19/10/2010
Avventura in Red Bullo
Dopo essermi infiltrato, qualche settimana fa, al giorno della famiglia della Ferrari, era ora di visitare in incognito anche la Red Bullo, per carpirne (ma non c'entrano nè Carpi nè Kerpen!) qualche succulento segreto tecnico.
L'occasione si è presentata qualche giorno fa, quando la squadra austriaca ha aperto le porte ad alcune innocenti scolaresche locali, per una visitina dimostrativa. Mi è dunque toccato l'improbo compito di mimetizzarmi fra un esercito di bambini biondi di 7-8 anni: per riuscirci ho dovuto mettermi in una scomodissima posizione tipo rana (ginocchia piegate e fondoschiena a 10 cm da terra) e infilarmi la maschera da biondino che avevo usato per camuffarmi da Raikkone (tanto i biondini sono tutti uguali...). Con la mia solita abilità e astuzia, il trucco ha funzionato, e sono entrato all'acropoli Red Bullo mescolato a bambini e maestrine. Tutto luccicava fin dai cancelli, e le porte non erano di vetro, ma di diamante...sicuramente tutto derivava dai proventi petroliferi di Oronero. All'ingresso ci si è presentato davanti nientemeno che il suddetto Cristiano Oronero, che con sorrisi a 36 carati ha cominciato una prosa melensa, mielosa e paternalistica, spiegandoci che per lui le visite dei bambini sono un momento speciale, perchè fra essi potrebbe esserci il nuovo Vettello dei prossimi anni. E in effetti lì in mezzo c'ero io, che sono infinitamente superiore a Vettello. Ebbene, è cominciata la visita guidata al tempio delle meraviglie: ci hanno portato nel grande atrio monumentale, dove, oltre a statue in platino di Oronero e di Vettello, campeggiava un recinto in fibra di carbonio all'interno del quale due spropositati tauri in carne ed ossa lottavano furiosamente e perpetuamente (velata allegoria dei due pilauti Red Bullo), a emulare l'effettivo simbolo della scuderia. Subito dopo ci hanno condotto in un'ala oscura e maleodorante del complesso, con un aspetto tanto sciatto e brullo che non sembrava neanche la Red Bullo. Era una specie di casolare diroccato subito fuori dal padiglione principale: c'era parecchia muffa e le ragnatele regnavano sovrane. Tutti ci stupivamo della bruttezza di quella parte, comparata allo spasmodico lusso di quanto visto prima. Entrammo nel cascinale in rovina: il pavimento non era più in lastre d'oro, come nell'atrio coi tori, ma di vetuste e consunte assi di legno tarlato, e le pareti erano di cartone: non c'era dubbio, era il reparto Vebberone. E infatti ecco comparire l'eroe dell'emisfero australe, con barba incolta ed espressione seccata. Aveva indosso una vecchia tuta Red Bullo del 2006, lisa e tarlata, e stava salendo sulla sua monoposto per prove non ufficiali, una Red Bullo incidentata sempre dell'anno 2006, con solo tre ruote. Ho sentito sogghignare di nascosto da Cristiano Oronero:"Per lui basta e avanza". Oronero espresse poi questo invito ai fanciulli: "Ecco, bambini, se qualcuno dovesse andare in bagno o volesse pulirsi le scarpe infangate, vi prego di farlo qui, così evitiamo di insudiciare gli altri sfarzosi ambienti che vedrete dopo". L'atmosfera lì dentro era molto strana, tutto era così posticcio e fasullo che non sembrava di stare in Red Bullo. Gironzolando nei bassoservizi del cascinale, oltre ad imbattermi in una putrida latrina, con un odore degno del miglior Wittimarcio, ho trovato un piccolo orto malandato ove il Vebberone coltivava la sua specialità preferita: il peperone. Me ne sono intascato tre, tanto per gradire. Dopo quella piccola deviazione derelitta, per vedere l'eretico Vebberone, Oronero ci ha accompagnati nuovamente nello splendente e faraonico padiglione principale, quello col pavimento dorato. La meta era scontata: dopo aver visto la pecora mora di casa Red Bullo, toccava ora allo scintillante ariete biondino, il cherubino Vettellino. Ed eccolo, raggiante, nel suo quartier generale, mentre giocava alla Stazione del Gioco (barbaramente detta "Play Station"), stabilendo record vertiginosi. Da subito è diventato l'idolo dei marmocchi, che il Vebberone l'avevano già rimosso dalla memoria. Oronero ci ha accompagnato nei corridoi e nei saloni del lussuosissimo settore Vettello, vagamente somigliante al tempio egiziano di Karnak, ma ovviamente più fastoso. Il tutto era sormontato da una cupola di diamante grande come quella di S. Pietro. In fondo al tempio, Vettello si era fatto installare un piccolo pozzo petrolifero, per compiacere Oronero. Venne il momento di uscire dal settore Vettello, ma i bambini non volevano, e si aggrappavano alle pareti pur di restare...ma Oronero incalzava con dei diplomatici "Dobbiamo proseguire", sicchè le maestre abbrancavano i fanciulli a due a due e li strappavano letteralmente da quell'angolo di paradiso presieduto dal loro eroe. Ma altro lusso e altro divertimento ci attendevano: eravamo giunti alla sala del trastullo, dove la squadra festeggiava in pompa magna tutte le vittorie e posizioni di polo che otteneva. C'era ogni sorta di squisitezza alimentare, maxischermi full HD da 98 alluci, impianti stereo, videogiochi, giochi da tavolo, biliardo, bocce, scacchiere, carte da giuoco, soldatini, Lego, peluches, super liquidator, e tutto ciò che può servire per godere a riccio e sollazzarsi a più non posso. In fondo alla sala c'era una porta misteriosa, e gli alunni, me compreso, avrebbero voluto aprirla subito, ma Oronero ci invitò prima nel suo palazzo personale, che era lì a fianco. Entrammo dunque nella sua cittadella privata, e restammo allibiti dallo sfarzo...Le pareti erano incrostate di pietre preziose da cima a fondo, e per tutta la loro superficie; i lampadari contavano non meno di 600 lampadine l'uno; la scrivania di Cristiano era grande come il ponte principale del Titanic. C'era poi una grande sala-libreria, con libri su tutte e quattro le pareti, e pure appesi al soffitto: senza farmi vedere ho preso da uno scaffale un librone da 1000 e passa pagine, tipo vocabolario, e l'ho aperto...non erano pagine di testo, ma foglioni formati da 3 banconote da 500 euro ciascuno...e lo stesso valeva sicuramente per tutti gli altri libri. C'era talmente tanto lusso che l'aria odorava di cagnusso.
In una sala c'erano una trentina di pozzi petroliferi, con le trivelle in funzione a regime massimo, e in un'altra, la sala dei trofei, erano esposte tutte le coppe del team.
Ma il loro numero mi sembrava un po' esagerato: credo che i trofei di Ferrari, Mc Ladren e Guglielmi messi insieme non sarebbero stati così tanti...Infine c'era una porticina semi-nascosta, ma che un bambino volle aprire: era uno sgabuzzino semibuio con dentro un signore pelato che disegnava, disegnava, disegnava, ormai sommerso dalle sue carte...Oronero svelò l'arcano: era Adrianino Neueino (l'artefice dei successi Red Bullo), ma Cris lo presentò come un qualsiasi tirocinante, aggiungendo però che non bisognava disturbarlo...pertanto, terminata la visita alla sua cittadella privata, ci riaccompagnò nella sala del trastullo, per entrare finalmente in quella porta misteriosa sul fondo della stanza. Era la saletta di sfogo e irrisione degli avversari: c'era una fila di sagome cartonate di tutti gli altri piloti della F1, a grandezza naturale, nessuno escluso. Di fianco c'era un cesto ricolmo di pomodori in uno stato che avrebbe compiaciuto Wittimarcio. Un gruppo di meccanici voleva mostrare ai bambini come funzionava il gioco, o meglio il rituale liturgico: uno di loro impugnò un pomodoro e lo scagliò contro la prima delle sagome cartonate, che ritraeva Fernandino: un attimo dopo Alonso era ancora più rosso del solito, fra le risa generali di tutti gli astanti, me compreso. Si ripetè la scenetta con la seconda sagoma, che era quella di Filippino: anche lui era diventato più scarlatto del solito, con l'ilarità di meccanici, bambini e maestre, e Amiltone. Oronero invitò quindi un alunno a bersagliare a sua volta una delle sagome in fondo alla sala, che ritraeva uno dei piloti delle Vergini. Operazione compiuta, e anche quel pilota poteva leccarsi i baffi col pomodoro...I meccanici ricominciarono a lanciare pomodori contro i primi bersagli della fila, che ritraevano i pilauti più temibili per la Red Bullo...era il turno di Gensone Bottone, la cui sagoma fu centrata in pieno, e qui scoppiai in una risata fragorosa che sovrastò quella di tutti gli altri. Stavo ormai lacrimando per le risate, quando improvvisamente vidi un bonzo di meccanico che, senza il minimo timore reverenziale e con la massima impudenza, scagliò un pomodoro contro la mia sagoma cartonata, che era subito dopo. In un istante la mia ilarità divenne furia funesta, mi alzai in piedi, estrassi dalla tasca i tre peperoni che avevo preso dall'orto rinsecchito di Vebbero e li scagliai contro quei meccanici sciagurati, con tale forza che caddero per terra come birilli. Oronero, subodorando l'inganno, chiamò fulmineamente lo staff della sicurezza, oltre a Vettello e Vebberone. Io uscii alla disperata dalla saletta e dalla sala del trastullo, trovando alcuni motorini che usano in Red Bullo per spostarsi da una parte all'altra dell'enorme stabilimento. Ne presi uno e scappai via a tutto gas... I miei inseguitori fecero lo stesso, ma mentre riuscii a seminare agevolmente gli addetti alla sicurezza, Vebbero e Vettello mi erano sempre alle calcagna, specialmente nelle curve lente, ove serviva un alto carico aerodinamico, mentre li distanziavo un po' in rettilineo (eppure erano tutti motorini Red Bullo!). Ad un certo punto mi accorsi che sul motorino c'erano il kers e il condotto F, e cercai di usarli ma erano rotti, neanche a farlo apposta. Quelli dei piloti Red Bullo invece funzionavano, e stavano quasi per raggiungermi...con astuzia mi misi a zigzagare irregolarmente, fintando di andare prima da una parte e poi dall'altra: Vebbero e Vettello si scontrarono, così come è già successo in campionato, e caddero entrambi. Me li ero tolti dalle calcagna. Ero ormai arrivato alla porta, che era ancora aperta, e stavo guadagnando l'uscita, ma mi si parò davanti Ruggero Chiaramente, il prestante e ipermelaninico fisioterapista del Vebberone, che tuonò i classici avvertimenti del caso: "Di qui non si passa" e "Ti spiezzo in due". Non c'era verso di scappare, era troppo tosto per me, e gli altri che avevo seminato stavano rapidamente tornando...Non avevo scampo, quindi mi preparai psicologicamente alla cattura, alla tortura, forse al trapasso, facendomi il segno della cruz. Ed ecco che compare all'improvviso proprio lei, Penelope Cruz, che seduce Ruggero Chiaramente e gli chiede di lasciarmi passare, allettandolo con la ricompensa di un bacio e un abbraccio...Ruggero, ammaliato e in fibrillazione, accetta e si scansa, lasciandomi uscire. La diva mantiene la promessa lanciandogli in mano un "bacio" Perugina e un "abbraccio" del Mulino Bianco, lasciando Ruggero deluso e perplesso...ma io e lei eravamo già fuori, al sicuro. Siamo saliti sulla mia Mc Ladren stradale e siamo sfrecciati via, verso la libertà.
La Cruz mi chiese se poteva accompagnarmi fino a casa e magari fermarsi da me per il fine settimana...io ci pensai un nanosecondo e risposi: "Massì, si può fare, tanto la pussicatta è andata in tournèe in Nuova Zelanda!" Così entrammo nella mia "bottega" e...abbassammo la serranda!
16:25 Scritto da: luigi-amiltone in sport | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: red bullo, trastullo, vebberone, vettellino, amiltone, oronero | OKNOtizie |
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