfatto e recuperare tassativamente le dieci sterline, con i dovuti interessi ed un congruo risarcimento per la perdita di tempo ed il disturbo. Ma alla fine, poichè anche io e Wittimarcio eravamo dell'idea di ascoltarle, le sentimmo. Con nostra suprema sorpresa, nell'ufficio tetragono di Ron risuonarono, nell'ordine, le ariose e spensierate sigle dei celebri cartoni animati Heidi, I Puffi, Sailor Moon, Candy Dolce Candy e Mila e Shiro, due cuori nella pallavolo. Durante quelle sigle noi tutti ci guardammo l'un l'altro: io, Wittimarcio e l'uomo Vodafòne eravamo esterrefatti, ma avevamo una fortissima voglia di ridere a crepapelle, ma ci trattenevamo perchè cedere all'ilarità al cospetto di Ron implica una punizione con atroci torture, se non il licenziamento. Ron aveva un faccione sempre più allibito, e gli occhi sgranati gli stavano letteralmente per cadere fuori dalle orbite oculari. Ma cominciava a sembrarmi un'espressione troppo ostentata, troppo plateale: mi venne il sospetto che Ron volesse ingannarci con una invereconda commedia, mentre in realtà era stato proprio lui ad abbonarsi a quelle scanzonate suonerie, cercando però di farsi rimborsare l'esborso a dir poco esoso. E allora, la mia indiscussa genialità partorì in tempo reale uno stratagemma diabolico per appurare se l'espressione di Ron era genuina o artefatta: mi chinai facendo finta di dovermi riallacciare una scarpa, e quando fui abbassato, gettando lo sguardo al di là della paratia della scrivania, osservai i piedi di Ron: ebbene, il suo piede destro stava sbarazzinamente battendo su e giù al ritmo della sigla di Heidi, in una subliminale ammissione di colpevolezza per me incontestabile. Eh Ron, caro Ron, resterai uno dei più arcani misteri dell'universo...

20:43 Scritto da: luigi-amiltone in motori | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ron tennis, vochingo | OKNOtizie |  Facebook

27/01/2011

A pranzo da Ron

Giacchè la stagione non è ancora iniziata, continuerò a trattare argomenti di contorno, definizione quantomai appropriata per questo racconto imperniato su un pranzo memorabile. Luigi Amiltone è indubbiamente un astro di prima magnitudine, quindi, come nel più glorioso dei catasterismi, la sua degna ubicazione sarebbe nei fatati firmamenti siderei, e non certo fra i banausici mortali; ma è pur vero che anche le stelle devono giocoforza mangiare, e pertanto mostrerò Urbi et Orbi come sia breve il passo da "astronomia" a "gastronomia" (basta apporre una "g" davanti!). Ebbene, dovete sapere che ogni anno il nostro torvo Ron Tennis designa, a turno e senza riconferme (quanto è democratico!), un dipendente Mc Ladren che si sia particolarmente distinto durante la stagione, tanto da potersi definire "l'uomo Mc Ladren dell'anno" (sempre dopo Tennis): a questo inclito prescelto si concede l'onore di un pranzo ufficiale con Ron, nella sua esclusivissima e tetragona Torre di Carbonio. Essa è un'avveniristica e gigantesca (925 metri di altezza) struttura vertical-verticistica realizzata interamente in nerissima fibra di carbonio, dove Ron si apparta sia per controllare dall'alto la sterminata e formicolante sede Mc Ladren di Vochingo, sia per isolarsi dal tramestio dei mortali e parlare a tu per tu con Odino e gli altri dei della sua mitologia nordica. Ovviamente la torre è interdetta a chiunque, eccezion fatta per il tuttofare di fiducia di Ron e, una volta all'anno, per il predetto invitato speciale al gran pranzo. Ebbene, nel 2008, quando vinsi il mondiale, inspiegabilmente Ron non mi chiamò, preferendomi il mio ingegnere di pista, che a dire la verità passa tutto il tempo a girarsi i pollici, perchè io faccio tutto da solo, ed egregiamente. Ron mi disse comunque di non prendermela, perchè il mio turno sarebbe venuto presto. Nel 2009 l'invitato fu, ancora più a sorpresa, Martino Wittimarcio; a dicembre 2010, finalmente, è arrivato il mio turno.  Io ero emozionatissimo già dai preparativi, e soprattutto volevo fare al monarca un'impressione ancora migliore di quella solita...la Pussicatta voleva consigliarmi come vestirmi, e sosteneva che l'abito più adatto fosse l'elegante vestito dei fumatori sassòni (lo smochingo, che fa rima con Vochingo), naturalmente nero, per essere in armonia col colore della torre e con le preferenze di Ron. Io, invece, decisi che l'abito più adatto, sempre nero naturalmente, era il fracco: non solo perchè speravo che quell'incontro personale mi avrebbe fruttato un cospicuo aumento (e dunque un fracco di soldi in più), ma anche perchè, indossando il cilindro, avrei alluso, con una pregnante e sofisticata metafora, ai cilindri dei nostri sovrumani motori, e certamente Ron avrebbe apprezzato tale intento analogico. Agghindato di tutto punto, dunque, mi incamminai, baldanzoso ed euforico, verso la torre di Carbonio. Nel cortile esterno, approfittando della bella giornata (il cielo era color catrame ma non pioveva), buona parte della squadra stava festeggiando prosaicamente la fine dell'anno con una delle solite grigliate dozzinali per palati rudimentali: c'erano gli ingegneri, i meccanici, Gensone Bottone e Martino Wittimarcio. Quest'ultimo, da buon capo, pretendeva che la colorita ciurma iniziasse con l'assaggiare lo zampone che lui stesso aveva portato, ma tutti rifiutarono con decisione. Martino, allora, cercò di circuire e convincere Bottone, la mente più fragile fra i presenti, a mangiare la pietanza, piagnucolando ad arte "almeno tu, ragazzo mio, fammi contento...", finchè Bottone, ingenuo e sprovveduto, finì per accondiscendere. Ma già dopo il primo boccone Gensone sentì sorgere in lui un irrefrenabile urto di vomito: si piegò in due e rigurgitò tutto ciò che aveva nello stomaco, in una scena ripugnante. I meccanici, preoccupatissimi, chiesero seccamente a Martino che data di scadenza avesse quello zampone, e lui rispose "scade a gennaio, mi sembra", e indicò la scatola che conservava l'alimento. Un meccanico la prese e lesse testualmente: "Da consumarsi entro gennaio 1980"; dopodichè la strappò e la buttò per terra rabbiosamente. Non era la prima volta che qualcuno vomitava l'anima per colpa delle derrate alimentari scadute portate sistematicamente da Wittimarcio. Io, che avevo assistito alla scena, cercai di calmare gli animi e stemperare la tensione pavoneggiandomi e dicendo: "Io sì che vado ad un vero pranzo d'elite: sono invitato da Ron...altro che la vostra grigliata plebea". Quasi tutti mi guardarono esterrefatti, comprendendo la portata dell'onore che avevo; soltanto Martino, che era stato a mangiare da Ron l'anno prima, sembrava non invidiarmi per niente: ma non disse una parola, giacchè vige la norma del tassativo silenzio riguardo al pranzo annuale alla Torre di Carbonio, nulla deve trapelare, pena il licenziamento dall'alma mater Mc Ladren, che per tutti noi è assai peggio della morte. Ebbene, lasciai quei camerati alle loro gozzoviglie di bassa lega coi salsicciotti bruciacchiati o mezzi crudi, e suonai il campanello della Torre di Carbonio: ne derivò uno scampanio più solenne ed assordante di quello del Grande Ben, il campanile simbolo di Londra. La porta si aprì automaticamente, e salii sull'ascensore rapido, provviso di kers e dotto "F": in 2 secondi e 461 millesimi (secondo cronometro Taggo Euero) arrivai in cima, ed entrai in un vestibolo dove Bruccio, tuttofare di Ron, mi attendeva per annunciarmi al nostro imperatore. Lo fece, e Ron gli rispose di farmi entrare nel salone da pranzo. Così facemmo, e mi trovai in un lussuoso stanzone semibuio, con le finestre oscurate e un fioco lampadario centrale dalle lampadine a dir poco affumicate. La luce che ne derivava era a dir poco bruna, e mi permetteva soltanto di scorgere i contorni del sottostante tavolone nerastro da pranzo, uno di quei tavoli massicci e dalla lunghezza esagerata, come quelli dei vecchi castelli: era lungo come minimo 10 m. Improvvisamente sentii il rauco vocione di Ron, proveniente da una estremità del tavolo, darmi un austero benvenuto (l'austerità è il massimo livello di cordialità a cui Ron si sia mai spinto), e chiedermi se mi trovavo a mio agio. Io, timidamente, dissi che riuscivo a malapena a vederlo, vista la densa semioscurità. E Ron, deluso: "credevo che anche tu, come me, fossi un uomo illuminato, la cui chiaroveggenza platonica potesse facilmente supplire all'oscurità fisica, che è un igienico schermo alle facili euforie eudemonistiche della luce; invece, come gli altri, in questa stanza brancoli nel buio." Io, intimorito da quella constatazione che sapeva di rimprovero, cominciai a ripetere il ritornello che in Mc Ladren ci hanno insegnato ad usare nei riguardi del monarca, ossia il deferente "Come dici tu, Ron". Egli, allora, ordinò al fidato inserviente di aprire tutte le finestre, in modo che l'ambiente potesse godere di una illuminazione normale. E la luce fu (se avessi detto "Fiat lux" avreste tutti pensato ad un nuovo modello lanciato da Marchionne...e parlare della Fiat alla sede Mc Ladren è un'eresia di terzo grado): potei allora contemplare Ron in tutta la sua sfolgorante tetragonia, e vedere meglio la gran tavolata, ove piatti e posate erano rigorosamente d'argento, in omaggio al mito delle Frecce d'Argento ed al nostro circuito di casa, quello del Sasso d'Argento. Il padrone di casa, intanto, ritrattò parzialmente quello che aveva detto prima su di me: "Forse è soltanto la tua congenita ipermelaninicità che ottenebra la tua visione, rendendoti simile agli altri: ma se non fosse per questo saresti chiaroveggente quanto me". E io: "Come dici tu, Ron". Dopo avermi fatto accomodare all'altra estremità di quello smisurato tavolone, il tetragono fece segno a Bruccio di portarmi il menu, e io lo lessi bramosamente: notai che non c'erano gli antipasti...per fare un po' il fenomeno finsi di rimproverare Ron per questa mancanza, e lui, capendo l'intento scherzoso, replicò che, come avrei dovuto sapere, alla Mc Ladren si passa subito al sodo. Feci ammenda con un profondo inchino: questa volta ero stato colpito e affondato. Continuai a leggere il menu, non badando più alle inezie che mancavano, ma alle prelibatezze che c'erano: per primo un italianissimo (!?!) tris di pasta con "fusilli alla carbonara", "ruote al pomodoro" e "spaghetti in bianco"; poi un succulento "arrosto con purée", e "polenta con salsicce"; per dessert una bella "zuppa inglese" e "rotelle di liquirizia", poi "frutta", "sorbetto" e "caffè". "Un banchetto veramente principesco" dissi a Ron. Il satrapo di Vochingo iniziò poi a farmi un discorso sibillino riguardo a questo grande pranzo annuale, rivelandomi in pratica che esso aveva precisi intenti didattico-formativi e dimostrativi, e serviva ad esplicitare al meglio quella che era la ferrea filosofia Mc Ladren, che al di là di sterili e banausici tecnicismi meccanicistici si fondava su due assiomi di carattere generale: 1) Ron, unico ed insuperabile archetipo dell' "uomo Mc Ladren", è un uomo d'acciaio. 2) Siamo ciò che mangiamo.     Io pensavo che queste parole andassero intese metaforicamente, come avviene per la maggior parte dei discorsi di questo tenore: ma quel pranzo memorabile mi avrebbe sorpreso non poco. Ron, impaziente di assaporare le luculliane pietanze, emise un minaccioso ruggito (tetragono equivalente della dozzinale prassi del battito di mani per sollecitare le portate), e Bruccio cominciò solertemente a portare in tavola le vivande. Ovviamente la precedenza spettava a Ron, nel galateo Mc Ladren: vista la notevole distanza non riuscivo a vedere nitidamente la pasta che Bruccio stava servendo al suo zar britannico, ma nell'aria si era già sparso un profumino delizioso. Arrivò finalmente il mio turno, e Bruccio venne a servirmi con reverenza e dedizione il tanto atteso tris di primi all'italiana: mi porse tre vassoi d'argento contenenti rispettivamente i "fusilli alla carbonara", le "ruote al pomodoro" e gli "spaghetti in bianco", porgendomi poi anche una bottiglia d'olio e una vaschetta di formaggio grattugiato perchè potessi condire a piacimento questi ultimi. La prima impressione era molto positiva, ma poi aguzzai la vista e rimasi tra lo sgomento e l'allibito: nel primo vassoio c'erano molle e viti d'acciaio di varie dimensioni, condite (e quindi ricoperte) con nerissima polvere di carbonio e grafite grigio scura; nel secondo c'erano dei cuscinetti a sfera, sempre d'acciaio, ricoperti da rutilante ossido di ferro e carminia polvere di minio; nel terzo dominava un'intrico di fibre ottiche; la bottiglia d'olio conteneva lubrificante minerale, e quello che sembrava formaggio grattugiato era invece sapone di marsiglia grattugiato. Rimasi pietrificato. Dopo avermi servito, Bruccio mi diede di soppiatto, cercando di non farsi vedere da Ron, un grosso sacco di plastica: intuii al volo che avrei dovuto riversare furtivamente lì dentro tutta quella robaccia metallica che dovevo fingere di mangiare.  E Ron pretendeva che l'ospite non lasciasse nemmeno una briciola di ciascuna portata. Non rimaneva altra scelta che fare buon viso a cattivo gioco, cosa a cui mi ero abituato fin da piccolo, e strategia che mi ha permesso negli anni di uscire con successo da situazioni che a priori sembravano disperate. Mi sistemai così il sacco sotto la tuta e, fingendo di mangiare normalmente, lo riempii via via con tutta quella minuteria meccanica: la mia fortuna era appunto la notevole distanza che mi separava da Ron, il quale - all'altro capo di quello smisurato tavolone  di ebano - non poteva vedere chiaramente se mi portavo le posate alla bocca o al colletto della tuta, sotto cui c'era l'imboccatura del sacco. Ma il tetragono mi chiedeva un parere su ogni piatto, cosicchè dovetti un po' arrampicarmi sugli specchi ed inventare mirabolanti descrizioni di aromi e retrogusti che potessero soddisfarlo, evitando ovviamente il banale e pretestuoso commento sull'onnipresente sapore metallico. Finiti i primi, Bruccio fu lesto a servire quello che sul menu era chiamato "arrosto con purée": l'arrosto era in realtà un grosso motore Merdedes a otto cilindri del 2009. Ron ordinò a Bruccio di staccargli i due pistoni che sembravano più succulenti, esattamente come si fa con le cosce di pollo, mentre a me vennero riservati due dei pistoni più malandati. Ci armeggiai dieci minuti con il coltello d'argento per fingere di voler sminuzzare quelle "carni metalliche", dopodichè Ron riconobbe che forse sarebbe stato meglio usare la fiamma ossidrica e ne fece portare due dal fedele cameriere. Pur con qualche difficoltà, riuscii comunque a infilare anche quei due pistoni nel sacco che avevo in grembo, che cominciava a pesare. Il purée sembrava autentico, provai ad assaggiarlo, accorgendomi subito dopo che si trattava in realtà di schiuma di poliuretano espanso: ci misi un po' prima di ripulirmi la bocca da quella schifezza e vuotare tutto nel sacco. Sulla tavola non c'era pane, ma avvistai dei pacchetti di crackers che sembravano assolutamente autentici, sia al tatto che alla vista: provai a masticarne uno e mi resi subito conto che si trattava di tavolette di compensato sottile sforacchiate a intervalli regolari, proprio come i veri crackers: altra fregatura. Frattanto, poi, Bruccio aveva portato tutta una serie di condimenti e formaggi. C'era, ad esempio, una ciottola di presunta farina e una di presunto lievito in polvere, che Ron mi aveva consigliato di versare sull'arrosto senza ottenere però il mio consenso: riconobbi che erano rispettivamente segatura e minuti trucioli di legno; c'era poi una specie di stracchino, che scoprii essere un panetto di silicone raggrumato, e alcuni ammassi informi di colla vinilica rappresa simulavano delle mozzarelline. In breve finì tutto alla rinfusa dentro al mio saccone pigliatutto. Era il turno della polenta con le salsicce: appurai senza fatica che si trattava di un pannetto di gommapiuma gialla con sopra dei bussolotti di terracotta; anche questa saporita pietanza finì di nascosto nel sacco, che ormai pesava una cinquantina di kg, pieno com'era di quel tripudio di ferramenta, falegnameria e materie plastiche...ma non era ancora finita. Fortunatamente Ron sembrava non essersi assolutamente accorto di tutte quelle mie manovre furtive...ed io ero sicuro che lui stesse a sua volta facendo la stessa pantomima con un sacco analogo al mio, sempre contando sul fatto che la nostra lontananza ci impediva di tenerci accuratamente d'occhio l'un l'altro. Ero convinto che Ron volesse ingannevolmente mettere alla prova il mio coraggio, simulando di mangiare il metallo per far sì che io, emulandolo, lo ingoiassi sul serio dimostrando la mia incrollabile determinazione e sprezzo del pericolo; ma a me sembrava di starlo a mia volta imbrogliando, usando la sua stessa tattica. Ad ogni modo, la farsa doveva continuare. Nell'attesa dell'arrivo del dessert, mi versai alcuni bicchieri delle varie bevande che avevo sul tavolo, e che fino ad allora non avevo toccato: i loro colori, che andavano da tinte ambrate a cromie più rossastre, erano simili a quelli di birra, vini, whiskhy: ma in breve scoprii olfattivamente che si trattava di trementina, gasolio, cherosene, e altri derivati petroliferi. Ron, indicando un bottiglione con una bevanda scurissima, mi chiese se gradivo del chinotto: io annuii e feci finta di berlo, riversandolo nel sacco, che fortunatamente era impermeabile. Comprendendo al volo che si trattava di petrolio, assicurai a Ron che quel tipo di chinotto piace molto anche al nostro detestato rivale Cristiano Oronero: Ron, con una smorfia di medio disgusto (che secondo i suoi parametri corrisponde ad un ironico sorriso), riconobbe che avevo ragione. Arrivò finalmente la zuppa inglese, che però non assomigliava per niente al classico dolce: era invece uno scialbo brodino con dentro della cosiddetta "pastina", che in realtà era un ammasso eterogeneo di rondelle e dadi meccanici di dimensioni medio-piccole. Il brodo ovviamente era di lubrificanti minerali assortiti...Tennis mi chiese come trovavo quella zuppa, ed io gli risposi che era l'alimento più sublime che un palato terrestre poteva assaporare, e fu assai soddisfatto del mio giudizio. Bruccio portò il secondo dolce, ossia le "rotelle di liquirizia", per le quali da piccolo andavo matto (una volta ne mangiai talmente tante che il mio babbo Antonio riconobbe nel mio colorito un cospicuo incremento melaninico); anche quelle sembravano autentiche, e invece, come scoprii dopo averle addentate, erano fatte con vecchi pneumatici del Ponte di Pietra...ulteriore delusione. Tutto finì occultamente nel sacco, che era ormai quasi pieno e pesantissimo, ma venne poi il turno della "frutta". Si vedeva chiaramente che arance e mandarini erano delle semplici palline di plastica arancioni, ma la cosa strana è che le banane avevano una buccia assolutamente autentica e genuina; allora ne sbucciai una, e vedendola normalissima ne inghiottii un pezzo, ma ancora una volta rimasi fregato: era di nuovo schiuma di poliuretano espanso giallo, e mentre ne sputavo i pezzetti in quel borsone di spazzatura che ormai mi soffocava, la mia anima cominciava a maledire Ron. Inutile dire che il successivo sorbetto era liquido refrigerante per radiatori tenuto per giorni in freezer e scongelato da pochi minuti...eravamo giunti all'ultimo supplizio, quello del "caffè". Ron ordinò a Bruccio di portarmi il barattolo con la polvere del "caffè", per farmene sentire l'aroma sopraffino: il profumo non era male, ma mi resi conto che era polvere di carbonio, non di caffè. Quando la scura bevanda mi venne servita in tazzina, Bruccio mi porse anche una zuccheriera: neanche a dirlo, dentro c'era della polvere di gesso che doveva scimmiottare lo zucchero. Non esitai ad abbondarne, per dare un degno finale a quella farsa di pranzo e fare felice Ron. Riuscii a versare anche quel falso caffè nel saccone, che era lì lì per straripare, poi mi alzai a fatica, sollevando un peso di circa 70 kg di ferraglia, legno, plastica e materiali vari assortiti, senza dimenticare quegli immondi liquami petroliferi. Il mio sovrano notò che ero goffo ed appesantito, ma lo ritenette naturale, ed anche lui sembrava ugualmente gravato. Era ormai giunto il momento di accomiatarmi a tornare ai piani bassi, fra i mortali, quando vi fu un colpo di scena: mentre si alzava da tavola con sommo sforzo, i vestiti di Ron si squarciarono per l'ingente aumento volumetrico del suo addome; io, pensando che fosse stato il peso del suo sacco, cominciai a dire: "Eh, Ron, quel sa...", arrestandomi appena in tempo quando, vedendo la canottiera di Ron lacerarsi lasciando a torso nudo quel fustacchione, ebbi la prova che Ron non aveva usato nessun sacco, ma aveva ingoiato tutto. Allora ripresi la frase, correggendomi provvidenzialmente in "Eh, Ron, quel sano pranzetto ha risvegliato l'ipertrofia dei tuoi addominali scultorei"; e Ron, lanciando anatemi al Creato, si lamentava di come anche quest'anno, nonostante apposite cerchiature di rinforzo in fibra di carbonio dei suoi vestiti, essi non avessero retto. Ma cambiando argomento, il monarca disse: "Ora capisci perchè si dice che sono un uomo d'acciaio, e la verità del proverbio secondo cui siamo ciò che ingeriamo". Relativamente sconvolto e appesantito dal carico, mi congedai da Ron con una profonda genuflessione, poi ridiscesi l'ascensore iperveloce della Torre di Carbonio e, uscendone, ritrovai l'allegra combriccola della grigliata: quest'ultima, dopo quel passo falso iniziale, era stata un vero trionfo dei sapori e del buonumore. Vedendomi, mi si pararono tutti davanti a bocca aperta, con mistica devozione, come fossi una teofania: vedendomi notevolmente gonfio a livello dell'addome, mi invidiarono per quella che secondo loro doveva essere stata un'abbuffata sovrumana. Se avessero saputo che invece ero io ad invidiare loro...L'unico che rimase lucido e disilluso fu proprio il maleodorante Martino Wittimarcio, reduce dall'analoga esperienza dell'anno prima: lui mi guardò con aria di solidarietà e comprese immediatamente che sotto la tuta tenevo il saccone stracolmo. Con un pretesto mi indicò dunque di andare in un certo box, dove capii che avrei potuto disfarmi del mio greve fardello, e così feci. Ebbene, quella è stata la prima volta in cui io, astro di firmamenti sublimi, ho veramente invidiato il triviale mondo dei comuni mortali e i loro semplici piaceri di vita.

23:12 Scritto da: luigi-amiltone | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ron tennis, luigi amiltone, abbuffata | OKNOtizie |  Facebook

25/01/2011

Fotoalbum

Prima di  rituffarmi a capofitto nella spasmodica frenesia preparatoria per questa nuova stagione, mi sono concesso, durante un rutilo tramonto britannico, una rasserenante passeggiata lungo l'alberato viale dei ricordi, rispolverando gli album fotografici che raccolgono ed eternano - nell'aere cobalteo dell'incipiente crepuscolo - i dorati ed aulenti frammenti fatati del mio lustro passato. Superato il momento delle calde lacrime nostalgiche, che prima mi hanno solcato le madide gote, mi accingo e mi appresto a divulgare Urbi et Orbi, come supremo gesto di generosità verso il derelitto genere umano dei nostri tempi corrotti, quei sacri fotogrammi pregni di empirea felicità ed iperuranica beatitudine.

Beccatevi queste!

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 Eccomi qua, ai miei albori guiderecci: a 6 anni, come dice la leggenda, mio papà Antonio vendette la mia pelle e la mia fragile vita al tetragono Ron, che mi mise immediatamente su un karto. All'inizio mi affibbiarono un orrendo casco scarlatto d'ordinanza - tra l'altro pieno di pidocchi e forfora - e mi dissero di fare buon viso a cattiva sorte: è per questo che in questa foto sorrido così platealmente...comunque sia, non ero irresistibile?

 

 

 

 

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Inutile precisare che in pochi giorni, grazie a metodi spicci e persuasivi, riuscii ad ottenere un bel casco giallo, progenitore di quello odierno. Si noti anche lo sguardo intenso e magnetico che avevo già a quei tempi, e che costituiva uno dei più marcati prodromi della mia innegabile figaccioneria.

 

 

 

 

 

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 In quegli anni, oltre che a stravincere sui karti (senza inkartarmi), esercitavo anche un dominio indiretto nell'ambito della F1: durante i gran premi telecomandavo gli eroi della Mc Ladren di allora, ossia Alano Prosto e Airtone Senna, ed è per questo che vincevano sempre.

 

 

 

 

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 Eccomi, anni più tardi, in veste di giovane eroe delle formule minori. Allora non mi rendevo conto di quanto fosse infamante portare il marchio della Renolta sulla mia tuta (che orrore, l'hanno portato anche Nelsinnio Picchetto, Nandino e Vitalino Petrovo!), ma oggi non nascondo che sono stato tentato, prima di postare questa foto, di cancellare la scritta con Fotoscioppo. Ma alla fine ha prevalso la mia onestà cristallina, la mia trasparenza assoluta...

 

 

 

 

 

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 Già a 18 anni io mi sentivo pronto al grande balzo in F1, ma Ron Tennis nicchiava, dicendomi: "Non sei ancora abbastanza freddo". In effetti, il giorno che mi diede questa risposta avevo la febbre a 40, e pensavo che il motivo fosse quello. In seguito capii invece che era una questione di mente e di nervi, e aspettai di maturare ancora. Un bel giorno, alla fine del 2006 (e quindi a quasi 22 anni), mi risvegliai con un piglio ferreo, cinico e glacialmente risoluto: ero diventato quello che in dialetto sassòne si chiama un "cyborg", e questa foto lo testimonia. Mi presentai da Ron, senza dire una parola: lui, dopo una breve occhiata tetragona, sentenziò lapidariamente: "Sei pronto". Fu così che mi gettò nella mischia, col preciso scopo di massacrare tutti i miei avversari.

 

 

 

 

 

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 Un combattente del mio calibro, ovviamente, deve sempre guardarsi dal "Lato Oscuro della Forza": dato che sono di origine caraibica, per i miei duelli con la mia controparte tenebrosa ho sempre scelto armi e ambientazioni più consone a quelle degli antichi pirati dei Caraibi, piuttosto che i fantascientifici set spaziali tipo Guerre Stellari.

 

 

 

 

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Alla fine ha sempre prevalso il mio lato solare, l'accecante fulgore del mio radioso sorriso, che è in grado di rischiarare le tenebre anche nelle notti più buie.

 

 

 

 

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 Ecco, finalmente, il manifesto programmatico della mia conturbante figaccioneria: in questa foto sono un baldante omaccione la cui nerboruta virilità ipertestosteronica irradia luce opalescente nella vacua oscurità. Non è soltanto luce estetica, ma anche mistica, etica ed intellettuale: Luigi Amiltone è antesignano di un novello Illuminismo che farà risorgere la stirpe d'Adamo dall'abisso di perdizione in cui è scivolata.

 

 

 

 

 

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 Ma tale missione salvifica non potrebbe attuarsi pienamente senza l'ausilio del mio superbo casco  color giallo cadmio, che come ho già spiegato altre volte è un sovrumano strumento salvifico-redentivo che illuminerà il futuro cammino dell'umanità.

 

 

 

 

 

 

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 Ecco dunque, in tutta la sua enfasi celebrativa, il manifesto della mia insuperabilità al volante. Lo sguardo fiero, deciso e combattivo, se non truce, è indice che sono pronto a tutto: messaggio efficacemente ribadito dalla sovrapposizione delle mani strette a pugno, in una morsa d'acciaio. Qualora la mia immagine titanica ed eroica non bastasse, sullo sfondo c'è la sovrumana e minacciosa sagoma del mio macchinone, ad indicare che non c'è scampo per nessuno.

 

 

 

 

 

 

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 Dall'esordio ai miei primi trionfi il passo è breve...Guardate che faccia invidiosa e stizzita ha il mio ex gregario Nandino, vedendomi alzare la coppa...

 

 

 

 

 

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Naturalmente, i miei primi successi mi valsero importanti conquiste nei confronti dell'altro sesso...Questa ad esempio è una delle mie tante ex. Non era male, ma suo padre aveva dei pregiudizi ed è per quello che tra noi non poteva funzionare: secondo lui "Non sta bene che una orientale si metta con un meridionale".

 

 

 

 

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Questa è un'altra delle mie conquiste, la figlia dello sceicco Al Mansuro, il quale detiene una quota di azioni Mc Ladren (anche se di fatto non agisce mai, e in effetti gli è venuta la panza), cosa che Ron aborrisce ma che è costretto a sopportare per necessità finanziarie (da quando ha perso tutto giocando a Monopoli con Bernino). Ebbene, mi trovavo molto a mio agio con questa pulzella, ma un giorno ella fu affrontata da una conturbante ed esagitata pretendente: la famigerata Pussicatta. Dopo un lungo scontro fisico, la sexy mentecatta ha avuto la meglio, stendendo la rivale con una tettata nucleare che ha lasciato un sinistro cratere nello zigomo destro  della mia ex.

 

 

 

 

 

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Ed ecco dunque la mia attuale concubina, la Pussicatta, provvista di un ottimo sistema di airbag...

 

 

 

 

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Ella non solo accetta di vestirsi, a mero scopo promozionale, con lo sgargiante rosso vermiglione fluorescente della Vodafòne...

 

 

 

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...ma mi accompagna anche alle numerose cerimonie di premiazione in mio onore, dimenticandosi però a casa certi vestiti...anche da questo si intuisce che è un po' mentecatta.

 

 

 

 

 

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 Naturalmente, ad ogni gran premio vinto ella provvede a  festeggiarmi  e a ricompensarmi adeguatamente...guardate com'è invidioso quel marpione di mio papà Antonio, che emerge appena dall'oscurità... Questa scena me la ricordo bene...eravamo in Brasile, ma quella notte abbiamo fatto lo stesso cose turche...

 

 

 

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 La Pussicatta mi accompagna sempre anche alle sfilate, da quando la moda internazionale mi ha eletto a "icona di stile del XXI secolo". Lei, a sua volta, rappresenta il sensuale paradigma della femminona del Terzo Millennio...

 

 

 

 

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...ma in fondo la star sono io, ed io soltanto.

 

 

 

 

 

 

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E non c'è da stupirsi, vero?

 

 

 

 

 

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 Se vincere i singoli gran premi mi ha fruttato gratificazioni da parte di sensuali ragazzette di primo pelo, vincere il mondiale, coi colori dell'Anglia, mi ha fruttato l'imperitura ammirazione di donne più mature e potenti...

 

 

 

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Come la regina in persona, che qui mi sta ufficialmente conferendo il titolo di...

 

 

 

 

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...Cavaliere di Gran Croce. Visto la croce?

 

 

 

 

 

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 Ma l'onore più grande è stato l'essere scelto da Ron per cantare "O sole mio" il giorno del suo sessantesimo compleanno, per diradare l'oscurantismo nebuloso che attanagliava da sempre la sede Mc Ladren di Vochingo. Per l'occasione, mi presentai nella mia elegantissima tuta bio-meccanica color argento.

 

 

 

 

 

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 Naturalmente, la mia carriera in Formula 1 non mi ha impedito di coronare il mio brillante percorso di studi: dopo la laurea in tuttologia con specializzazione in eziologia dell'ermeneutica aposiopetico-teleologica, conseguii il massimo riconoscimento dell'Accademia Anglo-caraibica di Oxfordo: il "Laureus" (vedi scritta sullo sfondo blu), una specie di superlaurea riservata esclusivamente alla virilità più acculturata ed erudita dell'Accademia.

 

 

 

 

 

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 Oh, sia chiaro, la mia vita non è tutta rose e fiori...anche il successo ha i suoi colpi di coda: dopo sbornie, festeggiamenti pantagruelici e notti sfrenate di follia con la Pussicatta, il giorno dopo ti rialzi distrutto, come se ti fosse passato sopra un camione...inoltre la mia agenda fitta impegni a volte non mi consente di curare al meglio il mio aspetto: si noti, ad esempio, la massa di cerume giallastro che fuoriesce dal mio orecchio sinistro...

 

 

 

 

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 Ma l'importante è affrontare la quotidianità con la consueta professionalità ed il solito acume: qui, ad esempio, ho notato che il mio ingegnere di pista, dopo essersi rasato, aveva un baffetto lungo 0,2 mm, mentre gli altri erano tutti 0,21 mm.

 

 

 

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 Ed è proprio questa minuziosa e maniacale attenzione ad ogni dettaglio - unita ad una determinazione senza pari - che mi rende il numero uno, l'unico ipermelaninico in grado di emergere dall'oscurità brillando di luce propria (tralasciando lo sgargiante rosso vermiglione della Vodafòne).

 

 

 

                                                         

                                                       Da ultimo, un paio di curiosità:

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A chi sostiene che al di fuori dei circuiti io sia un pesce fuor d'acqua vorrei mostrare questa foto, in cui dimostro di essere un vero drago anche in acqua... tra l'altro stavo addirittura per spiccare il volo, e sfrecciare nell'azzurrità per andare a colonizzare nuovi pianeti... ma avevo poco tempo libero ed ho lasciato stare... sarà per la prossima volta.

 

 

 

 

 

 

 

 

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 E a chi sostiene che Kimi Raikkone si annoi lontano dal Circo della F1 dedico questo inestimabile fotogramma d'autore, in cui si vede il finnico beone in estasi per la sua vera passione: pilotare aviogetti acrobatici.

21:00 Scritto da: luigi-amiltone in motori | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: luigi amiltone | OKNOtizie |  Facebook

09/01/2011

Amiltone ed il calcio

Giacchè il piatto delle notizie di Formula 1 piange, trovandoci in un periodo di bassa marea agonistica, Luigi Amiltone estrarrà a viva forza dal suo animo esulcerato altri tristi ricordi e tormentate esperienze del suo passato. Parlerò dunque del mio travagliato rapporto con il calcio, che è stato tiepido sfondo alla mia gioventù del tutto guidereccia e per nulla godereccia. Ebbene, da ragazzetto volevo entrare nella Primavera dello Stefanaggio, lo squadrone del paesotto sassòne che la leggenda spaccia per il mio "natio borgo selvaggio": chiesi il permesso a Ron Tennis, a cui - come ho raccontato a suo tempo - ero stato venduto da mio padre Antonio alla tenera età di 6 anni. Ron si oppose decisamente e recisamente, e io pensavo che ciò derivasse soltanto dal suo feroce campanilismo, che gli faceva prediligere la squadra di calcio della sua cittadina, il temibile Vochingo, già detentore per sedici volte dello scudetto vichingo, competizione primo-novecentesca di carattere più che altro folkloristico: gli dissi quindi che sarei entrato volentieri nelle gloriose giovanili del Vochingo. Ma Ron scosse nuovamente la testa: mi disse che non avevo capito il punto, e che non si trattava di scegliere tra lo Stefanaggio ed il Vochingo, bensì di concentrare tutte le energie sulle corse kartistiche (in cui a volte m'inkartavo) e sulle future corse automobilistiche, senza sprecare tempo, energie ed integrità fisica in altri sport, per di più triviali sport di massa (povero Filippino). Il mio tiranno mi fece notare che, se avessi giocato a calcio, anche un banale pestone fortuito avrebbe potuto mettere fine alla mia carriera di pilauta: non potei dunque far altro che dargli pienamente ragione, ed abbandonare l'aspirazione al calcio giocato. Dissi allora che mi sarei limitato al tifo: ma Ron improvvisamente s'imbufalì ancora di più, e tuonò che il tifo è una delle peggiori malattie mai esistite, e che sua nonna ne morì all'età di cinquantasei anni. Aggiunse che in Europa è ormai debellato, ma che in buona parte del mondo, inclusi i Caraibi che mi diedero i veri natali, miete ancora numerose vittime. Chiesi solennemente perdono a Ron per quella mia sciagurata intenzione, e giurai di evitare il tifo più della peste e della lebbra messe insieme. Ma dentro di me, in realtà, quella del tifo era una passione insopprimibile, ed io non ci vedevo nulla di pericoloso, tant'è che avevo molti amici che andavano allo stadio ogni domenica e continuavano a godere di ottima salute. Cominciai dunque a tifare all'insaputa del tetragono Ron, e la prima squadra di "Prima Lega" che suscitò le mie simpatie fu il Tottenham (trivialmente soprannominato "il prosciutto di Totti"). L'aspetto che mi attrasse fu una sorta di aura mistica che pervadeva la squadra ed il suo gioco, una sorta di attesa messianica e millennaristica dell'arrivo, o meglio dire dell'avvento, di Francesco Totti: la squadra era stata per l'appunto fondata e plasmata nella remota speranza che egli ne diventasse, un fatidico giorno, capitano. Infatti durante il mercato non si parlava d'altro: "Totti è vicino", "Arriverà a breve", "Totti al Tottenham al 79%", "Le nostre speranze stanno per essere esaudite"...ma non arrivava mai. "Abbiate fede, arriverà", dicevano i dirigenti, e guardando verso l'alto, in una sorta di estasi trascendente, soggiungevano "Un giorno scenderà dal cielo..."; io, spazientito, osservai: "Per forza scenderà dal cielo, arriverà pur sempre in aereo, o no?". A me sembrava una frase pragmatica ed assennata, ma secondo loro avevo rotto l'incantesimo dell'attesa millennaristica, e decisero di espellermi dalla tifoseria ufficiale ed organizzata. Ma andandomene dissi loro che lo facevo con piacere, e che bisogna proprio essere dei poveri illusi e dei bei creduloni per tifare Tottenham, o quantomeno per aspettarsi che Totti ne diventi il capitano. Mi rivolsi dunque ad una nuova squadra londinese, l'Arsenale, il cui nome roboante mi aveva sempre affascinato. Inizialmente era una bella squadra, armata fino ai denti, ma in breve tempo la vidi indebolirsi: ebbi la netta impressione che qualcuno volesse smantellare l'Arsenale, e la bruciante conferma l'ho avuta quando ho visto emigrare il mio amico Tierrico L'Enrico, quel francese dal colorito simile al mio e dai connotati non troppo diversi. Dopo un colpo del genere, ho deciso di abbandonare l'Arsenale e diventare tifoso del Celsi: lo sCelsi perchè i giocatori in rosa mi sembravano ecCelsi. Ma fui in breve disgustato dal comportamento di Scevocenco, e dalle sue continue oscillazioni mercenarie tra Milan e, per l'appunto, Celsi, con il pretesto di ipocrite infatuazioni di maglia e strampalate scuse linguistiche. Fu così che smisi di tifare per i Blu, e, deluso da tutte le principali squadre londinesi, decisi di tifare per il Liverpollo di Raffaello Benitezzo. Sembrava una compagine solida e aggressiva, degna dei livelli di Luigi Amiltone, ma nel 2009 la vidi andare in crisi e mi disamorai. In più Benitezzo, nel 2010, la lasciò per andare ad allenare in Italia...io lo scongiurai: "Ripensaci, Benitezzo, o lo rimpiangerai per un bel pezzo". Come si è visto avevo ragione, ma Raffaello quando sente le sirene è così, va dove l'arrosto sembra più succulento. Deluso anche dal Liverpollo, mi rivolsi al Mancestero Unito, ma vidi che da quando Musulmano Ronaldo era emigrato verso la Spagna non era più la stessa squadra. Il bombero Vaìno Runeìno (il più giovane esperto dell'antico alfabeto celtico e vichingo delle Rune) fa quello che può, ma anche lui sembra avere perso un po' di smalto. Come ultima spiaggia sono dunque approdato, pochi mesi fa, nella tifoseria del Mancestero Città. Sembrava finalmente che potessi definitivamente accasare il mio tifo, quando mi è successo un episodio inqualificabile che mi ha fatto spezzare, in pochi secondi, tutti i ponti con il calcio, e per sempre. E quanto è successo è un'atroce riprova della malignità inestirpabile dell'animo umano. Mi è stato rivolto un insulto che non sta nè in cielo nè in terra, e che persino gli abissi ripudiano. Ebbene, in sintesi: qualche domenica fa ero allo stadio, seduto in prima fila,  a tifare per il Mancestero Città. Ad un certo punto Balotelli segna una rete mirabile, e viene a festeggiare sotto la curva, guardando un po' a sinistra e un po' a destra, come per cercare qualcuno di preciso fra i tifosi. Dopo aver guardato nella mia direzione, urla, festante: "Questo gol lo dedico a quel biondino che sta in prima fila!". Ecco, qui si colloca una frattura insanabile che spezzerà in due la storia dell'umanità; qui il tempo, per decenza, avrebbe dovuto fermarsi e, con faccia sdegnata, imporre al genere umano una gemebonda pausa di riflessione. Ma torniamo alla cronaca di quel giorno: io, incredulo e inorridito, rimasi per qualche secondo paralizzato dallo sgomento, dopodichè cominciai a guardare i tifosi che avevo di fianco, nella speranza di trovarne uno biondo, cosa che avrebbe risolto tutto. Ma di fianco avevo soltanto ragazzi bruni e prosperose fanciulle more, tranne una dai capelli rossi: Balotelli, con sommo sfottimento, stava proprio dicendo a me. E gli altri sembravano non aver dato nessun peso alla cosa, nessuno era inorridito. Avvampai di una collera inaudita, mi alzai e andai furente contro la rete, gridando al giocatore: "Vieni qui, che ti faccio albino!!!" Ma lui era di spalle, stava facendo un trionfale giro di campo. Martino Wittimarcio, che era allo stadio con me, ma che al momento dell'insulto era una decina di metri più in là (era andato a comprarsi un panino ammuffito con della mortadella andata a male, e stava tornando al suo posto), venne a trascinarmi via dalla rete, e mi ricondusse a sedere, tranquillizzandomi dicendo che la Mc Ladren avrebbe agito per vie legali contro quel barbaro, e che lui stesso avrebbe raccontato l'episodio agli avvocati, e inoltrato alla magistratura un corposo fascicolo con testimonianze giurate di tutti i presenti allo stadio. Detto questo ce ne andammo, perchè io decisi irrevocabilmente di aver chiuso con il calcio. In vita mia ho subito onte di tutti i tipi, ma questa le batteva tutte. Mi hanno dato dell'impostore, dell'ingrato, del ladro (quando in India mi accusarono di aver rubato una delle pietre sacre di Shankara), del profanatore di tombe, dell'aguzzino, dell'idiota, dell'abbronzato, del niggher; mi hanno scambiato per Giampaolo Montoya, per Kartikeyano, per Carogno Ciandocco, per uno del Terzo Mondo, e tutto questo ci può stare: ma farmi dare impunemente del biondino è decisamente troppo. Qualcuno potrebbe osservare che, in confronto al tenebroso Balotta, persino io posso sembrare biondo: ma equipararmi a gente come quel beone di Raikkone e quel fannullone di Gensone Bottone è il più atroce atto di terrorismo psicologico che si sia mai concepito. Comunque sia, col calcio è finita. Anche perchè quell'infingardo di Martino Wittimarcio, che aveva assicurato di inviare la pratica ai nostri legali, mi ha raccontato una balla: ho intravisto che l'incartamento è ancora nel suo ufficio, interamente ricoperto di polvere, muffa e ragnatele, e ci ha appoggiato sopra torsoli di mela e bucce di banane di qualche settimana fa.

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