29/01/2011

Storia di Ron

Giacchè molti si sono interessati al mio superbo/grottesco pranzo con Ron, immagino che a molti farebbe piacere saperne un po' di più sull'imperatore dell'universo Mc Ladren: ebbene, ve lo farò conoscere tratteggiandone una sommaria ma succulenta biografia, prima con qualche aneddoto scritto e poi con un fotoalbum, esattamente come ho fatto per la mia augusta persona. Ebbene, per capire alcuni tratti della sua personalità è necessario risalire ben oltre la sua data di nascita (intendo quella anagrafica, poichè a ben vedere lo spirito di Ron è un archetipo universale che ha sempre pervaso il cosmo fin dalle sue origini), e precisamente all'identità di suo nonno materno: costui era un colonnello prussiano, ed è appunto questo progenitore che, mediante la figlia, trasmise anche al nipotino Ron l'inflessibile rigore caratteriale, l'inveterata austerità tetragona e lo stacanovistico zelo operativo che erano proverbiali nell'esercito prussiano. Cotanto nonno era un personaggio veramente importante (venerato in Pomerania, osannato in Renania, celebrato in Sassonia, magnificato in Vestfalia), tanto da essere considerato l'erede morale di Ottone di Bismarco (un coriaceo politicone che divenne poi un astutissimo banchiere, che riuscì a raddoppiare il valore del Marco coniandolo in monete d'ottone) e, negli anni Venti, dell'imperatore Hindenburgo (quel pachidermico pallone gonfiato che, nel colmo della sua boria, decise di andare in America a pavoneggiarsi, ma vedendo che là erano ancora più avanzati della sua Germania, la cosa gli bruciò così tanto che prese fuoco). Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, tuttavia, il nonno di Ron ebbe una condotta a dir poco ambigua ed utilitaristica, sintomo che le sue precedenti incrollabili certezze pangermanistiche erano ormai collassate: nella prima fase della guerra, quando la Germania di Adolfo Itlerodolfo sembrava invincibile, egli era fermo sostenitore della sua nazione; quando invece la situazione cominciò ad arridere agli Alleati, il nonnone prussiano, nel frattempo rimasto vedovo, prese baracca e burattini ed emigrò in Anglia insieme alla figlia ventenne, dichiarandosi di punto in bianco oppositore ideologico del regime nazista. E' bene precisare che i Britannici conoscevano bene il famoso nonno di Ron, e quindi erano poco convinti di questo improvviso ripensamento: fu così che Vistòne Ciurcillo in persona si prese la briga di andare alla frontiera litoranea delle bianche scogliere di Dovero per rivolgere un approfondito interrogatorio a padre e figlia, per appurarne le recondite intenzioni (potevano essere spie) e concedere loro o meno di accasarsi in Anglia. Dopo 15 ore di terzo grado, Ciurcillo capì che i due cercavano solo di rifarsi una nuova vita in un paese meno guerrafondaio: ebbero il permesso di trasferirsi nei sobborghi di Londra, a Vochingo, un paese di fondazione vichinga sempre circondato da una fitta cortina di nebbia. Là, dopo aver imparato l'Inglese con un corso della De Agostini, e perso il fastidioso accento teutonico, essi cominciarono ad essere progressivamente ben visti dai vicini, e si integrarono alla perfezione nella cittadinanza. La figlia del colonnello, di cui è superfluo menzionare il nome (ella fu solo un tramite biologico per la nascita di Ron), conobbe un bel giovanotto locale, che di cognome faceva Dennis (il suo nome di battesimo è altrettanto irrilevante), e lo sposò con rito anglicano. Pochi anni dopo la fine del conflitto mondiale, e precisamente il 1° giugno 1947, a Vochingo, in completo accordo con un'antica profezia celtico-normanna, venne così alla luce, in un giorno di burrascosa eclissi totale, Ron Dennis. Il nome di battesimo fu scelto proprio dal suddetto nonno, con  la specifica intenzione che assomigliasse il più possibile ad un ruggito, per ricordare e celebrare, a ciascuna pronuncia, i "leoni di Prussia", metaforico epiteto riferito ai prodi soldati dell'esercito prussiano.   Dell'infanzia del piccolo Ron non vi sono molte testimonianze, e lui stesso non ha mai voluto parlare dell'argomento: ma sembra, ma un dossiero del KGB, che egli giocasse sempre solo, e soltanto col meccano. Fonti non ufficiali riportano che Ron, nei primi anni, fosse ritenuto muto, e che abbia detto la sua prima parola solo a 5 anni: essa era "carburatore". Durante la fanciullezza Ron non legò mai con altri bambini; si divertiva invece a perseguitare un anziano vicino di casa giocandogli scherzi demoniaci e rovinandogli la casa: reinterpretando liberamente questo lato pestifero di Ron, che lo condusse ad essere una vera minaccia, negli anni Novanta il Cinema omaggiò il passato remoto del nostro beniamino con il film Dennis la minaccia, quello con Valter Matteo. Ma il piccolo Ron, fortemente chiuso in sè, asociale, scontroso ed interessato solo alla meccanica, sembrava avere seri problemi relazionali, che il suo premuroso padre cercò di curare ricorrendo ad un rimedio da sempre considerato potente e versatile: lo sport. Fu così che Ron e suo padre cominciarono a giocare a tennis: in breve si scoprì non solo che al giovane tiranno quello sport piaceva, ma anche che era destinato a diventarne un fuoriclasse, tanto da cambiare il suo cognome in "Tennis" (alla consonante palatale debole "d", che a Ron non era mai piaciuta proprio per la sua fiacca debolezza fonetica, si sostituì la più perentoria palatale forte "t"). Dopo intensi pomeriggi di allenamenti e tornei estenuanti, suo padre lo portava nel vicino bar Davis e ordinavano dei panini con la coppa: nacque così, grazie alla bravura di Ron e a quell'immarcescibile affettato servito in quel mitico bar, la celeberrima Coppa Davis che da decenni avvince tutto il mondo del tennis. Ron divenne in breve il più grande tennista del mondo, titolo che detiene tuttora (basti pensare che nel 2009 si esibì da solo in un doppio contro Ruggero Federero e Raffaello Nadallo, e stravinse ridicolizzandoli, lasciandoli a 0), anche se la Federazione Internazionale del suddetto sport lo ha recentemente pregato di astenersi dallo scendere in campo contro i nuovi campioni e sbaragliarli, in quanto la sbalestrata gioventù odierna e quella futura hanno e avranno sempre più bisogno di credere in nuovi fuoriclasse che siano modelli di comportamento. Il primo e vero interesse di Ron, per giunta, era sempre stato e tuttora rimane la meccanica, pertanto, dopo la fulminante consacrazione tennistica - ottenuta una volta e per sempre - egli tornò ad interessarsi solo di meccanica razionale, passando, in pochi anni, da apprendista meccanico a capo meccanico di importanti compagnie motoristiche. Nel 1971 egli fondò una scuderia di Formula 2, chiamata La Corsa delle Rondelle, dopodichè, non pago di quella, ne cambierà quasi una all'anno fino al 1980, quando sempre a Vochingo, commemorando il suo inveterato mito Bruccio Mc Ladren (pilota e ingegnere di auto da corsa) nel decennale della sua morte, Ron decise di eternare il nome dell'eroe fondando la Mc Ladren Internazionale, che voleva essere innanzitutto una furiosa nemesi verso il crudele destino beffardo che recise tragicamente il filo vitale di Bruccio a soli 34 anni, durante una delle sue gare. Ron, rivolgendo anatemi solfurei alle Parche, giurò di vendicare Bruccio ad ogni gran premio, ed è per questo che la Mc Ladren deve, per ordinamento costitutivo, essere infallibile; deve anche essere tetragona e tenebrosa, giacchè incarna una sorta di minaccia funerea verso la crudeltà del destino. Ebbene, da allora Ron e la sua Mc Ladren raccolsero trionfi a vagonate; dopo un'infinità di riconoscimenti, premi  e medaglie d'oro, nel 2000 a Ron furono conferiti, per i suoi meriti sportivi ed industriali (per il suo insuperabile contributo in campo automobilistico e per essere di fatto assurto a supremo ambasciatore della Gran Bretagna), persino una plurilaurea honoris causa in  Ingegneria Meccanica, Ingegneria dei Materiali ed Ingegneria Ambientale, ed il titolo onorifico di Comandante dell'Ordine dell'Impero Britannico. E pensare che suo nonno e sua madre erano crucchi! Ebbene, il nostro Ron, giammai vetusto ma già da anni onusto di gloria, ha pensato bene, nel 2009, di lasciare (teoricamente) il comando della scuderia a qualche giovane cresciuto nel suo vivaio meccatronico, e di occuparsi, in qualità di presidente del gruppo Mc Ladren, delle auto stradali. In realtà è sempre lui che muove i fili della scuderia, e non potrebbe essere altrimenti. Per la scelta del suo successore al comando della scuderia Ron aveva a disposizione un folto manipolo di tecniconi iperqualificati, ma nessuno di essi sembrava essere spinto da quella specie di insopprimibile anelito battagliero e vendicativo, quel sacro fuoco motivazionale della competizione fino alla morte (anzi, oltre la morte), quella volontà di annichilimento di tutti gli avversari, a partire dal Destino beffardo e dall'Errore per arrivare alle varie scuderie di turno: insomma, nessuno dei candidati - acquiescenti ed imbelli ingegneroni meccatronico-cibernetici - sembrava un ardimentoso condottiero che mettesse davanti a tutti i tecnicismi di sorta la schiacciante vittoria volta a vendicare il fondatore Bruccio Mc Ladren, cosa che era l'originario spirito della scuderia, come detto. Ma un giorno, sorprendentemente, dal loro ignavo novero spuntò fuori una personalità bizzarra, una virilità strabica che non era un genio della meccanica ma che aveva le idee chiare e lo spirito battagliero: si trattava di Martino Wittimarcio. Egli, nel suo discorso di autocandidatura, impressionò Ron e tutti gli altri con queste parole: "Ciurma Mc Ladren, massa di indomiti bucanieri a me cari più della mia stessa esistenza mortale, volete fare marcire tutti i nostri avversari, dal primo all'ultimo? Volete sbudellare il rognoso Destino Beffardo? Volete fare dell'Errore cibo per vermi? Volete inzaccherare la Ferrari, ricoprire di muffa la Red Bullo, far sparire la Renolta sotto le ragnatele, versare letame sulla Merdedes, lanciare uova marce sulla Guglielmi, mandare in malora la Forza India? Io sono l'uomo giusto per farlo." Ron, fulminato in senso positivo, non esitò a conferirgli, mediante solenne investitura e giuramento sulla tomba di Bruccio, la carica di feldmaresciallo Mc Ladren che ora detiene con orgoglio. Ma Ron rimane comunque il nostro supremo riferimento, e quando non è occupato a promuovere le vetture stradali o quando non si ritira nella sua tetra Torre di Carbonio, continua a circolare nei nostri stabilimenti e a sorvegliare i ritmi di produzione e assemblaggio delle tayloristiche catene di montaggio mediante il fedele cronometro Taggo Euero, a cui gli tutti gli orologi atomici del mondo fanno imprescindibile riferimento. Si dice anzi che il moto di pianeti, stelle e galassie si adegui alle tempistiche di quel sovrumano cronometro ed orologio. In ogni caso, persino Ron sta lentamente invecchiando, e nella sua tetragonia si sono spesso viste delle crepe: ultimamente sorride un po' troppo spesso (più di una volta all'anno) e ha fatto bislacche concessioni di permessi speciali ad un paio di ingegneri, quando i loro genitori anziani sono morti. Inoltre, c'è qualche piccola cosa di cui Ron non riesce più ad avere il controllo assoluto (non era mai accaduto niente di simile da quando aveva 3 anni), come ad esempio certi nuovissimi marchingegni informatici e certe mefistofeliche diavolerie relative ai cellulari. A questo proposito racconterò, per concludere in bellezza, un bizzarro e simpatico aneddoto avvenuto circa una settimana fa. Era lo scorso lunedì mattina, e Ron si aggirava nervosamente per i corridoi degli uffici Mc Ladren senza parlare con nessuno, come avesse un rovello segreto che lo teneva sulle spine; io e Wittimarcio eravamo in una saletta ristoro lì vicino, a prendere un caffè. All'improvviso arriva un dirigente della Vodafòne, venuto, come ogni anno, per concordare nei dettagli le clausole più recondite del contratto di sponsorizzazione che abbiamo con loro: io gli feci una profonda genuflessione, e Martino Wittimarcio gli lucidò solertemente le scarpe con la lingua. Tra l'altro egli aveva portato un carico di nuovi cappellini Vodafòne rosso vermiglione, per i quali Gensone Bottone va letteralmente matto. Ron, una volta avvistato l'illustre ospite, senza fare tanti convenevoli gli disse, in formale ed ossequioso gergo britannico, "Veh, vin chè n'atim", e accompagnò le parole con un eloquente gesto della mano che lo invitava a seguirlo. Temendo che Ron volesse scorticare l'ambasciatore, io e Martino lo scortammo fin nell'ufficio di Ron, il quale poi ci tranquillizzò sulle sue intenzioni, dicendoci nel contempo che potevamo rimanere perchè potevamo essere utili. Ecco il problema che affliggeva Ron, e che quest'ultimo sottopose alla telefonica perizia del dirigente Vodafòne: la sera prima, Ron aveva ricaricato di 10 sterline il credito esaurito del suo cellulare, usando una carta prepagata Vodafòne, ed aveva avuto la conferma automatica che l'operazione era andata a buon fine. Aveva poi spento il cellulare, l'aveva riposto in cassaforte, ed era andato a dormire (altro segno di cedimento senile di Tennis, che dalla nascita fino al 2008 non aveva mai sentito il bisogno di dormire). Aveva riacceso il cellulare solo l'indomani mattina, appena giunto in ufficio (e quindi solo un'ora prima di quel colloquio), e aveva provato a telefonare, scoprendo con indicibile sgomento che il credito era di nuovo esaurito. Ron non sapeva darsi pace per questo inspiegabile mistero. Il dirigente Vodafòne, mettendo le mani avanti, precisò di essere un managero esperto di finanza, non un tecnico esperto di quei problemi, e che molte volte, addirittura, preferiva telegrafare, inviare telegrammi o fare i segnali di fumo piuttosto che usare il telefonino e farsi spennare dalla sua stessa compagnia. Tuttavia, armato di indefessa buona volontà, chiese a Ron di fargli vedere il telefono, poi chiese di poter usare un computero per collegarsi al sito della Vodafòne. Dopo alcuni passaggi, comparì una schermata che rivelava qualcosa di molto strano: al numero di Ron risultavano addebitati 5 abbonamenti a suonerie polifoniche, per il costo di 2 sterline ognuna: e tali addebiti, di solito, avvenivano il primo giorno della settimana. Ecco svelato il mistero dell'esaurimento del credito: ma Ron, con volto allibito ed incredulo oltre ogni limite umano, sosteneva di non saperne nulla, e pensava che qualcuno gli avesse giocato un brutto scherzo, affibbiandogli quei servizi in abbonamento. L'omacciòne Vodafone, per curiosità più o meno legittima, propose di sentire quelle famigerate suonerie che erano l'oggetto del contendere; Ron, un po' contrariato ma non molto deciso, bofonchiò che era inutile ed irrilevante sentirle, e bisognava invece indagare senza indugio sul colpevole di quel misfatto e recuperare tassativamente le dieci sterline, con i dovuti interessi ed un congruo risarcimento per la perdita di tempo ed il disturbo. Ma alla fine, poichè anche io e Wittimarcio eravamo dell'idea di ascoltarle, le sentimmo. Con nostra suprema sorpresa, nell'ufficio tetragono di Ron risuonarono, nell'ordine, le ariose e spensierate sigle dei celebri cartoni animati Heidi, I Puffi, Sailor Moon, Candy Dolce Candy e Mila e Shiro, due cuori nella pallavolo. Durante quelle sigle noi tutti ci guardammo l'un l'altro: io, Wittimarcio e l'uomo Vodafòne eravamo esterrefatti, ma avevamo una fortissima voglia di ridere a crepapelle, ma ci trattenevamo perchè cedere all'ilarità al cospetto di Ron implica una punizione con atroci torture, se non il licenziamento. Ron aveva un faccione sempre più allibito, e gli occhi sgranati gli stavano letteralmente per cadere fuori dalle orbite oculari. Ma cominciava a sembrarmi un'espressione troppo ostentata, troppo plateale: mi venne il sospetto che Ron volesse ingannarci con una invereconda commedia, mentre in realtà era stato proprio lui ad abbonarsi a quelle scanzonate suonerie, cercando però di farsi rimborsare l'esborso a dir poco esoso. E allora, la mia indiscussa genialità partorì in tempo reale uno stratagemma diabolico per appurare se l'espressione di Ron era genuina o artefatta: mi chinai facendo finta di dovermi riallacciare una scarpa, e quando fui abbassato, gettando lo sguardo al di là della paratia della scrivania, osservai i piedi di Ron: ebbene, il suo piede destro stava sbarazzinamente battendo su e giù al ritmo della sigla di Heidi, in una subliminale ammissione di colpevolezza per me incontestabile. Eh Ron, caro Ron, resterai uno dei più arcani misteri dell'universo...

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