25/11/2010
La mia nascita
Dato che un folto pubblico è rimasto sbalordito dal faceto racconto della mia triste infanzia, e soprattutto dalla mia nascita avvenuta in automobile, su cui molti mi hanno chiesto insistentemente ragguagli e approfondimenti cronachistico-agiografici, ho deciso di riaffondare il coltello nella mia piaga auroral-esistenziale, e narrare esaurientemente le circostanze della mia genesi. Mettetevi comodi. Luigi Amiltone nacque il lontano (ma pur sempre vicino!) 7 gennaio 1985; secondo una leggenda del tutto apocrifa ed inattendibile, io ebbi i natali a Stefanaggio, uggioso borgo vichingo dell'Anglia gemellato con la cittadina lombarda di Caravaggio...ma ditemi voi se un personaggio del mio calibro può seriamente avere avuto un luogo di nascita così banale e poco pittoresco!...ridicolo...il mio vero luogo di nascita è la ridente cittadina di S. Giorgio, sull'isola caraibica di Granata, quella che si trova stretta nella morsa delle più celebri isole "Barbadosso" e "Trinità e Tabacco". In quella fatidica sera, mia madre aveva avuto forti doglie, dopo un tranquillo pomeriggio casereccio, e mio papà Antonio aveva deciso di portarla in macchina all'ospedale maggiore, distante circa 10 km dalla nostra casetta in riva all'oceano. Il Babbo, che a quel tempo aveva ancora un animo poetico e sognante, guardò fuori dalla finestra prima di partire, e vide un panorama fatato: in quella magica sera l'Atlantico era piatto come una tavola (dall'Artide all'Antartide), e il firmamento era gremito d'astri azzurrini. Tra l'altro si vedeva poi la cometa di Alleino, che per l'occasione aveva deciso di anticipare di circa un anno il suo perielio, e si era fermata esattamente a perpendicolo sulla nostra casa. Finalmente i miei salirono in macchina, e cominciarono il viaggio verso l'ospedale. Il babbo, continuando di quando in quando a scrutare il cielo, si accorse che la cometa seguiva fedelmente la macchina, e ad ogni curva svoltava a sua volta per le vie celesti...Ah, per completare il quadretto allegorico-narrativo, mi sovviene ora che in macchina coi miei c'erano anche due miei zii: uno non era molto intelligente, e a suo tempo aveva ripetuto tre volte la prima elementare; l'altro, molto grasso, era stato ripetutamente tradito dalla moglie. Ma il singolare presepe caraibico di quella notte deve ancora completarsi: ebbene, ben presto a mia madre si ruppero le acque, e durante quei sofferenti momenti ella ebbe un'impressionante visione: ella vide, in un soave bagliore, tre ricchi signori sconosciuti, elegantemente abbigliati con abiti orientali (poichè l'Europa è più a est dei Caraibi), che portavano doni. Questi uomini, che qualche anno più tardi mia madre riconobbe in Ron Tennis, Norberto Augh e Martino Wittimarcio, avevano portato oro, incenso e...birra; inutile precisare che fu Ron a portare l'oro e Norberto a regalare il barilotto con la birra, sicchè fu proprio Wittimarcio a portare quell'incenso inutile e dall'odore insopportabile. I tre omaccioni orientali profetizzarono alla mamma che io avrei avuto un avvenire sfolgorante, e poi, in un abile effetto di dissolvenza incrociata, essi disparvero gradualmente, e contemporaneamente comparve una gigantesca freccia argentata...non appena anche questa immagine simbolica scomparve, terminando la visione, io venni alla luce, sul sedile posteriore dell'auto in corsa. Pochi minuti dopo arrivammo all'ospedale, e i dottori presero in consegna me e mia madre, con tutte le attenzioni del caso e, verso di me, qualche ossequio particolare. Pochi giorni dopo ci hanno dimessi, e il primario tranquillizzò mio padre sulle mie condizioni, invitandolo poi a portarci via con una certa solerzia, perchè quella stella cometa che era rimasta fissa sopra l'ospedale per varie notti cominciava a dargli sui nervi...tornammo così a casa, e la stella ci seguì, divenendo tuttavia sempre più labile nel cielo, fino a scomparire del tutto quando varcammo la soglia dell'abitazione. Non appena entrati, i miei genitori videro qualcosa di prodigioso: sul tavolo del salotto c'erano i tre doni che mia madre aveva visto nella sua visione misticheggiante...un lingotto d'oro, un barile di birra e un'anfora piena di puzzolente polvere d'incenso. Con la birra mio padre prese la prima sbronza della sua vita; l'oro sarebbe servito per comprarmi i miei primi tre go-karti, e per rivestire di lamine d'oro il mio primo casco da corsa (è per questo che da allora indosso solo caschi gialli!); quanto a quell'inutile incenso, mia madre, per non buttarlo via, me lo infilò per anni nella minestrina, ed è per quello che vomitavo in continuazione da piccolo. Ma c'è da dire che già qualche mese dopo la mia nascita i miei, comprendendo che in quell'isoletta non avrei avuto nessun brillante futuro, decisero di emigrare e trasferirsi in Anglia, e precisamente a Stefanaggio, spargendo poi la (leggendaria) voce di corridoio che io ero nato lì, in modo che tutti mi considerassero come un anglo di ascendenza caraibica, non come un caraibico dalla fraudolenta copertura anglicana. Che dire...ho già raccontato che mi costrinsero a correre sui karti già in tenerissima età, e quelle rare volte che mi lasciavano tranquillo, e che volevo andare a giocare fuori, nel nostro pietroso cortile, o non si poteva perchè pioveva a dirotto ("Dopo ti nasce il muschio in testa, Luigi", mi spaventava mia madre), o, se piovigginava soltanto o c'era una fredda nebbiolina, mi coprivano la testa - già allora - con un berretto rosso vermiglione della Vodafòne. Che infanzia da recluso...per di più in quel borgo selvaggio, ove del sole non si vedeva mai nemmeno un raggio. E poi i bambini del vicinato e tutti i vicini in generale non mi stavano simpatici, tanto più che avevano un colorito diverso dal mio, e cioè molto più chiaro e slavato. Un giorno chiesi spiegazioni a mio padre, che mi disse così: "hanno un disturbo, Luigi, si chiama albinismo: hanno poca melanina nella pelle. Per usare un parolone, sono patologicamente ipomelaninici...ma mi raccomando, non prenderli in giro per questo, non sta bene...anzi, per non infierire, quando parli con loro fa' finta tu di essere più scuro del normale, presentati come ipermelaninico." Consigli saggi che ho sempre messo in pratica, e mi hanno portato fino a qui senza polemiche melaniniche. Ma tutto si complicò ugualmente quando conobbi gente che invece era più scura di me, sicchè non sapevo più come classificarmi...alla fine ho tagliato corto, limitandomi a presentarmi come l'anglocaraibico Luigi Amiltone e basta. Comunque sia, che vita grama, che vita grigia qui in Anglia...un bel giorno, quando avrò almeno 50 anni (forse meglio dire 65-70) e avrò vinto quei 25 mondiali pilauti che mi servirebbero per riscattare la mia esistenza dal giogo di Ron e Wittimarcio (e discendenti), tornerò a Granata, in quella casa miracolata di S. Giorgio, a trascorrere gli ultimi scampoli della mia breve vita mortale, in riva all'Atlantico, e mi addormenterò per sempre ascoltando il ciclico sciabordio delle onde.
17:31
Scritto da: luigi-amiltone
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Commenti
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Grazie, ciao a presto!
Scritto da: safius | 25/11/2010
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