25/01/2012

Amiltone e la Poesia

Per permettere al mio animo fototropico di evadere dall'aterrima quanto teterrima cappa di polvere carboniosa che dal Precambriano opprime e circonfonde l'uggioso borgo vichingo di Vochingo, in cui sono testè confinato per necessità lavorative, mi sono poc'anzi dilettato a scartabellare alacremente nell'iridescente ed allocroico forziere delle reliquie del mio lustro passato recente, proprio in cerca di apriche amenità ed arcadiche facezie nel cui mirifico, beatificante, circonfulgente e flavescente antelio teporoso mi fosse possibile far evaporare il tedio atrabiliare del plumbeo e nefasto gravame Mc Ladren. Quest'edificante e sacrosanta "ricerca del tempo perduto" (come direbbe Alano Prosto celandosi dietro il suo fievole e traslucido pseudonimo di Marcello Prusto), oltre a farmi sovvenire "l'eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva, e 'l suon di lei [...]", ha riportato alla luce alcune sudate carte imputrescibili ed inincartapecoribili che possono vantarsi di ospitare, ormai indelebilmente inusti nella grana cellulosica, gli augusti grafemi di alcune struggenti liriche da me scritte nel febbraio del 2010, e cioè alla vigilia dell'epocale stagione che ha visto l'uscita di scena di Raikkone (ora provvidenzialmente tornato, forse nell'eretico intento di personificare il deus ex machina di quest'anno), il controverso ritorno dello Schiumàcchero e la leggendaria consacrazione del cherubico Vettellino. Si tratta di carmi di tono satirico-pamphlettistico che oggi possono far sorridere, e la mia austera giocondità è la prima a farlo, ma vi si trovano anche talune previsioni azzeccate, parecchi spunti di riflessione ed aspetti tuttora persistenti, rivelatisi caratteri invarianti della F1 degli ultimi tempi: e tutto ciò, in questo periodo di bassa marea agonistica, in questa mesta, cogitabonda e gemebonda quaresima motoristica, è quanto posso ostensibilmente offrire in pasto al vorace pubblico delle grandi occasioni, nella millennaristica attesa e nell'ottimistica speranza di poter replicare i quasi inattingibili fasti iconografici (e non solo) di post memorabili come Amiltone ed il Cinema, Fotoalbum di Ron e Fotoalbum.

 

Non ce n'è per nessuno     

Io, Luigi Amiltone,
unico e vero campione,
quest'anno svernicerò tutti
(sperando in pneumatici asciutti)
a partir da Gensone Bottone
(che considero un gran figaccione),
nonché Sebastiano Vettello
per finire al bel Barrichello.
Non c'è più Raikkone?
Che bello!
Senza il biondino ubriacone
campionato di più alto livello;
Ma rivoglio Nelsinnio Picchetto
in coda, o contro al muretto.
Martin Wittimarcio mi dice:
spingi a manetta ed è fatta,
ma basta con la meretrice,
lascia quella Pussicatta.
Non siamo più gregge d'armento           --->    ("frecce d'argento")
da quest'anno lo è lo Schiumàcchero,
che certo, sì, ha talento,
ma tanto alla fine lo inzacchero.
Mi fa ridere il povero Massa,
che tanto si prodiga e impegna
ma alla fine vedrai non mi passa.
Sono andati a spaccare la legna
i due fuoriclasse scarlatti
Fisichella e Badoero all'insegna
dei piloti negletti e ormai sfatti.
Fra gli allori iridati Gensone ancor ronfa:
e allor forza, Luigi Amiltone, trionfa!

 

A Michele Schiumàcchero

Mio caro kaisero sornione,
vetusto Michele Schiumàcchero,
io sono Luigi Amiltone
e vedrai che quest'anno t'inzacchero.
Lo so, sei protetto da tergo
da tale Nicola Rosbergo
che ti è egida e solido usbergo;
e poi c'è quel vecchio volpone
che di nome fa Rosso Marrone
e che sfrutta qualunque occasione.
Ma questo non basta a salvarti
dalla mia furia indefessa
ho imparato metodi ed arti
per sfogare la rabbia repressa.
Adriano Sottile m'aiuta
insieme a Roman Grossogianni
a riempir di medaglie la tuta
per i prossimi quindici anni
pertanto rinunzia, Michele
a scendere in pista quest'anno
se no una stagione di fiele
avrai, con tuo maximo danno.
Ed ora un messaggio a Gensone
perchè tenga bassa la cresta
sarò io in pole posizione
sarò io a correre in testa
sarò io l'inglese omaccione
che andrà sul podio a far festa
insieme a Martìn Wittimarcio
vincerò mille trofei
e tu, prima acerbo ora marcio
puoi andare a pescar con Sampei.

 

A Fernando Alonso

Alla cortese attenzione
del celebre Fernando Alonso:
ciao, sono Luigi Amiltone
per me tu sei tosto ma stronso.
Certo, la mia è presunzione,
ma vedrai, aspettiamo il responso:
tu, da grande campione
miri al successo più intonso;
ma giuro, sei fai lo sborone
ti sculaccerà lo zio Alfonso.
Comincia ad avere paura,
comincia a temere anche Massa,
Filippo ha la testa dura
e se ci si mette ti passa.
E bada: non farti aiutare
da Giacomino Alguersuari
se no ti farò tamponare
da Bu(sc)emi e i suoi loschi compari.
Mi hai già messo contro il buon Senna
ma di lui poco m'importa
per la foga lui sgomma, s'impenna
ogni gara per lui sarà corta.
Alonso, mollusco oppur pesce
bollito vetusto e ormai stanco
che, se per sorte gli riesce,
Santander già svende sul Banco.
Mi disse, Ron Tennis il saggio:
"Tranquillo, Ferraglia non vola,
più sfreccia il Ciao della Piaggio"
ma mi sa che non è più la sola,
se rimiro il mio macchinone
prodigio d'eterea bellezza
ricordami il grosso camione
che provvede all'urbana nettezza.
Chiamavasi "FRECCIA D'ARGENTO",
era un mito inossidabile,
ma parmi ora FECCIA DA SPENTO,
e tutto ciò è intollerabile;
non chiedermi come è possibile,
la colpa è di Wittimarcio,
certo, non è immarcescibile,
ma è figo più di Scamarcio.
Alonso, se mi dai del cafone
dirollo a Bernino Ecclestòne,
e tu primadonna ammuffita
ritirati dalla partita.
Ancor ti ricordo, ai bei tempi,
guardandoti in televisione
quando facevi gli scempi
alla Minardi, nero squadrone;
poi con Trulli ed il gran Fisichella
hai passato qualche anno da stella
lagnandoti con Flavio Briatore
per qualunque noia al motore.
Ci vedremo, mio caro Fernando,
sui circuiti stretti e roventi,
rammenta, io non sto scherzando,
tu farai parte dei lenti.

 

A Sebastiano Vettello

Vettello Vettello
ti parla Amiltone
leva casco e cappello
sei di fronte a un campione.
Tu sei molto giovane, ingenuo ed illuso,
bada a star dietro
o sarai fuoriuso.
Hai Marco Vebbero che ti fa scudo,
spero per te che sia anche il tuo drudo,
ma contro di me non ti servirà a nulla,
pertanto ritirati, torna alla culla.
Se fai lo spaccone
perchè bevi Red Bullo
Luigi Amiltone
leveratti il trastullo:
ricordi Cultardo?
stessa tua situazione,
dov'è, l'infingardo?
l'ha cacciato Amiltone.
E il giaguaro smeraldo,
e la freccia arancione?
Squagliatisi al caldo
respir d'Amiltone.
Rammenti Giampaolo?
Cognome Montoya...
Emigrato a San Paolo
vende semi di soia.
Ti sovvien dell'indiano
della gialla Giordana?
io gli ho dato una mano
ma ogni cosa fu vana...
com'è che sparì
dalla circolazione?
"Và via di qui!"
gli urlò un giorno Amiltone.
Ricordi Hakkinenno?
Un grande campione...
ma per cacciarlo un sol cenno
bastò a Luigi Amiltone.
E lo sai dov'è andato a finire
quell'Ainzo Araldo Frentzeno?
l'ho esiliato per sempre in Zaire
così ce n'è uno di meno...
che aveva fatto, il porcone?
cosa, quella testa matta?
Stava palpando il bel seno
della dolce mia Pussicatta...
disonor, grave insulto, ma almeno
picchiò duro Luigi Amiltone.
E rimembri il gran Mosleino,
quel che chiamavano Max?
fece un immondo casino,
ruppe concordia e anche pax:
or di lui tacciono i Media
come per maledizione
non c'è neanche su Wikipedia
grazie a Luigi Amiltone.
Ordunque, tirando le somme,
ho sbranato fior fior di campioni
non soltanto piallando le gomme,
ma anche rompendo alettoni...
e tu, Vettellino giocondo,
che ancora sei meno di zero,
vuoi farmi arrivare secondo?
Ma svegliati, scendi dal pero!

 

A Rudy  (I)  [un utente ferrarista del forum di Virgilietto]

Alonso, quel Fernando
un tempo in squadra meco
va da anni rabdomando
della gloria l'ultim'eco
profondendo ed essudando
di sforzi un grande spreco.
Egli nacque nelle Asturie
e divenne fuoriclasse,
ma non trattenne le sue furie
quando vinsi  a mani basse
con lui nel mio squadrone
in quell' anno sventurato
in cui il finnico Raikkone
ha impunemente derubato
del sommo titolo Amiltone.
Da allora, Alonso è ritornato
- fra i commenti biechi del paddocco -
a testa bassa dal suo indomito Briatore,
che per espiazione gli ha intimato
di disegnare il nostro monoblocco
per svelare i segreti del motore.
Non so dir se egli fu un allocco
o un aborto di disegnatore,
ma dopo il loro ultimo ritocco
squagliossi come burro il propulsore.
E questo è il gran campione?
Lo vuoi trionfatore?
Il trionfo di Amiltone
sarà il suo inceneritore.
E i discepoli di Oviedo?
ed il banco Santander?
questo io ti chiedo:
c'sa vout c'li possen fèr?

 

A Rudy  (II)

Oh caro, carissimo Rudy,
ti pasci di vani tripudi:
mi parli di Alonso e Schiumàcchero,
l'ho detto, entrambi li inzacchero.
In quanto al bel Ron, che tu chiami Dennis,
il gran Federero non lo batte a tennis.
Martìn Wittimarcio fa il tifo per me
e io dovrei perdere? Dimmi perché!

28/09/2011

Nota su "Amiltone ed il Cinema"

Se in alcuni fotomontaggi di Amiltone ed il Cinema visualizzate evidenti ed antiestetici aloni e macchie di colore nelle parti dove sono intervenuto per sostituire o modificare l'immagine originale, è per via del fatto che il livello di luminosità del vostro schermo è impostato su valori superiori a quelli del mio. Diminuendo a vista la luminosità del vostro monitor le "imperfezioni" arriveranno a scomparire nelle ombre e vedrete tutti i fotomontaggi come li ho effettivamente concepiti e voluti realizzare.

La relativa ottenebrazione del mio schermo è dovuta, come è ovvio e naturale che sia, in parte alla mia connaturata ipermelaninicità ed in parte alla mia assidua ed indefessa frequentazione della tenebrosa e tetragona sede Mc Ladren di Vochingo, ove non filtra mai un raggio di sole, e dove le giornate passano fra eclissi totali e noviluni.

29/08/2011

Amiltone ed il Cinema

Nella spasmodica e scalpitante attesa dei prossimi Gran Premi, Luigi Amiltone divulgherà Urbi et Orbi, ai lettori di buona volontà, molti succulenti dettagli e saporiti risvolti del suo rapporto con il Cinema, intendendo con ciò sia la semplice visione di film sia, in modo particolare, la grandiosa esperienza cinematografica in cui sono stato recentemente coinvolto, insieme a tutto lo scintillante e iridescente circo della F1; la documentazione fotografica che allegherò - con indefettibile abnegazione - sarà un prezioso ed inedito corredo al sagace racconto di cotanta indelebile epopea, che i signoroni di Ollivuddo già ci invidiano. Ma procediamo con ordine...

Essendo stato trapiantato nell'umida Anglia in tenerissima età, la mia infanzia non poteva esimersi, cinematograficamente parlando, dalla visione in serie di tutti quei noiosi e nebulosi film britannici prodotti parecchi anni fa dalla compagnia denominata "Organizzazione della schiera" (Rank Organization in dialetto sassòne), quella che aveva come logo il famoso "suonatore di gong", figura misteriosa e archetipica che compariva prima dei titoli di testa per fracassare i timpani degli spettatori. Di tutta quella serie di vecchie pellicole uggiose e deprimenti quella che riuscivo a sopportare di più, tanto per volerne trovare una a tutti i costi, era I 39 scalini, storia a tinte fosche di sanguinario spionaggio prussiano (con pianificazione di un attentato internazionale) in seno all'alma Inghilterra del 1914: una pellicola veramente degna del nonno di Ron Tennis, come concorderà chi ha letto il mio post Storia di Ron. Ridotto allo sfinimento da quella lunga serie di bigi polpettoni propinati per interminabili lustri in tutti i cinema di Stefanaggio e dintorni, nonchè sui noiosi canali televisivi britannici, il mio interesse per la cinematografia si era già ridotto ai minimi termini ai tempi delle scuole superiori, e rimase molto basso ancora per alcuni anni. Il punto di svolta è arrivato pochi anni fa, quando mi è arrivato a casa un volantino che pubblicizzava un innovativo cineforum a seduta unica: esso si proponeva, nelle 6 ore di un unico pomeriggio, di operare un sintetico compendio critico dell'intera storia del Cinema, proiettando subito dopo quelli che venivano chiamati "gli unici due veri pilastri del Cinema di tutti i tempi", una insuperabile coppia di pellicole da cui non si poteva prescindere, a differenza di tutte le altre, tra cui c'erano tutti i banausici film "del gong" da me visti in gioventù. La cosa mi intrigava, e la proposi anche alla Pussicatta, che fu ben lieta di venire, in quanto quel giorno tutti i centri commerciali e le buticche d'alta moda erano chiuse. Arrivati nella sala del cineforum, gremita in ogni ordine di posti, la mia mente iperattiva cominciò subito ad arrovellarsi per cercare di indovinare quali potessero essere quei due leggendari e supremi film di culto: Via col vento e Ben Hurro? I Dieci Comandamenti e 2001 Odissea nello Spazio? Casablanca e Il Dottor Zivago? C'era una volta il West e C'era una volta in America? La Corazzata Potemkin e I sette samurai? Quo vadis? e Incontri ravvicinati del terzo tipo? La dolce vita e Novecento? D'altronde per buona parte di questi film non sarebbe stato possibile vederne due di seguito in meno di 5 ore...il mistero si faceva sempre più fitto. La Pussicatta, dal canto suo, sperava che proiettassero La Sirenetta e Torta americana, dando ulteriore prova di essere un po' mentecatta. Anche il resto del pubblico si interrogava freneticamente sulla scelta dei film, su cui era stato mantenuto il più assoluto riserbo da parte degli organizzatori. Finalmente arrivarono questi ultimi, con la pompa magna d'un cattedratico collegio docenti di Oxfordo, reggendo in mano alcuni appunti disordinati e due anonimi DVD registrati da loro stessi. La prima impressione che suscitarono in me fu quella del "tanto fumo e niente arrosto", e si tenga presente che Luigi Amiltone raramente s'inganna. Difatti cominciarono con il loro "compendio critico della storia del Cinema", con il quale passarono in pochi minuti e con poche parole dai film muti all'ultimo capitolo della saga magica di Arrigo Vasaio, dai più conosciuto col nome idiomatico di Harry Potter. Si arrivò troppo presto al momento delle proiezioni, cui sarebbe seguito un commento critico e un breve dibattito. Dopo un magniloquente preludio di fanfare si annunciarono i due titoli trascendentali, le colonne d'Ercole del Cinema d'ogni tempo: scoprii con cocente delusione, atroce disillusione e somma desolazione che si trattava di Fiorina la vacca e Acapulco prima spiaggia...a sinistra. Circa il 90% del pubblico sciamò verso l'uscita vociando selvaggiamente, ed era quello che avrei voluto fare anch'io, ma quel colpo mi fece svenire per un paio di minuti. Quando rinvenni stavano inserendo il DVD del primo film nel lettore, così mi affrettai ad alzarmi per uscire, convinto che la Pussicatta mi avrebbe subito seguito. Invece la mentecatta, sebbene le sue aspettative non fossero state esaudite, era tutta ringalluzzita perchè quei titoli le piacevano molto, e voleva rimanere a vederli: non solo rimase pervicacemente seduta, ma mi ghermì bruscamente il braccio per impedirmi di andarmene, e non riuscivo a divincolarmi. In pochi secondi si spensero le luci e uno degli organizzatori tuonò: "Chi è fuori è fuori, chi è dentro è dentro!" Assai contrariato tornai a sedere, con l'intento di scivolare comunque via il prima possibile, cercando di non farmi vedere. Ma la Pussicatta, sospettando questa mia intenzione, mi tenne avvinghiato ininterrottamente per tutte quelle ore, cosicchè dovetti rimanere fino alla fine. In sala erano rimasti, oltre a noi, solo pochi altri, al massimo una decina di persone: come si può ben immaginare, erano gaudenti e scanzonati scapoloni tra la mezza età e l'età pensionabile, impazienti di vedere o rivedere qualche scena di sapore boccaccesco e sghignazzare sguaiatamente ad ognuna delle salaci battute volgarotte che tempestavano quei due film. Al termine delle proiezioni ero un po' disgustato dalla grana grossa di quei filmetti (che peraltro avevo già visto a sprazzi quando li guardava il mio venale babbo Antonio), mentre la Pussicatta era in fibrillazione, e avrebbe voluto rivederli dall'inizio. Qualche birbaccione seduto dietro di noi gridò verso gli organizzatori: "E ora vogliamo Giovannona Coscialunga, disonorata con onore! Vogliamo la Giovannona!" Con mia somma sorpresa gli organizzatori, allibiti, sbiancarono: lo trovavano tanto meno edificante dei film da loro proiettati? Più o meno sono tutti e tre dello stesso rango...Ma il peggio fu che gli altri spettatori a loro volta reiterarono e rinfocolarono a gran voce l'esecrabile proposta, e la Pussicatta divenne la più scalmanata ed insistente sostenitrice di quel plebiscito popolare e fomentatrice di proteste, in quanto da piccola aveva visto solo il primo tempo di quel film (e l'aveva adorato) e voleva vederne una volta per tutte la seconda parte. Inoltre idolatrava sia l'Edvigia Fenecca che Pippo Franco, protagonisti dell'incriminata pellicola. Gli organizzatori, riavutisi dal temporaneo deliquio, se ne andarono in fretta e furia, temendo un linciaggio da parte di quel manipolo di esagitati che pretendeva a tutti i costi di vedere il film, che loro non avevano materialmente e che non avrebbero comunque avuto intenzione di proiettare. Svaniti nel nulla gli araldi della sacra arte del Cinema, pian piano gli scapoloni eccitati si calmarono, e tornarono a casa. Alla fine anche la mia fidanzata si arrese all'impossibilità della proiezione ed accettò di rincasare, pur pretendendo che per il suo compleanno io le regalassi il DVD di quel famigerato film, oltre a quelli degli altri due cui avevamo assistito. Quello stesso anno, dopo l'incredibile delusione di quello scadente cineforum, mi appassionai al genere "occidentale", ossia western, e soprattutto ai memorabili film di Sergio Leone. Nelle sale cinematografiche di Stefanaggio, che tuttora non rincorrono le effimere ultime mode, proiettavano ogni sabato uno di questi bei film, e io non mancavo mai un appuntamento, trascinandomi dietro una Pussicatta non troppo entusiasta per via di tutte quelle polverose sequenze di galoppate, sparatorie, silenzi di tomba, e di tutti quei brutti ceffi dalle barbacce scure. In particolare ella sviluppò una viscerale avversione per uno dei protagonisti di quei film e di molti altri western in genere: il mitico e grifagno Leo Van Cliffo, che alcuni sceicchi da me conosciuti preferiscono chiamare pittorescamente "Leo Van Califfo". Ebbene, anch'io mi inchino alla volontà dei ricchi sceicchi e lo chiamerò a mia volta così. Questo senso di repulsione anticaliffiana nacque in lei la prima volta che lo vide, ossia nel film Per qualche dollaro in più; bisogna però notare che in questo film, a differenza di tanti altri, il nostro Van Califfo è uno dei "buoni", sebbene procuri ai becchini diversi cadaveri  (il nostro Leo interpreta il colonnello Mortìmero, cognome azzeccato dato che, in effetti, quasi tutti quelli che hanno a che fare con lui muoiono alla svelta). In aggravante, egli difetta di buona creanza, dimostrando fin dalla prima scena di infischiarsene altamente dei regolamenti ferroviari (sul treno si aggrappa, con supremo egoismo e menefreghismo, al freno di emergenza per scendere alla stazione dell'ubertosa e ridente cittadina di Tucumcari, in cui non era prevista fermata) e, poco dopo, irrompendo con un calcio nella stanza in cui un'allegra signorina stava facendo il bagno, cercando vanamente di scusarsi con un tardivo e banale "Perdono, madama" pronunciato in Francese prima di andarsene.

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Colonnello Douglasso Mortìmero (Leo Van Califfo)

 

 

 

 

 

La settimana seguente siamo andati al cinema a vedere I giorni dell'ira di Tonino Valerii, e la Pussicatta si è nuovamente trovata davanti lo spauracchio Van Califfo, questa volta nel ruolo del cattivo Franco Telbio, misterioso e portentoso pistolero di mezza età che arriva nell'ameno paese di Cliftone, e che, spalleggiato dal giovane Scotto Maria di cui diventa maestro d'armi e di vita (povero lui!), riuscirà via via ad uccidere, mediante duelli, tranelli, carte bollate ed astuzie assortite, varie autorità e personalità illustri del luogo, arrivando di fatto ad avere in pugno la cittadina e farne il "proprio regno". Alla fine del film la Pussicatta aveva un forte senso di nausea.

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Franco Telbio (Leo Van Califfo)

 

 

 

 

 

Ma il peggio per lei doveva ancora arrivare: il sabato successivo la trascinai a vedere il sontuoso Il buono, il brutto, il cattivo, episodione finale della celebre Trilogia del Dollaro. Lì Van Califfo interpreta il  tetro e cattivissimo sergente Sentenza, individuo orrido, avido e sanguinario di fronte al quale la Pussicatta ebbe diversi conati di vomito e convulsioni da mentecatta, soprattutto nella scena il cui Sentenza malmena violentemente una meretrice nella semioscurità per estorcerle informazioni: la mia ragazzona, che dice di immedesimarsi molto in quella povera vittima muliebre, è rimasta traumatizzata a vita da quei fotogrammi. Oltre a ciò, Sentenza compie altri gesti riprovevoli: va a casa di un povero diavolo per ucciderlo su commissione e prima di farlo tergiversa silenziosamente e gli scrocca un lauto pasto, senza che il poveretto si sia mai sognato di invitarlo a tavola; fa derubare i prigionieri sudisti del suo accampamento militare e gestisce un bieco traffico di ricettazione dei loro effetti personali; nello stesso campo fa torturare nientemeno che Tuco Benedetto Pacifico Giovanni Maria Ramirezzo (detto "il Porco"); ma in particolare, cosa più grave di tutte, nelle ultime scene del film tratta il "Biondo" Clinto Foresta dell'Est come un qualsiasi manovale, gettandogli ai piedi una vanga e intimandogli di scavare una fossa (il "Biondo" fa bene a rifiutare sdegnato, lasciando l'onere dello scavo solo a quell'impulsivo e zotico omaccione di fatica di Tuco, interpretato da Elia Vallacchio) per dissotterrare la famigerata cassa di dollari di cui si parla per tutto il film.  Alla fine del film la Pussicatta era svenuta, e dovetti portarla in braccio fino alla macchina (che fatica!).

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Il sergente Sentenza (Leo Van Califfo)

 

 

 

 

 

 

La settimana successiva toccò al film Il ritorno di Sabata; la Pussicatta pensava di ingannarmi dandosi per ammalata. Scoprii la pantomima e la trascinai a viva forza al cinema, rassicurandola dicendo che quel film era di tutt'altra categoria rispetto a quelli di Sergio Leone, e quindi era improbabile che ci fosse quel ceffo del Califfo. Ma arrivati davanti al cinema, nella locandina del film vedemmo giganteggiare proprio quest'ultimo, e la mentecatta cominciò ad urlare sguaiatamente, si divincolò e corse a casa. Io entrai normalmente e mi gustai le imprese del Baffo.

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Sabata (Leo Van Califfo)

 

 

 

 

 

 

 

 

La settimana successiva fu il turno di un altro western, Mezzogiorno di fuoco. La mia fidanzata si era asserragliata in casa, e non voleva più vedere western in vita sua, per timore di rivedere quello sgherro del Califfo. Le spiegai pazientemente che il film in questione era molto precedente rispetto agli altri, era addirittura in bianco e nero, ed era assai improbabile ritrovarci l'odiato baffino, che probabilmente a quel tempo remoto frequentava ancora le scuole superiori; inoltre la rinfrancai informandola che c'era la rassicurante presenza di Gario Cooperativo come protagonista. Lei, risollevata, accettò di venire. Si erano appena spente le luci in sala quando ecco spuntare inesorabilmente, accompagnato da una musichetta tambureggiante, il faccione di un giovanissimo Leo Van Califfo, di cui io stesso non mi sarei mai aspettato la presenza.

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Riecco il nostro eroe!

 

 

 

 

 

 

La mentecatta andò in crisi isterica e urlò come una indemoniata, tanto che un nostro vicino di poltrona consigliò di contattare subito un esorcista. Con sommo imbarazzo e vergogna portai fuori l'invasata, la chiusi in macchina e poi mi riprecipitai in sala per assistere al film, che però mi ha lasciato sostanzialmente deluso: mi aspettavo molta più azione. Per la gioia della Pussicatta, quella fu l'ultima pellicola della rassegna western di quell'anno: la settimana successiva si passava a film ben più recenti e di genere diverso, a partire da 1997 - Fuga da Nuova York. Ma la mentecatta non voleva ugualmente venire al cinema, perchè ogni volta che vedeva un film con me finiva in tragedia. Le diedi tutte le rassicurazioni del caso, facendo leva sia sul fatto che il film non era più un western, sia sul fatto che il baffino era sicuramente diventato troppo decrepito per recitare ancora. Ma riuscii a convincerla solo informandola del fatto che il protagonista era quella nerboruta virilità ipertestosteronica di Curto Russello, omaccione che risvegliava in lei "animaleschi istinti primordiali di natura imprecisata", come mi disse.  Come molti sapranno, la trama vede il suddetto Curto, che interpreta un coriaceo e famigerato galeotto condannato alla pena capitale, essere costretto dalla polizia ad entrare nottetempo nell'isola-carcere di Manatta,  per portare in salvo il Presidente degli Stati Uniti, che ci era caduto dentro eiettandosi con un'apposita capsula di salvataggio dal suo stesso aereo, che era stato dirottato dai terroristi proprio per schiantarsi contro i grattacieli cittadini. Ma indovinate un po'...chi è il commissario di polizia che costringe il nostro eroe a cotanta impresa, pena una morte atroce? Un incanutito Leo Van Califfo!

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Ancora lui...sempre lui!

 

 

 

 

 

 

La Pussicatta, svenuta, cadde come corpo morto cade, esanime sulla poltroncina del cinema; ma io avevo da guardare il film, e non le diedi neanche retta. Ho così assistito all'avventurosa incursione di Curto Russello nella spettrale Nuova York diventata pericolosa prigione infestata da ogni genere di depravata gentaglia: ma la principale preoccupazione del nostro baldanzoso antieroe sembra essere, più che quella di trovare il Presidente e salvarlo, quella di farsi chiamare "Iena" da tutti i poco raccomandabili sgherri che incontra. Tutti costoro, peraltro, lo ritenevano morto, e dunque inizialmente è comprensibile la loro ritrosia a dare della iena a una persona da tempo ritenuta defunta. E' da notare come invece alla fine del film, incontrando nuovamente l'antipatico commissario Leo Van Califfo, il nostro Iena, con un clamoroso voltafaccia, ci tenga ora a farsi chiamare per cognome, avendo forse capito che è meglio non dare tanta confidenza a quell'odioso baffino che spunta fuori in tutti i film. Ma torniamo al Presidente degli Stati Uniti, da salvare dalle grinfie dei perversi e sadici criminali di Manatta: egli, interpretato da Donaldo Piacenza, subisce alcune torture ed esperienze sgradevoli. A dire il vero, il cinema ha sempre bistrattato un po' il nostro Donaldo: nell'immarcescibile Altrimenti ci arrabbiamo egli si becca una bella forchettata sul dorso della mano, mentre ne Il Conte di Montecristo, versione del 1975 con Riccardo Ciambellano e Tonio Curtis (da non confondere con Antonio De Curtis, vero nome del "principe della risata"), il pingue Donaldo finisce per suicidarsi con un colpo di pistola, dopo essere finito in bancarotta. Alla fine della proiezione di 1997 - Fuga da Nuova York recuperai la Pussicatta, che nel frattempo era rinvenuta, e la riaccompagnai a casa. Lei proclamò Urbi et Orbi che non sarebbe mai più venuta al cinema con me, ed io risposi che in tal modo mi avrebbe fatto un gran piacere, perchè ogni volta faceva delle sceneggiate indegne e mi costringeva a farle da infermiere, psichiatra, esorcista e pure da facchino, quando dovevo riportarla a casa di peso. E tutto per quale ragione? Per quel simpatico baffino del Califfo!

Da allora passò qualche anno tranquillo, in cui peraltro i miei fitti impegni targati Mc Ladren mi hanno lasciato poco tempo per guardare dei film...ma se la Formula 1 aveva cacciato via per la porta di servizio il Cinema dalla mia vita, quella stessa Formula 1 lo stava per fare rientrare dallo spalancato portale di una cattedrale gotica, tanto per usare una metafora. Circa un mese fa è infatti accaduto che Bernino Ecclestone, durante una riunione con i capi delle scuderie del gran circo, si sia lamentato della poca remuneratività globale della F1, che nonostante tutte le arzigogolate macchinazioni introdotte in questi anni continua a non offrire più un grande spettacolo; la soluzione avanzata da Bernino, in modo ovviamente autocratico ed impositivo, è stata quella di abbinare ad ogni GP la successiva proiezione di una pellicola che fosse il fedele rimacchio (ossia rifacimento) - prodotto ed interpretato direttamente da noi della F1 (per limitare al minimo i costi di produzione) - di film celebri e pluripremiati. Per esempio, dopo il GP d'Italia Bernino ha pensato di proiettare la "versione da paddocco" de I Dieci Comandamenti, che ripropone una trama identica ma sostituisce i personaggi originali con noi pilauti, i nostri tecnici, capisquadra ecc., arrivando persino a rispolverare alcune pregiate vecchie glorie della F1, sia superstiti che decedute dinanzi alla voracità del tempo edace e alla diabolicità del destino beffardo. Lo stesso varrà per tutti gli altri film che rivisiteremo. Naturalmente i personaggi che ognuno di noi andrà ad interpretare saranno selezionati in virtù di spiccate somiglianze fisiche e/o analogie caratteriali; e così come il produttore di tutti questi film sarà il caro Bernino, il supremo regista sarà il nostro granitico Ron Tennis, che è destinato a diventare demiurgo cinematografico di prim'ordine. A tal proposito egli si è fatto portare, il primo giorno di riprese, un poster(o) che raduna le foto di tutti i più celebri e grandi registi: vi si trovano, per citarne qualcuno, Sergio Leone, Alfredo Icciococco, Stefano Spilbergo, Stanleino Cubricco, Steno, Federico Fellini, Vittorio De Sica, Dario Argento, Francesco Truff'auto, Frizzo Lango, Cecilio Blonto dei Mille, Ridleino che Scotta, Tonio che Scotta, Giovanni Carpentiere, Giacomo Camerone, Rolando Emmericcio, Davide Lince, Pietro Almodovaro. Ebbene, Ron fissò quel poster(o) con sguardo truce e ringhiando sinistramente, finchè se ne uscì, improvvisamente, tuonando un "mi fate ridere, mi fate", ma senza accennare nè ad una risata nè al minimo sorriso. Ma bisogna considerare che un ringhio meno minaccioso di altri corrisponde, nella scala gestuale e comunicativa di Ron, a un benevolo sorriso, o addirittura ad una distensiva, sebbene sarcastica, risata. In ogni modo proseguì: "Vi farò vedere io come lavora un vero regista!" e incenerì il poster(o) con il solo sguardo. Ebbene, è giunto il momento di passare in rassegna i film che abbiamo rivisitato, mostrando in anteprima planetaria gli inediti fotogrammi che le più grandi case cinematografiche, come la Pitture Paramonte, la Volpe del Ventesimo Secolo, e la Universale già hanno principiato ad invidiarci.

Cominciamo con la prima pellicola che proietteremo: l'immortale ed immarcescibile I Dieci Comandamenti di Cecilio Blonto dei Mille: un film che persino alcune rocce metamorfiche degli strati profondi della litosfera hanno già visto più volte. Inutile dire che per sostituire i monumentali protagonisti originali nell'interpretazione di personaggi storici altrettanto straordinari servivano figure di caratura eccelsa: sfruttando una certa somiglianza Ron diede allo Schiumàcchero la parte di Mosè, andando così a sostituire quel grandioso finto èstone di Carlone Estòne; io lo fronteggiai nella parte di Ramesse, sostituendo Iullo Brinnero: antagonista di lusso, certo, ma pur sempre figura perdente ed anche invidiosa...e prima o poi Ron mi sentirà...Comunque sia, il contraltare è avere come Nefertari la Pussicatta, e poterle rivolgere sprezzantemente quell'indimenticabile ed impareggiabile battuta maschilista: "Tu sarai la mia sposa, e sarai mia ogni qualvolta ti desidererò...e questa sarà la mia più grande gioia. Che tu ne gioisca o no non mi interessa...ma io credo di sì!". Ed anche il poter suggellare ogni mio comando con la stentorea formula "Così sia scritto: e così sia fatto" è stato molto gratificante...

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                                                          Mosè (Carlone Estòne)       

 

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Mosè (Michele Schiumàcchero)

 

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Ramesse (Iullo Brinnero)             Ramesse (Luigi Amiltone) 

 

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Nefertari (Anna Bàxtera)                               Nefertari (Pussicatta)

 

Forse in pochi se ne accorgerebbero se non lo dicessi apertamente, ma la nostra versione de I Dieci Comandamenti è sottesa da un pregnante simbolismo, finalizzato ad una eloquente allegoria degli ultimi anni della Ferrari e dei ferraristi. Cominciamo dall'inizio: la schiavitù del popolo di Israele, asservito da quattro secoli al giogo degli Egiziani, è eloquente metafora dei grigi anni Ottanta e Novanta della Ferrari, in cui la scuderia di Maranello era soggiogata dallo strapotere di Guglielmi e, in particolar modo, Mc Ladren. Nei panni del faraone io rappresento dunque, pur in anticipo sui tempi (ma non si poteva certo dare la parte di Ramesse a quel biondino di Hakkinenno!), l'ultimo sovrano Mc Ladren che, nell'epocale momento della riscossa Ferrari, si trova a fronteggiare l'eroico "liberatore" della parte opposta: lo Schiumàcchero, omologo di Mosè. Così come gli Ebrei si affrancano dagli Egiziani, la Ferrari riesce a risollevarsi dal giogo Mc Ladren e ritorna all'antica gloria. L'attraversamento del Mar Rosso simboleggia l'incedere trionfale dello Schiumàcchero e dei suoi accoliti nella marea dei successi Ferrari negli anni 2000-2004, con impetuose mareggiate di orgoglio scarlatto che travolgono gli impotenti uomini Mc Ladren così come i flutti delle acque che si richiudono spazzano via i soldati egiziani. Dopo la traversata del Mar Rosso, il Popolo Eletto, ebbro della sua nuova libertà che pare incondizionata e sterminata, comincia ad alzare troppo la cresta, a gozzovigliare e ad abbandonarsi ai peggiori vizi ed eccessi: allo stesso modo dopo il 2004 i ferraristi, ormai tronfi e montati in superbia, cominciarono a pascersi di miraggi di invincibilità, prendendo la nuova stagione sottogamba. Così come il Signore punì il Popolo d'Israele dalla dura cervice con il lungo esilio nel deserto, i ferraristi dovettero sopportare il digiuno di titoli degli anni 2005 e 2006. Mosè, ormai molto invecchiato, lasciò la sua gente nelle sapienti mani del più giovane Giosuè ed ascese al Cielo; allo stesso modo lo Schiumàcchero, alla fine del 2006, lasciò la guida della sua Ferrari a Raikkone (che non assomiglia per niente al Giosuè del film, mentre in seguito fortunatamente si rimediò sostituendolo con Nandino, che invece è molto più simile) e si ritirò onorevolmente dalla F1. Il fatto è che il tedescone avrebbe fatto meglio a non tornare: ora, per coerenza, bisognerebbe aggiungere, rispetto alla trama del film originale, una sequenza in cui Mosè ritorna sulla terra,  scoprendo che il suo antico ascendente sul popolo è ormai svanito e che le giovani generazioni lo hanno già dimenticato per altre figure di riferimento, che lo hanno soppiantato definitivamente.

Ma passiamo agli altri film che rifaremo: continuando con il genere dei colossali di carattere biblico e storico abbiamo in cantiere anche Ben Hurro, Quo Vadis? , Spartacus e La Tunica, ma per questi non abbiamo ancora girato neanche una scena. Per quanto riguarda l'ultimo film elencato a dire il vero Ron ha qualche dubbio e ritrosia, perchè sa benissimo che se lo girassimo tutti noi della casta (cioè del cast), ci divertiremmo per settimane a girovagare con occhi spiritati per il set chiedendo "C'eri...laggiù?", oppure a pronunziare con soverchia umiltà le parole di un anziano israelita che nel film offre la cena al protagonista: "Non hai desinato? Forse vorrai onorare il mio povero desco". In ogni caso si tratta di un signor film, e meriterebbe che Ron gli conferisse nuovo lustro con la sua regia. La Tunica, come molti sapranno, si vanta di essere il primo film in Cinemascope: il mio venale babbo Antonio, che a suo tempo l'ha visto al cinema anglocaraibico dell'isola di Barbadosso, mi ha potuto confermare la cosa in tutto e per tutto. Mi ha infatti raccontato che entrando in sala, per la prima volta in assoluto,  su ciascuna delle due pareti laterali era stata disposta una nutrita fila di scope, in modo che al termine della proiezione quei villanzoni degli spettatori, o meglio uno per ciascuna fila, scelto con sorteggio, provvedesse da sè a ripulire il pavimento della propria fila di poltrone dalle briciole di poppo corno e affini. Si trattava indubbiamente di un salto di civiltà di portata epocale: ma c'è da sottolineare che in quelle isole ci sono sempre stati alcuni bricconi e bucanieri che di civile avevano ben poco, e lasciavano sul pavimento del cinema anche bucce di banana e scorze e foglie d'ananasso, provocando dei pasticci inauditi quando venivano pestate. Alcuni di questi lazzaroni erano i turpi sicari di un temutissimo malavitoso di origine straniera, tale "Uomo Del Monte" che imperversava in tutto il Sudamerica e anche in America Centrale. Sulla nazionalità di questo misterioso individuo, che nessuno aveva mai visto (forse chi l'ha visto in faccia è trapassato prima di poterlo raccontare in giro), c'era la più assoluta incertezza: dal cognome poteva essere tanto islandese quanto coreano, tanto togolese quanto cingalese. Si sapeva soltanto che perpetrava razzie di frutta - che poi vendeva (fondando così un vero impero commerciale e diventando ricchissimo, coniando poi a proposito lo slogan(o) "La frutta frutta") a prezzi astronomici - e scorribande di vario tipo, tanto da essere diventato il terrore di tutta l'America latina. Gli bastava pronunciare o meno un semplice "sì" per decretare la sorte di chiunque, persino di intere popolazioni: si narra che una volta una intera tribù amazzonica rimase col fiato sospeso per sedici anni di fila, perchè l'Uomo del Monte doveva decidere se bruciare o no le loro capanne, dato che gli uomini della tribù avevano a suo tempo cercato di impedire che le truppe mercenarie di Del Monte depredassero di banane la loro foresta (forse se i nativi avessero potuto contare su Banana Joe sarebbe finita diversamente, e in modo più spiccio). Al termine ultimo per il pronunciamento della sentenza, l'Uomo del Monte decise di astenersi dal dire "sì", così la tribù fu graziata e non vi fu alcun incendio. Ma torniamo ai suoi sgherri in quel cinema di Barbadosso in cui c'era anche mio padre: quegli zotici, prevedibilmente, non avevano alcuna intenzione di impugnare la scopa e pulire tutto il sudiciume che avevano causato, e stavano litigando col titolare, il quale si appellava al classico "la legge è uguale per tutti". Per evitare momenti di tensione, mio padre, confidando in un miracolo, consigliò che a dirimere la questione fosse la sola autorità cui quei sicari si sarebbero piegati: l'Uomo Del Monte in persona. Fece questa proposta e uno dei sicari, mettendosi a ridacchiare, accettò subito di telefonargli per chiedergli se dovevano pulire, certo che il capo li avrebbe esentati dall'incombenza.  Ma la sentenza del misterioso imperatore della frutta fu di tutt'altro avviso (dimostrando un barlume di civiltà a fronte di tutti i suoi nebulosi crimini esecrabili), così colui che gli aveva telefonato tornò in sala proiezioni e disse agli altri, con aria abbacchiata, "l'Uomo del Monte ha detto sì". Tirarono poi a sorte fra loro per designare chi doveva pulire, mentre gli altri nel frattempo si sorbirono un succo di frutta. Debbo riconoscere che in quel frangente mio padre ha saputo operare come strumento della Provvidenza, quasi con il mio stesso successo. Ma lui non aveva nessun casco giallo salvifico-redentivo fra le mani...comunque, ciò non toglie che sia venale ed egoista, perchè come ho detto più volte mi ha abbandonato svendendomi in tenera età al tirannico Ron per qualche verdone, e da quando ho cominciato a vincere in serie e a guadagnare grandi somme è magicamente rispuntato fuori per rivendicare cospicue percentuali sui miei incassi.

Ma proseguiamo con i film che noi del paddocco abbiamo girato durante le vacanze appena concluse: si annoverano in particolare i film della Trilogia del Dollaro di Sergio Leone, nonchè il magistrale ed inincartapecoribile C'era una volta il West, e qualche scena di Giù la testa. Partiamo dai primi tre: mentre per l'onnipresente, logorroico ed emotivissimo personaggio interpretato da Clinto Foresta dell'Est (ossia Joe/Il Monco/Il Biondo) non c'era alcun problema di identificazione dell'attore fisicamente più simile, che Ron riconobbe subito in Gensone Bottone, qualche difficoltà in più si è palesata quando c'è stato da scegliere chi doveva impersonare gli altri personaggi principali, ossia quelli impersonati nella versione originale da Gian Maria Volonté, Leo Van Califfo ed Elia Vallacchio. Nessuno, tra i pilauti presenti, passati e trapassati, sembrava assomigliare troppo a quei tre, finchè, aggirandosi in un angolo remoto del paddocco, il sottoscritto Luigi Amiltone ebbe una fulminazione: l'unico che poteva assomigliare al terribile Leo Van Califfo era Riccardo Bransòne, barbuto capo scuderia delle Vergini, che inizialmente era rimasto in disparte dagli altri perchè s'era beccato una malattia tropicale contagiosa. Una volta guarito gli vennero dunque affidate le parti del Baffo, e le svolse egregiamente. Per quanto riguarda il barbuto Elia Vallacchio, che ne Il buono, il brutto, il cattivo interpreta il già nominato Tuco Benedetto Pacifico ecc. ecc., si decise di rimpiazzarlo con Nandino, a cui, come si vedrà, era già stato affidato un personaggio simile in  C'era una volta il West. Bisognava ora trovare un sostituto per i ruoli originariamente interpretati da Volontè, che erano fondamentali nei primi due film. Inizialmente si scelse nuovamente Ferdinando, che non era poi così dissimile e fece una buona impressione nel provino, ma Filippino, vedendo che il compagno di squadra aveva già tre ruoli e lui nessuno, scoppiò in un fragoroso pianto e in una crisi di identità ("Ma allora io chi sono? Non valgo proprio niente? Ma in fondo tutti noi chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Con che macchina ci andiamo?"): Ron, dimostrando una generosità che nessuno di noi avrebbe mai sospettato, decise di accontentarlo cedendogli i ruoli di Volontè (Ramone Rosso in Per un pugno di dollari e l'ancor più feroce Indio in Per qualche dollaro in più), dato che anche in Pippino si ravvisava una certa somiglianza con l'attore italiano. Il nostro Massa, galvanizzato, già cominciava a fare lo spaccone e ad atteggiarsi a cattivone (ce lo vedete, Filippino?); inoltre, interpretando l'Indio nel secondo film, Filippino avrebbe finalmente avuto  l'occasione cinematografica di ammazzare in duello il proprio mentore Barrichello (come mostrerò fra poco), con il quale ultimamente non andava più molto d'accordo, dopo il furioso risentimento di quest'ultimo che era seguito alla frase filippiniana "Non farò la fine di Barrichello", come ho a suo tempo narrato in un commento sulle pagine sportive di Virgilietto. Ebbene, mostro ora i risultati del lavoro di noi tutti sul set...

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Joe/Il Monco/Il Biondo          [Ramone Rosso]/Indio    [Col. Mortìmero]/Serg. Sentenza

(Clinto Foresta dell'Est)         (Gian Maria Volontè)         (Leo Van Califfo)

 

 

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Joe/Il Monco/Il Biondo          [Ramone Rosso]/Indio    [Col. Mortìmero]/Serg. Sentenza

(Gensone Bottone)               (Filippo Massa)                (Riccardo Bransòne)

 

 

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Joe (Clinto Foresta dell'Est) e l'oste Silvanito (Giosuè Calvo) in Per un pugno di dollari        

 

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Joe (Gensone Bottone) e l'oste Silvanito (Flavio Briatore) in Per un pugno di dollari   

  

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 Joe/Il Monco/Il Biondo                                       Joe/Il Monco/Il Biondo

(Clinto Foresta  dell'Est)                                    (Gensone Bottone)  

 

                                                                                                                                                                                                             

 

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Joe/Il Monco/Il Biondo                    Joe/Il Monco/Il Biondo 

 (Clinto Foresta dell'Est)                   (Gensone Bottone) 

 

 

gianmaria-volonte-in-una-scena-del-film-per-un-pugno-di-dollari-42581.jpgIndio (Gian Maria Volontè)

 

 

 

 

 

 

 

nandino indio.jpgIndio (Fernando Alonso)

 

 

 

 

 

 

 

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Indio (Filippo Massa)

 

 

 

 

 

 

 

 

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Traditore dell'Indio                Traditore dell'Indio

(Lorenzo Robledo)                 (Rubenso Barrichello)

 

[Questo personaggio verrà ucciso in duello dall'Indio.]

 

 

 

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Colonnello Mortìmero (Leo Van Califfo)         Colonnello Mortìmero (Riccardo Bransòne)

 

 

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Serg. Sentenza (Leo Van Califfo)      Serg. Sentenza (Riccardo Bransòne)

 

 

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Tuco (Elia Vallacchio)            Tuco (Fernando Alonso)

 

 

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Capitano nordista avvinazzato (Aldo Giuffrè) ne Il buono, il brutto, il cattivo

 

 

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Capitano nordista avvinazzato (Gian Paolo Montoya) ne Il buono, il brutto, il cattivo

 

Passiamo ora a C'era una volta il West, monumentale affresco dell'epopea western ormai al tramonto, incalzata dall'arrembante progresso rappresentato dall'arrivo della ferrovia, dall'industrializzazione, dall'attecchire del capitalismo e dell'affarismo anche nelle desolate terre dell'Ovest americano, che prima sembravano assopite sotto il sole e la polvere della locale natura aspra e selvaggia, fatta di  deserti e di impervie montagne rocciose. Anche i rudi e solitari personaggi del vecchio West, permeati  di arido cinismo ma talvolta anche di una certa ineffabile malinconia, hanno ormai una mentalità superata e, difficilmente in grado di adattarsi, si preparano a cedere il passo a generazioni più giovani con idee più innovative ed intraprendenti, con vedute più ampie.                                           Per quanto riguarda la nostra rivisitazione, Ron ha voluto dedicare il ruolo dell'eroe, Armonica, al compianto ed indimenticato Bruccio Mc Ladren, fondatore della nostra omonima scuderia (e dicendo ciò appoggio la mano destra al cuore). Chi meglio di lui poteva incarnare il laconico, granitico, audace, inflessibile ma in fondo sensibile eroe del vecchio West?

 

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Tributo a Bruccio Mc Ladren: tutti in piedi!

 

 

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Armonica (Carlo Bronsòne)         Armonica (Bruccio Mc Ladren)

 

 

Nelle prime fasi del film, Armonica scende da un treno alla stazione del ridente paesello chiamato "Angolino", dove avrebbe ottenuto un appuntamento (poco galante) con un certo Franco: costui, che evidentemente non vuole trovare il tempo per vecchie rimpatriate noiose, invia però ad accogliere il forestiero tre dei suoi più truci sicari (uno più brutto dell'altro), i quali periranno subito in uno scontro a fuoco in cui riusciranno soltanto a ferire lievemente Armonica. Ebbene, il beffardo gioco delle somiglianze fisiche mi ha condannato ad interpretare uno di quei tre sgherri, e precisamente quell'ipermelaninico zozzone (interpretato nel film originale da Cavalcato Legnoso, che il dialetto britannico storpia in Woody Strode) che beve con voluttà l'acqua raccolta sul suo polveroso cappellaccio nero.  Ma anche il mio venale babbo Antonio, che forse gli assomiglia più di me, ha voluto provare l'abominevole ebbrezza di impersonare quel ceffo, sicchè questo è il quadro della situazione:

 

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Sicario che beve dal cappello (Cavalcato Legnoso)

 

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Sicario che beve dal cappello (Luigi Amiltone)

 

 

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Sicario che beve dal cappello (Antonio Amiltone)

 

 

Per il burbero  sicario moro tormentato dalla mosca, invece, Ron ha scelto quell'omaccione australe di Giacomo Bràbbamo, che è proprio il sostituito ideale di Giacomo Elàmio: giudicate voi...

 

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Sicario della mosca                     Sicario della mosca

(Giacomo Elàmio)                       (Giacomo Bràbbamo)

 

 

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Sicario della mosca                                               Sicario della mosca

(Giacomo Elàmio)                                                (Giacomo Bràbbamo)

 

 

Per il terzo sicario, quel terchio biondaccio capellone spettinato che si schiocca ossessivamente le dita, Ron ha scelto Nicola Aidfeldo, conferendogli un onore che difficilmente gli ricapiterà.

 

 

 

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Sicario biondo (Al Mullocco)        Sicario biondo (Nicola Aidfeldo)

 

 

Chiuso il cerchio dei biechi gregari, parliamo ora del loro capo, il temibile Franco su cui Armonica vuole compiere la sua annosa vendetta: per emulare la grandiosa interpretazione di Enrico Fonda nel film originale, Ron non ebbe il minimo dubbio fin da subito: quel ruolo si attagliava con innegabile perfezione al nostro Vebberone. Anche qui lascio giudicare voi, perchè le foto sono eloquenti...

 

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Franco (Enrico Fonda)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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039_64850.jpgFranco (Enrico Fonda)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

franco vebberone 3a.jpgFranco (Marco Vebbero)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

600full-henry-fonda.jpgFranco (Enrico Fonda)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Franco (Marco Vebbero)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Franco (Enrico Fonda)           Franco (Marco Vebbero)

 

 

Dopo aver presentato Franco, mostriamo il suo "datore di lavoro": il malato signor Morto(n), ricchissimo uomo d'affari del settore ferroviario che ha portato la ferrovia dalle coste atlantiche fino alle selvagge terre del West, con l'obiettivo di raggiungere il Pacifico. Ma la sua tubercolosi ossea viaggia più rapidamente del suo treno personale, e prima della fine del film il signor Morto(n) diverrà realmente tale; inoltre, per un singolare contrappasso, lui che prima di morire sperava di vedere le onde del Pacifico dovrà accontentarsi di una volgare pozzanghera, ad ennesima dimostrazione della pochezza dei mortali e della debolezza dei loro intenti dinanzi alle sardoniche mire del destino beffardo. Il signor Morto(n), che nel film di Leone è interpretato da Gabriele Ferzetti, viene da noi sostituito da uno Stefano Domenicali dalla brutta cera.

 

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Signor Morto(n)  (Gabriele Ferzetti)

 

 

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Signor Morto(n)   (Stefano Domenicali)

 

 

Parliamo ora della protagonista femminile del film: quella Gillia che da Nuova Orleansa arriva in treno nella ridente cittadina di "Sasso della Bandiera" per trasferirsi a casa del neomarito e dei figli di lui. Dopo averli aspettati a lungo alla stazione si fa accompagnare in calesse alla fattoria del marito, dove scoprirà con sgomento che l'intera famiglia è stata sterminata a colpi di pistola (da Franco e quattro suoi tirapiedi). Ebbene, per sostituire la splendida Claudia Cardinale in questa parte di rilievo qualcuno (e specialmente il Vebberone, che in una scena doveva portarsi a letto la nuova interprete) sperava con lussuriosa bramosia e febbrile concupiscenza che si scegliesse la mia prosperosa Pussicatta: ma io riuscii a fregare l'intero pubblico dagli ormoni bollenti, rilevando che invece le assomigliava molto di più Gessica Michibata, la fidanzata di Gensone Bottone. Ed è oggettivamente vero...

 

claudia-cardinale1.jpgGillia (Claudia Cardinale)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

jessica cardinale.jpgGillia (Gessica Michibata)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Accenniamo anche al simpatico oste di una pittoresca locanda nel bel mezzo della Valle dei Monumenti, dove Gillia ed il suo birocciaio faranno una sosta prima di raggiungere la già citata fattoria. In questa locanda, che nella nostra versione del film Ron ha deciso di affidare alla sapiente gestione di quella vecchia e fascinosa sagoma di Emersone Fittipaldi, essi incontreranno l'enigmatico Armonica ed anche il pericoloso bandito Caienna, altro personaggio importante della pellicola.

 

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Oste (Lionello Standero)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Oste (Emersone Fittipaldi)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ed eccoci arrivati all'ultimo personaggio importante del film, il già citato bandito Caienna, anch'egli capo di una banda di sgherri sgangherati, di cui però non si fida più di tanto. Caienna, incriminato per errore, a causa di alcuni indizi fatti costruire ad arte da Franco per incastrarlo, della strage  compiuta da quest'ultimo alla fattoria del marito di Gillia, una volta sfuggito all'arresto si reca proprio alla suddetta fattoria, dove sente "odore di soldi". Qui incontra Gillia, che ha deciso di rimanere a vivere lì, pur non avendo più nessuno per cui restare. Il rude Caienna, dopo un approccio iniziale un po' intimidatorio, si muove gradualmente a compassione per l'infelice esperienza e l'incerto futuro di Gillia,  cercando in seguito di aiutarla, spalleggiato in questo anche da Armonica: questi vuole proteggere la donna dai nuovi tentativi di Franco di ucciderla o comunque scavalcarla per impossessarsi del prezioso terreno su cui sorge la fattoria, ma ha anche un conto di sangue da saldare direttamente col malvagio assassino. Caienna, interpretato nel film di Leone da Giasone Robardi, è affidato alla luciferina personalità di Ferdinando delle Asturie.

 

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 Caienna (Giasone Robardi)          Caienna (Fernando Alonso)

 

 

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Caienna (Giasone Robardi)   Caienna (Fernando Alonso)

 

 

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Caienna (Giasone Robardi)   Caienna (Fernando Alonso)

 

 

Inutile precisare che nel finale del film Armonica uccide Franco in un epico duello condito da una triste analessi: e così l'eroico Bruccio Mc Ladren libera il globo terracqueo dalla minacciosa presenza del rio Vebberone, salvando l'umanità dal più atro demone della perversione.

 

 Dopo questo titanico film, Ron intendeva dare compimento alla serie dei western leoniani con il rimacchio di Giù la testa, altra pellicola memorabile. Per il momento si sono girate solo alcune scene, e posso solo anticipare che nella parte dell'irlandese dinamitardo Giovanni troveremo Riccardo Bransòne, che non farà rimpiangere il coriaceo Giacomo Coburno.

 

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Giovanni l'irlandese (Giacomo Coburno)

 

 

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Giovanni l'irlandese (Riccardo Bransòne)

 

 

Per terminare con il genere western, Ron voleva anche riproporre il leggendario I Giorni dell'ira: i protagonisti di questo film, di cui ho già accennato la trama all'inizio, saranno sempre il nostro onnipresente Riccardo Bransòne (che prenderà la parte di Leo Van Califfo nel ruolo di Franco Telbio), e l'indimenticato Airtone Senna, che sostituirà Giuliano Gemma nel personaggio chiave di Scotto Maria.

 

 

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Scotto Maria (Giuliano Gemma)

 

 

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Scotto Maria (Airtone Senna)

 

 

Un altro ambizioso progetto che Bernino e Ron volevano realizzare è il rifacimento del film Il Conte di Montecristo, nella già citata versione del 1975 con protagonista Riccardo Ciambellano, e con le illustri presenze di Donaldo Piacenza, Tonio Curtis e Trevore Ouardo. L'unico inconveniente di questo film è che presenta una scena del tutto invisa a Ron, in cui si dà in pasto al pubblico mondiale quello che per lui è un inconcepibile  saggio di insolenza verbale: si tratta della scena in cui l'infimo Cadirusso, scendendo dalle scale del palazzo di Montecristo, incontra una sua vecchia ed odiata conoscenza, un suo compagno di galera di nome Faustino. Ebbene, quando Cadirusso, tra l'incredulo ed il rabbioso, pronuncia sibilando il nome di quest'ultimo, il dolce Faustino, facendogli un sorrisetto irridente, gli rivolge con somma strafottenza questa frase di affettuoso saluto ad un vecchio amico: "Quale fogna hanno aperto?". Per Ron tutto ciò è intollerabile, ma non sarà certo quest'inezia a fermare l'inarrestabile macchina da soldi della nostra produzione cinematografica. Per il momento posso dire che il protagonista, il bistrattato Edmondo Dantesso che diventerà poi, con un incredibile capovolgimento di fortuna, lo spietato Conte di Montecristo, sarà ancora lui, Riccardo Bransòne, barbuto e baffuto patrono delle Vergini.

 

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Il Conte di Montecristo                 Il Conte di Montecristo

(Riccardo Ciambellano)                 (Riccardo Bransòne)

 

 Un altro grande film che abbiamo rivisitato durante le vacanze appena terminate è quello universalmente celebre con il suo sconclusionato ed idiomatico nome sassòne di Top Gun, adrenalinico film aeronautico dei sempreverdi anni Ottanta con pilotoni gasati e sboroni nella cui casta (cast) spiccano Tomo Crociera e Vallo Chilmèro (che i più audaci arrivano a chiamare Vallo Calimero, visto il suo scurissimo colore di capelli ed il suo carattere assolutamente titubante e piagnucoloso). Su questa bella pellicola noi tutti abbiamo profuso un mare di energie, ma il risultato finale è stato esaltante. L'idea originaria era quella di far interpretare i due succitati pilauti rivali da due campioni di razza dagli opposti tipi fisici e caratteri, e a questo proposito la scelta migliore sarebbe stata, come qualcuno potrebbe immaginare o suggerire, la contrapposizione Fernandino-Raikkone, nei rispettivi panni (sudaticci) di Mavericco (Tomo Crociera) e Uomo di Ghiaccio (Vallo Calimero); e in effetti abbiamo girato parecchie sequenze in cui i protagonisti erano loro due, ma ben presto, essendo Ron in cerca di una somiglianza fisica più stretta possibile, qualcuno di nome Luigi Amiltone ebbe da obiettare che nel nostro circo c'erano due pilauti forse più somiglianti di loro agli originali: il problema è che non erano nomi così altisonanti. Tutti mi chiesero chi intendessi, non riuscendo a scorgere, nel nutrito reparto biondini della F1 attuale o comunque recente (i pilauti dovevano essere giovani), qualcuno che somigliasse all'Uomo di Ghiaccio Calimero più dell'Uomo di Ghiaccio Raikkone. Io risposi che l'anno scorso avevo visto  sulla faccia di Nicola Ulkenbergo, quello che diventa un colosso verde quando s'arrabbia, delle espressioni molto simili a quelle di Vallo Calimero nel film in questione: e mostrai alcune foto che sembravano testimoniarlo. Così si chiamò Nicolino, che già era stato dimenticato dai più, e gli si affidò la parte, facendolo diventare una star. Ma io, nella mia infinita saggezza, avevo previsto che il rimpiazzamento di Raikkone in corso d'opera sarebbe stato un'insoffribile onta per il finnico biondino, che oltre ad essere logorroico è anche supremamente permaloso: sicchè, per compensarlo in parte dello smacco, suggerii di reimpiegarlo nel personaggio secondario dell'Uomo Lupo, altro pilotino biondino che terrà d'occhio le mosse di Mavericco durante il suo periodo di crisi, per conto della compagna di lui. E in effetti, ad oggettivi riscontri fotografici, il volto di Raikkone assomiglia più a quello dell'Uomo Lupo che non a quello dell'Uomo di Ghiaccio. Per quanto riguarda Mavericco, invece, feci notare che il mio amico Timo Glocco, almeno in certe sue espressioni e con un preciso taglio di capelli, assomigliava a Tomo Crociera più di Nandino. Ferdinandino, che è più cavalleresco e meno stizzoso di quel beone di Raikkone, cedette la parte al carissimo Glocco senza lamentarsi minimamente nè in pubblico nè in privato, e senza aspirare a particine di consolazione, che per giunta non ebbe proprio. Grazie alla mia lungimiranza somatica erano nate due nuove stelle del cinema: Nicola Ulkenbergo e Timo Glocco.

 

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Vallo Calimero                                     Nicola Ulkenbergo

 

 

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Uomo di ghiaccio (Vallo Calimero)

 

 

 

 

 

 

 

icemanno raikkone.jpgUomo di ghiaccio (Chimio Raikkone)

 

 

 

 

 

 

 

iceman ulk.jpgUomo di ghiaccio (Nicola Ulkenbergo)

 

 

 

 

 

 

 

TopGun1.jpegUomo di ghiaccio (Vallo Calimero)

 

 

 

 

 

 

 

icemanno raikkone2.jpgUomo di ghiaccio (Chimio Raikkone)

 

 

 

 

 

 

 

icemanno hulkenbergo.jpgUomo di ghiaccio (Nicola Ulkenbergo)

 

 

 

 

 

 

 

17356-19821.jpgUomo Lupo (Barrio Tubbo)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

uomo lupo raikkone.jpgUomo Lupo (Chimio Raikkone)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vediamo ora come se la cava Timo Glocco nei panni (sudaticci) del tenente Peto (pardon, Pietro) Miccello detto "Mavericco", al preclaro posto dell'inclito Tomo Crociera: ma prima apprezziamo, nelle foto seguenti, la forte somiglianza del nostro Timo con il Tomo di Ollivuddo...

 

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Sembra davvero lui!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Tomo Crociera                                              Timo Glocco

 

 

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Pietro Miccello "Mavericco" (Tomo Crociera)

 

 

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Pietro Miccello "Mavericco" (provino iniziale di Fernando Alonso)

 

 

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Pietro Miccello "Mavericco" (Timo Glocco)

 

 

 Un ulteriore vantaggio dell'aver affidato la parte a Timo Glocco deriva dal fatto che egli ha per fidanzata una fascinosa biondona che ben si attaglia al ruolo di Carletta (nome di codice di Carlotta Foresta Nera), bionda "istruttrice" boccoluta che nel film si invaghisce di Mavericco. Vediamo allora, nelle foto sottostanti, il confronto al naturale fra le due coppie, e poi il modo in cui Glocco e compagna sono riusciti a calarsi nelle rispettive parti:

 

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Carletta e Mavericco (Chellia Macca Ghillisia e Tomo Crociera)

 

 

 

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Isabella Reisia e Timo Glocco 

 [Ebbravo Timo Glocco! Alla facciaccia di chi ti reputava un allocco...]

 

 

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Carletta e Mavericco (Chellia Macca Ghillisia e Tomo Crociera)

 

 

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Carletta e Mavericco (Isabella Reisia e Timo Glocco)

 

 

 Ron Tennis disse che, per onorarmi, voleva dare anche a me una parte in questo film: al che ho cominciato a preoccuparmi, sentendomi pervaso da un vago presentimento...e infatti i miei timori si rivelarono fondati. Vi lascio indovinare che personaggio mi ha fatto interpretare...

 

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Clarenzio Gilliardo Il Giovane                   Luigi Amiltone

 

 

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Tramonto                                         Tramonto

(Clarenzio Gilliardo                      (Luigi Amiltone)

 Il Giovane)

 

 

 

Con il personaggio di Tramonto il mio decoro e la mia gloria hanno veramente toccato il fondo: un ruolo così crepuscolare, degno del Decadentismo primo-novecentesco, non l'avevo mai avuto. Spero solo che il prossimo passo non sia ritrovarmi al fianco di Ciucco Norrigi nella serie televisiva Camminatore, rangero del Texasso che tutti gli anni mandano quotidianamente in onda nel preserale di Rete4, e che in estate è degnamente sostituito da quel motociclista capellone del Rinnegato, interpretato da Lorenzo Lame. Comunque questa volta Ron mi sentirà: è la terza volta che mi affibbia un personaggio cinematografico di second'ordine o in ogni caso perdente, e questa non è cosa nè buona nè giusta.

Nella infinita efficienza della nostra casta (cast), siamo riusciti a trovare un nuovo interprete anche per il ruolo del capo istruttore Vipera, vero e proprio idolo della scuola di addestramento Top Gun, che si trova all'interno della base aerea di Miramare (e quindi vicino a Rimini: chi l'avrebbe mai detto?): e chi altri potrebbe sostituire l'attore Tomo Scherritto, se non, di nuovo, Riccardo Bransòne?

 

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Vipera (Tomo Scherritto)                              Vipera (Riccardo Bransòne)

 

 

Ma Ron non si accontentava ancora: voleva assolutamente trovare qualcuno che interpretasse, al posto di Giacomo Tolcano, il simpatico, dolce ed affettuoso comandante pelato della portaerei Impresa, da cui all'inizio ed alla fine del film decollano gli aerei di Mavericco e colleghi. E dopo affannose ricerche nello stanzone dei cimeli della F1 che fu, il candidato ideale emerse dal suo decennale oblio: era quella vecchia gloria di Nicola Lauda!

 

 

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Giacomo Tolcano                                    Nicola Lauda

 

 

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Comandante "Pungente" (Giacomo Tolcano)

 

 

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Comandante "Pungente"  (Nicola Lauda)

 

 

Per quanto riguarda gli aerei militari presenti nel film, per rimpiazzare quelli originali Ron aveva intenzioni categoriche, derivategli dalla sua deformazione professionale: per i caccia "F14 Tomocatti" statunitensi si sarebbero usate delle Mc Ladren dell'anno scorso appositamente riverniciate e dotate di ali ed armamenti, mentre i "Migghi" sovietici, con la loro brava stella rossa, sarebbero stati simulati al meglio dalle Ferrari, modificate con adattamenti analoghi. Inutile dire che Ron e tutti noi della Mc Ladren abbiamo intimamente e criminalmente gongolato nel vedere abbattute direttamente dalle nostre Frecce d'Argento così tante Ferrari...

 

Ron decise di sfruttare l'occasione, fintanto che eravamo in tema, per rivisitare un altro film degli anni Ottanta sulla contrapposizione aeronautica fra USA ed URSS: il meno conosciuto Volpe di Fuoco, di e con Clinto Foresta dell'Est. Per raccontare in due parole la trama, in tempo di Guerra Fredda i sovietici hanno realizzato, in due esemplari sperimentali, un velocissimo e sofisticatissimo caccia in grado di subissare tutti i velivoli e le difese americane; all'eroico maggiore statunitense interpretato da Clinto stesso tocca la difficile missione di infiltrarsi nella base militare russa dove si trovano gli esemplari dell'aereo e rubarne uno, pilotandolo fino in America per sottrarlo ai nemici e poterlo studiare accuratamente per arrivare a riprodurlo. Ancora una volta, quei Rossi dei Russi saranno impersonati dagli uomini Ferrari, che potremo toglierci il lusso di definire, reaganianamente, "l'Impero del Male", e che la perfetta organizzazione di noi occidentali della Mc Ladren  riuscirà a beffare sonoramente (come ai nostalgici tempi della storia di spionaggio che segnò l'anno del mio esordio in F1). Nella nostra versione del film, data la somiglianza già mostrata in ambito della Trilogia del dollaro, Clinto Foresta dell'Est sarà sostituito da Gensone Bottone (non a caso pilauta Mc Ladren), di cui provvederemo a simulare l'intercorso invecchiamento di circa 15-18 anni (il lasso temporale effettivamente passato fra i tre film di Leone e Volpe di Fuoco, ben riscontrabile nel mutato aspetto fisico di Clinto). Il suo omologo sovietico, ossia quel tenente colonnello Voscovo (zio di Vitalino Petrovo) che piloterà il secondo aereo Volpe di Fuoco per inseguire l'aereo trafugato, doveva quindi essere interpretato, per coerenza, da un pilauta Ferrari: ebbene, nella mia smisurata perizia somatico-fisionomica ho subito individuato l'uomo ideale, vero sosia dell'attore originale Caio Lupo...quel finnico ed ormai obliato biondone salutista che sul cibo non mette mai sale!

 

 

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Caio Lupo                                                           Mica Salo

 

 

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Tenente colonnello  Voscovo (Caio Lupo)

 

 

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Tenente colonnello Voscovo  (Mica Salo)

 

 

Attualmente abbiamo in cantiere la rivisitazione della grandiosa saga di Guerre Stellari: in questi film saremo noi della Mc Ladren a diventare il nerissimo, crudele e tirannico Impero del Male (come poi è giusto e naturale che sia), mentre i ribelli saranno esponenti delle altre squadre, vittime del nostro opprimente strapotere. In questo senso è una vera fortuna che il nostro cherubico Vettello assomigli così tanto a Luca Camminatore nel Cielo, giovane paladino della saga! Gli hanno già affidato la parte, naturalmente. Invece il suo amico ed alleato Iano Solo, per coerenza, dovrebbe essere un ferrarista...la parte non è stata ancora assegnata, quindi vedremo, ma potrebbe andare, perchè no, al carismatico Nandino! Ed il suo inseparabile amico peloso, Masticabacca, potrebbe essere Filippino, sempre che non si offenda. I due droidi potrebbero essere interpretati dai pilauti della Renolta o della Merdedes, ad esempio, ma questo si vedrà più avanti. Vediamo direttamente le immagini relative ai personaggi già assegnati...

 

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Luca Camminatore nel Cielo (Marco Amillo)

 

 

 

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Luca Camminatore nel Cielo (Sebastiano Vettello)

 

 

 

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Ioda (Franco Ozzo)                                           Ioda (Gianni Toddo)

 

 

 

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Ioda (Franco Ozzo)                      Ioda (Gianni Toddo)

 

 

 

2010_12_19-2010_12_19_23_48_27-jpg-48660.jpgGuardate bene questa foto...

(Bernino Ecclestòne)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Imperatore Palpatine                        Imperatore Palpatine

(Iano Macco Diàrmide)                     (Bernino Ecclestòne)

 

 

 

 

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Si rimiri il faccione di Ron...

 

 

 

 

 

 

 

 

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Darto Fenero/Darto Vadero    (Sebastiano Boschetto)

 

 

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Darto Fenero/Darto Vadero    (Ron Tennis, in semitrasparenza)

 

 

Ora voglio farvi vedere come la nostra truppa cinematografica sia subito entrata nella parte anche nel normale ambito della F1...

 

lewisMS0112_468x317.jpgQui parlo con Bottone, già camuffato da anonimo soldato imperiale...

 

 

 

 

 

 

 

 

Dart_Fener_e_Soldato_al_Supermercato.jpgE qui Ron e Bottone, andati al supermarcato per comprare un po' di frutta per la truppa affamata, si dilettano in goliardie velatamente allusive...

 

 

 

 

 

 

 

Il nostro generoso e democratico Ron vuole anche concedere qualche interpretazione d'attrice alla mia esagitata Pussicatta, che non aspettava altro: ella gli ha chiesto di poter ripercorrere le orme della sua idolatrata Edvigia Fenecca, con cui mostra alcune somiglianze fisiche, nel rimacchio di una di quelle tante commedie sensuali e piccanti da lei girate negli anni Settanta e Ottanta con i vari Pippo Franco, Lino Banfi, Alvaro Vitali...una cosa è certa: il sostituto perfetto di Alvaro Vitali è già stato individuato pubblicamente tempo fa...

 

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Alvaro Vitali                                                             Gianni Toddo

 

 

 

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Gianni Toddo e Alvaro Vitali: gemelli separati alla nascita.

 

 

 

Ma vediamo ora come se la cava la Pussicatta nei panni (pochi e succinti) di Edvigia Fenecca...

 

 

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                 Edvigia Fenecca                                            Pussicatta

 

 

 

 

FENECH%20by%20PASCUTTINI%203.jpg Mmm...l'Edvigia Fenecca!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

nicole_scherzinger_seno.jpgMmm(mmm)...la Pussicatta!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se la cava bene, non c'è che dire...e sono bellissime ambedue.  È strano come,  in ogni virilità che si rispetti, la visione di tutte queste curve dia origine, per contrasto, ad un...rettilineo!

 

 

Il fatto di trasformare, nelle settimane in cui non ci sono Gran Premi,  il gran circo della F1 in una grande compagnia cinematografica ha portato anche un altro vantaggio: ora che tanti di noi sono importanti attori, Nicola Rosbergo abbasserà un po' la cresta e non si pavoneggerà più come prima per aver, come sostiene lui, "recitato nel celeberrimo film Titanico con il nome d'arte di Leonardo Di Caprio"!

 

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Leonardo Di Caprio                                           Nicola Rosbergo

 

 

 

 

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Nicola Rosbergo e Leonardo Di Caprio: altri due gemelli separati alla nascita.

 

A proposito di Titanico: sono casualmente venuto a sapere che il bisnonno di Gensone Bottone lavorava come manovale nei cantieri navali di Belfasto, ed ha preso parte proprio ai lavori di costruzione del colossale transatlantico poi tragicamente affondato. Questa rivelazione deriva da uno di quei fragorosi e confidenziali colloqui che intercorrono spesso fra papà Bottone ed il mio venale babbo Antonio, i quali, in qualità di vecchi lupi di mare, hanno un certo patrimonio esperienziale comune, tanto che passano molte serate insieme bevendo rummo e groggo, rievocando storie di tempeste e leggende di mostri marini e, soprattutto, raccontandosi sboccate battutacce marinaresche che li fanno scoppiare ogni volta in risa sguaiate che infastidiscono Ron e disturbano la sua ferale tetragonia. Ad esempio, sento spesso papà Bottone, parecchio alticcio, gridare complicemente a mio padre frasi come: "Cazza la randa! Cazza il fiocco! Assucca, assucca!" Al chè erompono entrambi in risatacce da osteria d'infimo ordine. Le loro esperienze in mare sono state tuttavia un po' diverse: babbo Bottone ha lavorato per anni come scaricatore al porto di Liverpollo, che ha sempre avuto la nomea di postaccio in cui si trovano i più rudi e truci lupi di mare dell'intero emisfero boreale; in seguito è diventato marinaio ed ha sfidato le più terribili burrasche dell'Atlantico con temerarietà ed incoscienza, rischiando varie volte la vita, specialmente in certi gorghi pazzeschi che si formavano al largo delle Azzorre...Mio padre, invece, da giovane, e prima di rinsavire, era un pirata dei Caraibi chiamato "Corsaro Nero" (gli hanno pure dedicato un omonimo film!) che seminava il terrore depredando, con la sua ciurma di bucanieri ipermelaninici, qualsiasi imbarcazione (dai gommoni alle portaerei, passando per i galeoni seicenteschi) intercettassero nelle acque tra le isole di Trinità e Tabacco, Granata, Barbadosso, San Vincenzo e Granatine, Santa Lucia, Martinica, Domenica, Guadalupa, Antica, Barbuta, Anguilla e Porto Ricco. Questa sua esperienza piratesca durò tuttavia solo tre anni, dopodichè diede formali dimissioni e mise la testa a posto, sposando mia madre e generando quel prodigio vivente che sono io.

Ma tornando a quell'orrendo doppio senso di "Assucca, assucca", mi viene in mente come papà Bottone, parlando con mio padre di questa bella iniziativa del cinema in Formula 1, abbia svelato con orgoglio che una volgare battutaccia marinaresca da lui inventata era stata ripresa - previa suo assenso -, nonché glorificata ed eternata da Stefano Spilbergo nell'immortale film "Lo Squalo" (o "Fauci", che è il sineddotico e limitativo titolo sassòne). Gli spettatori attenti e di buona memoria se la ricorderanno, è pronunziata scanzonatamente da Quinto (quel rude cacciatore professionista di squali impersonato da Roberto Boschetto)  poco prima che lui, lo sceriffo ed il biologo marino sàlpino sulla barca chiamata Orca per andare in cerca del pescecane assassino, e suona più o meno così (a seconda del doppiaggio): "Qui giace il corpo di Mary Succhiey [o forse Mary Sue Kyay], morta all'età di anni 106; fino a 15 anni rimase illibata, ma da allora in poi non si era più fermata!" e fragorosa risataccia. Grazie a quel caposaldo del cinema, dunque, l'inventiva sublime di papà Bottone avrà gloria nei secoli, e sarà ricordata quando le Piramidi di Giza e la Torre Eiffella saranno polvere.    Parimenti, ognuno di noi pilauti attori avrà sempiterna fama.

Torniamo ora ai film che abbiamo in programma di realizzare: Ron, volendo presto uscire dal solco imitativo delle pellicole già realizzate ad Ollivuddo, Cinecittà ecc., aveva una mezza idea di dedicare un film allo scomparso grande artista pop(olare) Andreino Varollo, quello che fece le serigrafie a colori psichedelici di Marilina Monoroa, Giacomo Lennone, Mao Tse Tungo, Lizza Tailora; ad interpretare il suo personaggio sarebbe proprio quel Bernino Ecclestòne che, per la sua fortissima somiglianza con l'artista, era stato accusato da quest'ultimo di plagio facciale; ma Bernino non esitò a ribaltare l'accusa a carico di Varollo e, grazie  alla persuasività dei suoi sesterzi, si procurò una giuria che gli diede ragione. Ma un anno dopo Varollo passò a miglior vita e Bernino, nella sua sconfinata magnanimità, lasciò cadere l'accusa, non volendo infierire sui parenti dell'artista pretendendo quel cospicuo risarcimento danni che la giuria amica aveva decretato per la violazione dell'iridescente unicità della sua immagine facciale. Ma vediamoli entrambi, ordunque!

 

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Bernino Ecclestòne                                        Andreino Varollo

 

 

 

 

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Bernino Ecclestòne  ed Andreino Varollo: ulteriore caso di gemelli separati alla nascita.

 

 

Ma ci sono altri film biografici che potremmo dedicare a personalità illustri: ad esempio, si potrebbe realizzare un lungometraggio che narri i retroscena della recente apoteosi del Vettellino, forse dovuta ad un patto demoniaco la cui contropartita è stata la classica vendita dell'anima al Diavolo e, quindi, la conseguente caduta dal coro angelico dei cherubini, come il gestaccio di questa foto testimonia incontrovertibilmente:

 

tumblr_lfw9pjPo5U1qdb8w9.jpgSebastiano Vettello

[Interpretazione: "in medio stat virtus"]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oppure si potrebbe dedicare un film alla mia millennaristica figura  messianica , ed all'ardua missione salvifico-redentiva verso l'attuale umanità derelitta che porterò a termine con successo grazie al mio sovrumano casco giallo cadmio, inottenebrabile faro di civiltà e speranza nelle aterrime latebre della perversione universale e della dissolutezza dei costumi. A tal proposito si osservi, nella foto sottostante, l'esoterica simbologia mistica del mio casco: il numero 1 e la stella a tre punte logo della Merdedes non significano solo che  ero (e ancora sono) il primo pilauta del circo e corro su un macchinone motorizzato dalla casa di Stoccarda, ma anche e soprattutto che sono unico e trino.

 

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Sono io, Luigi Amiltone: non c'è bisogno di presentazione.

 

 

Ma so che la più grande e nobile aspirazione di Ron sarebbe quella di dedicare una pellicola all'immortale figura del nostro fondatore Bruccio Mc Ladren, e celebrare i prodigi che era stato in grado di attuare nella sua breve esistenza mortale: il più clamoroso fu quello rappresentato nella foto seguente. Ebbene, Bruccio teneva in casa una simpatica tartarughina tropicale del tipo dalle orecchie gialle (come il mio casco! È destino!), e un giorno, sentendosi infervorato da un bizzarro afflato profetico e da una sorta di francescano amore per ogni creatura vivente, le promise, con commozione paterna: "Ti renderò l'animale terrestre più veloce al mondo!" E per farlo le diede il sublime nome "Mc Ladren", scrivendoglielo sul carapace (come si può vedere nella foto, aguzzando la vista). Mc Ladren, quando stava fuori dall'acqua, era già da prima in grado di ridicolizzare, con il suo passo, lombrichi, lumache e formiche; adesso, con quel battesimo del nuovo nome sacrale, era pronta a surclassare ben altri avversari. Bruccio le fece infatti fare una gara di velocità con un gatto profondamente addormentato, e Mc Ladren vinse lasciando il concorrente ai blocchi di partenza; e tutti noi sappiamo quanto sia fulminante lo scatto felino. Dopo mesi di intenso e tenace allenamento casalingo, Mc Ladren era pronta a sfidare ben altri felini, questa volta per il primato mondiale di velocità terrestre. La gara ebbe luogo alle prime Olimpiadi Animali tenutesi nel 1966 in un paese africano vicino alle isole Marianne ed alla Groenlandia settentrionale, e vide la piccola tartarughina Mc Ladren, irrisa e sbeffeggiata dal pubblico balordo, miscredente e ignorante, sfidare nei canonici 100 metri il più quotato ghepardo Ferrario, preventivamente imbottito di sedativi. La gara iniziò: Mc Ladren prese subito il comando, mentre il ghepardo rimase immobile a testa bassa e occhi chiusi, forse per cercare l'adeguata concentrazione. Quando il rettile di Bruccio fu a mezzo centimetro dal traguardo agognato, Ferrario ebbe un sussulto, si alzò di scatto con un colpo di reni e cominciò una disperata rincorsa...ma vinse la turbo-tartaruga, con 1 secondo e 715 millesimi di margine. Mc Ladren era il più veloce degli animali terrestri: Bruccio aveva realizzato uno di quei miracoli che solo  la determinazione pugnace, unita alla forza dell'amore e di quella fede che sposta le montagne, può rendere possibile. Da quel mitico animaletto Bruccio prese lo spunto per realizzare, con una monoposto, lo stesso prodigio: nacque così il primigenio nucleo della scuderia Mc Ladren, il cui potere mistico confluì intatto, dieci anni dopo la morte dell'eroe, in quell'araba fenice che era la Mc Ladren Internazionale fondata da Ron ed anodini compari (per questo si veda il mio post Fotoalbum di Ron).

 

Bruce-Mclaren-298x270 ingrandimento.jpgBruccio e Mc Ladren

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Vedremo quali e quanti di questi ambiziosi progetti cinematografici ci sarà possibile realizzare e  portare a termine con successo...nessuno di noi pretende di essere un superuomo...

 

 

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Sì, insomma, quasi nessuno...

 

 

Per approfondire le tematiche cinematografiche, nella mia sovrumana attitudine all'erudizione, ho cominciato a frequentare con profitto ed interesse un nuovo cineforum, stratosfericamente più analitico ed avanzato di quell'insulso incontro sul Cinema descritto nel lontano inizio di questo post(o). In ogni incontro svisceriamo, nell'arco di 4 ore, un solo fotogramma del film in questione (e ci sono in programma almeno 200 film...). Una delle più grandi e rivoluzionarie rivelazioni di questo corso è stato il sentir argomentare, a proposito del celebre film Parco Giurassico, la necessità di estraniarsi sia dalla prospettiva ideologica antropocentrica che da quella dinosaurocentrica per cogliere il vero e profondo dramma della storia narrata, ossia la tragedia esistenziale di quella povera zanzara fossilizzata nel piccolo globulo d'ambra innestato, a mo' di pomolo, in cima al bastone di quel vecchiaccio immondo di Giovanni Ammondo.

Orbene, a quello sparuto manipolo di eroi che mi ha seguito fino a qui, attraverso queste poche righe disadorne, devo confessare che sono quasi arrivato a metà della mia breve introduzione. Dopo altrettanto testo ed immagini approderò finalmente al primo dei 216 capitoli di questo post(o), ognuno dei quali vanterà una media di 16.000 pagine, intendendo per una pagina tutto ciò che ho scritto fin qui. Naturalmente scherzo: purtroppo, e dico purtroppo, per il momento non ho altro da aggiungere, e dunque mi congedo e mi accomiato prima di sentirmi rivolgere uno pseudo-ciceroniano: "Quo usque tandem, Amilton(e), abutere patientia nostra?".      

13/06/2011

Agli Inferi

Dopo la fortunosa apoteosi di Gensone Bottone, ecco che torna, mesto e contrito come un'ombra dell'Averno, Luigi Amiltone. Il riferimento infernale è quantomai adatto, e tra poco capirete perchè...ebbene, ieri, come avete visto, dopo pochi giri ero già fuori con la macchina ridotta ad un rottame. Dopo aver lanciato anatemi solfurei al destino beffardo e alla sordida macchinazione ordita contro di me dal Vebberone e da Bottone, mi sono messo a conversare amabilmente con un commissario di percorso: abbiamo parlato  per qualche minuto dei filosofi neoplatonici e della loro feconda influenza sugli umanisti. All'improvviso, nel bel mezzo della dissertazione, alla radio una minacciosa voce Mc Ladren gracchia, con tono da ultimatum: "Da Ron, subito!" Io, ricordando come mi avevano messo in croce (cruz) per le mie arrembanti manovre al GP di Montecarlo, e facendo la somma con gli incidenti appena avvenuti, temevo di non tornare vivo da quel colloquio. Proposi subito al commissario uno scambio di persona: gli concedevo l'onore di infilarsi la mia tuta ed il mio venerabile casco giallo e di presentarsi da Ron al mio posto, in incognito, mentre io sarei subito fuggito verso l'arcipelago artico canadese, da cui non avrei più fatto ritorno. Ma quello sciagurato rifiutò; gli proposi allora di venire con me al colloquio e di farmi da guardia del corpo, frapponendosi fra me e la furia di Ron; rispose che era questione di cifra, e io gli offrii 20 dollari. Lui rispose che voleva il mio intero patrimonio e la Pussicatta; a quel punto lo mandai a quel paese e, rammentandomi d'essere un impavido omaccione, mi diressi eroicamente verso il paddocco, guadagnando la scatola (box) Mc Ladren, sopra la quale le nubi erano ancora più nere che in pista. Arrivato davanti all'ufficio di Ron, la cui porta era chiusa, il terrore mi assalì e volli scappare, ma tutti i meccanici Mc Ladren mi circondarono brandendo grosse chiavi inglesi e mi sibilarono all'unisono: "Entra". Varcai la soglia e richiusi la porta; poi mi feci il segno della Cruz, ricordandomi di quella volta che, infiltrato alla sede Red Bullo, ero ormai spacciato, e la bella Penelope omonima venne tempestivamente a salvarmi. Ma questa volta non servì: lei non arrivò...anch'ella evidentemente era terrorizzata da Ron fino al midollo. Nella stanza c'erano Ron, più scuro che mai in volto, e Martino Wittimarcio, che sembrava spiritato, posseduto da qualche demone. In quella stanza prima c'era un solido tavolone di metallo: ora esso era stato selvaggiamente sfondato nel mezzo, ed era un contorto groviglio d'alluminio. Con una manata Ron lo scaraventò contro il muro, scrostandone l'intonaco, e, dopo aver ringhiato orrendamente, cacciò un ruggito tanto assordante che fece crepare il pavimento e i muri. Per qualche attimo rimasi assordato, e mi usciva sangue dalle orecchie...(Martino e Ron invece avevano i tappi). Guardai per terra, e mi accorsi che nel pavimento c'era una grande botola, che prima era coperta dal tavolo. Dopo qualche attimo recuperai l'udito, ma rimasi frastornato, sentii solo Ron che diceva: "Tranquillo, io non ti farò nulla". Questa notizia mi rassicurò molto. Con un certo sgomento, però, vidi che dal soffitto cominciò ad abbassarsi una gabbia di metallo sostenuta da alcune catene, proprio al di sopra della botola. Ron mi fece segno di entrare nella gabbia, ma io subito esitai. Arrivò Martino Wittimarcio, e con un ghigno diabolico mi strappò dalle mani il mio scintillante casco giallo, che avevo ancora con me, e mi spinse dentro la gabbia, poi la richiuse. Egli, assatanato, mise il mio casco vicino ad altri due caschetti gialli da quattro soldi: tutti e tre cominciarono a brillare e riardere di luce propria, sicchè Martino gridò: "Questo è il terzo; quando avremo gli ultimi due la Mc Ladren dominerà il mondo!" Poi bevve una specie di vino rossastro ammuffito, si mise un copricapo tribale e cominciò a recitare astruse formule magiche celtico-dravidiche, con gli occhi iniettati di sangue. Io ero sgomento, e tra l'altro quella scena non mi era del tutto nuova, mi sembrava di aver già visto qualcosa del genere, ma non ricordavo dove e quando. Martino venne accanto a me, tentò di ipnotizzarmi e mi mise rapacemente una mano sul cuore. Io chiusi gli occhi e lottai, sentendo la sua mano che mi strappava la tuta e cercava di penetrare nel mio petto...ma alla fine non ci riuscì e Martino desistette. In compenso girò una ruota e la botola si aprì: sotto di me c'era una voragine vertiginosa, una specie di camino vulcanico con in fondo un mare di lava...la gabbia cominciò rapidamente a scendere verso quell'inferno, e io deposi ogni speranza di uscirne vivo...il magma era sempre più vicino, e io mi sentivo ormai la faccia bruciare...le mie scarpe di gomma si squagliarono alla svelta e io vidi imminente il trapasso nel paradiso degli anglo-caraibici (siamo un'elite etnica così esclusiva che abbiamo un empireo tutto nostro!). Improvvisamente, la gabbia si fermò a un paio di metri dalla lava ribollente: lassù in superficie sentii una disperata voce femminile che diceva: "Farò qualsiasi cosa, ma tiratelo sù, piuttosto prendete me al suo posto..." Era quella mentecatta della Pussicatta (perchè aveva aspettato così tanto a farsi viva per immolarsi al mio posto?). Lentamente la gabbia si sollevò, ed un Luigi Amiltone quasi arrostito riemerse dal baratro infernale e fu liberato.
La Pussicatta, poco vestita, era fra le braccia di Ron; con mia somma sorpresa vidi anche Penelope Cruz, proprio lei (non mi aveva abbandonato, era solo in ritardo!) avvinghiata a Martino Wittimarcio, il quale con sguardo sadico e voglioso stava giocando a bocce dentro il reggiseno di lei. La prima cosa che feci da libero fu recuperare il mio casco, rompendo il sortilegio malefico; dopodichè, senza dire una parola a nessuno, me ne andai sbattendo la porta. La Mc Ladren era diventata per qualche minuto un vero Tempio Maledetto, ed io non volevo restarci un momento di più. Dietro la porta c'era ancora il crocchio dei meccanici, non più armati, ma sempre assiepati ad origliare. Vedendomi uscire vivo da lì rimasero allibiti, e cominciarono a pensare che fossi resuscitato. Minacciai di denunciare la loro condotta poco professionale a Ron, e tornarono tutti al loro posto in un batter d'occhio. E' stata un'esperienza terribile, ma un campione come me deve sempre saper individuare il lato positivo di ogni situazione: stando così vicino alla lava mi sono abbronzato ulteriormente, incrementando ancor di più il mio fascino esotico. Inoltre, penso che d'ora in poi sarò esente da raffreddori e dolori reumatici. Ma ecco l'altra faccia della medaglia: essendo ancora più nero, ora i commissari mi penalizzeranno ancora di più!

30/01/2011

Fotoalbum di Ron

Come promesso (ogni promessa è debito, e io non voglio avere debiti pendenti), completo l'agiografica biografia di Ron con alcuni fotogrammi selezionati che possano vantarsi di essere i capisaldi della sua esistenza. Come vedrete, in parecchie foto ci sono anch'io, proprio perchè la mia augusta persona è innegabilmente una parte importante della vita di Ron. Ci sono poi alcune istantanee scattate da lui che ritraggono fuggevoli e rare espressioni di altri pilauti o momenti topici di certe situazioni: sono vere chicche che impreziosiscono il racconto iconografico.

ChimeTimes.jpgLe foto sull'infanzia e la fanciullezza di Ron sono ovviamente coperte da segreto militare: a memoria d'uomo, la prima foto che ritrae il monarca è questa, che lo vede insieme ad alcuni suoi compagnoni di Collegio. Ron è quello a sinistra in primo piano: se non erro, alla sua destra ci sono nientemeno che Elvigi Presleino, il re del Rocco e Rollo, e un altro celebre Ron, ossia Ron Owardo (vedi foto sottostanti), uno dei protagonisti del film Graffiti americani e del celebre telefilm statunitense Giorni felici. I due tizi in secondo piano, invece, non mi sembrano famosi, anche se quello a sinistra potrebbe essere un giocatore di pallacanestro.

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Ed ecco il nostro giovane Ron nel suo ruolo di meccanico di auto da corsa...osservate come i due colleghi di destra ed il pilauta, che si volta all'indietro a guardarlo, pendano dalle sue labbra.

 

 

 

 

 

 

rondennisbrabhamke4.jpgEcco il nostro giovane Ron che confabula con quell'omaccione australe di Giacomo Bràbbamo, dotato pilauta delle terre aborigene: questo proto-Vebberone ha vinto tre mondiali, cosa che difficilmente potrà fare il suo erede ideale della Red Bullo. Come si arguisce da questa foto sibillina, Giacomo insegnò a Ron alcuni sordidi trucchi del mestiere.

 

 

 

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Ma il vero mito di Ron era questo qui, l'indomito e granitico pilauta e ingegnere Bruccio Mc Ladren, che non a caso rivaleggiò accanitamente anche con il succitato Bràbbamo. Si noti l'impenetrabile e torva tetragonia di Bruccio: è la stessa a cui Ron, in un fideistico intento mimetico, ha da decenni atteggiato il suo volto (foto sottostanti), proprio per celebrare ed eternare la seriosa facies Mc Ladren e farne un "marchio di fabbrica" riconosciuto nel mondo.

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 Ma Bruccio Mc Ladren (tra l'altro fondatore nel 1963 di un primo nucleo sperimentale di scuderia Mc Ladren), qualche volta in vita sua, è persino arrivato a sorridere: pertanto, per imitarlo, anche Ron si è concesso qualche distensivo sorriso. 

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Ma senza esagerare...

 

 

 

 

1980mclareninternational.jpgMa torniamo a Bruccio Mc Ladren: egli nel 1970 morì tragicamente durante una gara di Formula 1; Ron, affranto, pianse per 10 anni, dopodichè comprese che l'unico modo per onorare il suo eroe e vendicarlo, eternandone il nome, era fondare una invincibile scuderia omonima, che oltre a sbaragliare le squadre rivali potesse, forte di un titanismo senza pari, ergersi granitica a sfidare la perversa crudeltà del Destino beffardo e subissarlo una volta per tutte. E così, da una costola di Ron (a destra nella foto), con l'aiuto di due soci dai nomi trascurabili, nacque la Mc Ladren Internazionale.

 

 

 

 

2009_02_05_Teddy_Mayer_Ron_Dennis.jpgMa il socio di sinistra a Ron non stava molto simpatico: così, in breve tempo, quell'osteggiato terzo incomodo venne depennato dalla società e dalla foto, e rimasero solo Ron e l'innocuo anzianotto. Ma ben presto anche quest'ultimo sarebbe stato estromesso, così andò a finire che la gran torta rimase tutta per il nostro rampante Tennis.

 

 

 

 

 

 

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Gli eroici e pionieristici albori della Mc Ladren Internazionale di Ron, che si rifaceva al primordiale nucleo iniziatico della Mc Ladren "locale" e "spontanea" sorta con Bruccio ed il suo protagonismo autoreferenziale, furono subito tempi di stacanovismo indefettibile, grandiosi successi e record stratosferici, assicurati alla scuderia da quelli che erano i migliori pilauti di quegli anni: prima Nicola Lauda ed Alano Prosto, poi il suddetto Prosto ed Airtone Senna. Ron, nel suo zelo perfezionistico, gongolava con truci ruggiti d'entusiasmo; ma ogni vittoria non doveva essere riconoscimento egoistico per lui o la squadra, bensì un'offerta sacrificale da libare sull'altare di Bruccio, per onorarlo.

 

 

 

 

 

Ron_Dennis_1991.jpgQuell'aquila di Ron pretendeva la perfezione in tutto: una volta rimproverò ad Alano Prosto, in una gara in cui era partito ultimo, di aver vinto con soli 25 secondi di distacco sul secondo classificato, mentre avrebbe potuto comodamente rifilargliene altri 2. Un'altra volta se la prese con Senna perchè, percorrendo una scicagna, si era fatto superare da un aereo militare che aveva appena infranto il muro del suono, proprio a perpendicolo sul circuito.

 

 

 

 

 

 

_45440348_mclaren1984.jpgNonostante tutta questa intransigenza, quando le doppiette dei suoi pilauti erano particolarmente schiaccianti, Ron non disdegnava di salire sul podio e sorridere di gaudio e letizia.

 

 

 

 

 

t0121jdfsu002.jpgDa allora sono passati svariati anni, e vari pilauti si sono avvicendati alla guida della Mc Ladren in F1: scozzesoni mascelloni congenitamente lenti al retrotreno (come Cultardo), finnici biondini talora col vento in poppa (Hakkinenno), talora con birra in bocca (Raikkone), azzardate scommesse colombiane (leggasi Giampaolo Montoya)...ma ciò che veramente importa, è che in quel periodo io stavo crescendo e maturando sotto l'ala protettrice dell'alma mater Mc Ladren, trovando in Ron un secondo padre (talvolta preferibile al primo, che aveva venduto la mia pelle per qualche verdone). Questa foto è stata fatta nel periodo in cui Ron pubblicizzava C'era una volta il West, l'immortale film di Sergio Leone.

 

 

 

 

 

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Ovviamente ripagai la fiducia di Ron con una interminabile sequela di successi in tutte le categorie minori per le quali transitai nel mio quindicinale apprendistato... guardate qui come mi ergo, perentorio e baldanzoso, su quel piccolo podio! E guardate il volto estasiato di Ron...nessuna vittoria di Alano Prosto o Airtone Senna avrebbe potuto renderlo più euforico di così!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4-Hamilton-Urkel.jpgEccomi a 13 anni...non ero adorabile? Mi ricordo che in quell'anno, una volta, nella foga agonistica della competizione, ruppi la leva del cambio...giunto ai box, anzi direttamente Sotto il Tetto del paddocco, dove con me eravamo in 8, incredulo per quello che era successo chiesi ai meccanici, con vocetta stridula: "Sono stato io a fare questo?", emettendo anche un piccolo grugnito innocente e simpatico. Ma ovviamente non era colpa mia, era la leva che era difettosa e fragile.

 

 

 

 

 

 

Stanlewis&Ronllio.jpgInutile dire che nel corso di questi anni io e Ron siamo diventati inseparabili...

 

 

 

 

 

 

 

lewis-hamilton1151.jpgIo crebbi e maturai, maturai e crebbi, diventando un gran pilotone ed un gran figaccione, finchè nel 2007 arrivò il mio momento: l'esordio ufficiale in F1!

 

 

 

 

 

 

 

 

Lewis_Hamilton-Ron_Dennis.jpgEcco il momento storico in cui Ron, mediante la formale cerimonia del "qua la zampa", mi accolse in squadra, legando indissolubilmente il futuro della Mc Ladren alla mia vita mortale ed alla mia opera immortale.

 

 

 

 

 

 

 

 

photo_verybig_102847.jpgRon mi presentò agli ingegneroni, ai tecnici ed ai meccanici...

 

 

 

 

 

article-0-01386F6C000004B0-419_468x539.jpgPoi mi mise subito all'opera, com'era giusto che fosse.

 

 

 

 

 

 

 

 

08-lewis-hamilton-wax.jpgLewis_Robot.jpgVi ricordate quando ho detto che all'esordio in Formula 1 ero quello che si poteva definire, in dialetto sassòne, un cyborg? Ebbene, Ron provvedette a farmi avere una tuta adeguata alle mie esigenze...

 

 

 

 

 

 

 

 

Ron+Dennis+F1+Grand+Prix+Belgium+XT3yl8Gda10l.jpgAppena immerso nel dilagante rosso vermiglione dello sponsòro Vodafòne, cominciai subito a mostrare i muscoli...visto che immenso bicipite?

 

 

 

 

 

 

 

 

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E così, grazie anche ai saggi consigli del mio padre padrone e patrono...

 

 

 

 

 

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 ...ed alla sua premurosa assistenza in pista...

 

 

 

 

 

 

 

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 ...i miei trionfi non tardarono ad arrivare...

 

 

 

 

 

 

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 ...cosa che rese Ron sempre più orgoglioso di me...

 

 

 

 

 

Anthony+Hamilton+Ron+Dennis+Brazilian+F1+Grand+X7yqVGzG8dql.jpg...ma che al contempo fece rispuntare fuori, in prospettiva di laute percentuali sui miei guadagni, il mio venale babbo Antonio, che mi aveva svenduto a Ron alla tenera età di 6 anni (la metà di quei 12 indicati da una leggenda del tutto apocrifa) per un bel mucchio di sterline anglo-caraibiche.

 

 

 

 

 

WalterWolf_AlfredRiedl_RonDennis_LewisHamilton.jpgComunque sia, fu un periodo bellissimo...qui Ron mi presentò in pompa magna a degli illustri sconosciuti, di cui non mi degnai minimamente di ricordarmi gli anodini nomi...

 

 

 

 

 

alain-prost-lewis-hamilton-and-ron-dennis-09KCYM.jpgPoi Ron mi fece conoscere il mitico ed immarcescibile Alano Prosto, eroe d'altri tempi... Egli, tuttavia, dopo il ritiro dalla F1 cominciò a filosofare e ad acquisire delle bislacche posizioni eretiche: ad esempio, con un clamoroso voltafaccia nei confronti del suo passato, cominciò a dire che i suoi anni in Formula 1 erano stati solo una gran perdita di tempo. E così, scrivendo un'opera colossale di migliaia di pagine, egli tentò di andare Alla ricerca del tempo perduto...

 

 

 

 

_45468351_hamilton_get416.jpgQueste sue posizioni mi resero Alano Prosto abbastanza antipatico...più che conoscere lui, avrei voluto conoscere Airtone Senna...ma si sa, il Destino beffardo ti strappa sempre le persone più care, mentre quelle più tediose non se le porta mai via...beh, a parte Alano Prosto, devo tornare a dire che quello del mio esordio fu un bel periodo...

 

 

 

 

 

alonso-dennis-abad.jpgAh no, diamine...ecco...mi ero dimenticato l'altra faccia della medaglia...in quell'anno arrivò anche Nandino!!! Guardate come tentava odiosamente di arruffianarsi Ron!

 

 

 

 

 

r146383_514697.jpgGuardate che cavolo di sorrisoni forzati ed ipocriti sono stato costretto a fare per fingere di andare d'accordo con lui, per il bene della squadra...

 

 

 

 

 

 

 

 

083alonso_468x428.jpg...quando lui, di soppiatto, andava a fregare le cibarie dalla cambusa Mc Ladren e di nascosto (e occultato dagli occhialoni neri) si abbuffava come un suino, andando poi davanti agli specchi deformanti dimagranti per dimostrare illusoriamente che era sempre nel suo peso forma...!

 

 

 

 

 

 

 

Lewis-Hamilton-Ron-Dennis-Belgian-GP-2008_1360787.jpgEbbene, la sua presenza, ingombrante e destabilizzante, mi fece perdere la concentrazione e l'infallibilità...e da lì cominciarono i casini...questa foto, ad esempio, immortala la prima e unica volta che mi presentai in ritardo da Ron: il suo inesorabile cronografo Taggo Euero mi inchiodò, segnalando impietosamente il mio folle ritardo di 51 secondi e 234 millesimi alle prove libere, e la sua tirannica tetragonia mi punì mandandomi poi a letto  senza cena per quella sera. Fortunatamente venne la Pussicatta a consolarmi...

 

 

 

 

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Ron-Dennis-F1-return.jpgA proposito, apro una piccola parentesi: queste furono le espressioni di Ron la prima volta che vide la Pussicatta e i suoi poderosi airbag...

 

 

 

 

 

 

 

3484876367717083518f.jpgMa torniamo ai problemi derivati da Nandino: ebbene, questa foto ne è un esempio lampante. Egli mi allettò con il miraggio di pavoneggiamenti tecnologici, mirando invece solo ad umiliarmi in pubblico...e per farlo guardate chi ha ingaggiato...roba dell'altro mondo...

 

 

 

 

 

0078040.jpgMa lo Schiumàcchero non è nuovo a questo genere di facete irrisioni: guardate un po' qui...

 

 

 

 

 

 

348367336314b980f4c8.jpgComunque sia, queste cose farebbero perdere le staffe a chiunque... guardate infatti che sciagura mi è successa verso la fine della stagione... e guardate che diavolo di commissario di percorso mi hanno affibbiato... pazzesco...

 

 

 

 

 

 

 

ron_dennisggg.jpgFu ovviamente colpa di Ferdinando se alla fine fu Raikkone a soffiarci il mondiale 2007... guardate che trauma fu per Ron...

 

 

 

 

 

 

 

 

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In conferenza stampa, un allibito ed incredulo Ron, con il sangue in faccia ed alla testa, alla stregua di una cartina di tornasole decretò inequivocabilmente - anche senza parole - quale squadra aveva vinto...la scarlatta Ferrari!

 

 

 

 

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...oltre al danno, la beffa: per ipocrita diplomazia, Ron fu costretto, suo malgrado, ad inviare un delegato a fare dei (falsissimi) complimenti alla Ferrari, vincitrice dei due titoli...Ron fece bene a mandare Martino Wittimarcio, così almeno Stefanino Domenicali, dopo avergli stretto la mano, dovette passare una buona oretta in bagno a lavare e disinfettare la sua...

 

 

 

 

 

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...tra l'altro, poi, in una conferenza stampa di fine anno io e Ron fummo bersagliati dagli insulti ed improperi di alcuni facinorosi e tronfi ferraristi, sicchè fummo costretti a tapparci le orecchie e subire in silenzio... 

 

 

 

 

 

 

Bahrain+F1+Grand+Prix+Practice+vjG5iyxy3zZl.jpg ...con l'aggravante di quest'ultimo episodio Ron accumulò una funesta rabbia repressa...

 

 

 

 

 

 

 

 

BMW+PGA+Championship+Previews+k5PP3F4iBmBl.jpg...che potè sbollire soltanto con terrificanti smazzate di golf(o).

 

 

 

 

 

 

 

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Ma il più provato e sconvolto da quella tragedia fui io, che fortunatamente trovai adeguato conforto tra le calde braccia di Ron...

 

 

 

 

 

 

 

 

_45166560_alonso2_afp300.jpgInvece quell'irresponsabile di Nandino, giustamente esiliato dall'alma mater Mc ladren, si consolò immediatamente tornando da quella sua prosperosa amante bionda che era la Renolta...ma nei due anni che seguirono scoprì che non era più leggiadra come una volta...!

 

 

 

 

 

 

 

 

2356746949_03a839fb54_o.jpgEbbene, allontanato Fernandino, le regole della Formula 1 imponevano che mi si dovesse trovare un nuovo compagno (anche se io non ne sentivo il bisogno); la triade Mc Ladren di allora (Ron, Martino Wittimarcio e Norberto Augh), dopo un frugale banchetto, decise chi assumere come gregario di Luigi Amiltone...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ron-dennis-stepping-down-as-mclaren-mercedes-f1-team-boss.jpg...e in breve arrivò la fumata bianca: si trattava del finnico e amabile Kovaleineno! 

 

 

 

 

 

 

McLaren+CEO+Ron+Dennis+Fishing+Challenge+Supports+3I-Zbk_RRCPl.jpgCome da finnica tradizione, per ringraziare Ron della sua generosità Kovalo, radunando i suoi famigliari (sulla sinistra c'è suo padre), donò a Ron un pesce pescato da lui stesso nelle acque di un lago finlandese. Ron fece finta di gradirlo, ma in realtà i pesci gialli non gli piacciono...Hakkinenno, a suo tempo, aveva regalato a Ron un pesce che era due volte questo, e in più aveva un bel colore argentato come le nostre monoposto...Raikkone aveva invece donato a Ron un pesce strano, nella cui pancia fu rinvenuta, quando il cuoco lo sventrò per cucinarlo, una certa quantità di vodka...

 

 

 

 

 

emp-5489368.jpgQuell'anno, il 2008, fu meraviglioso...fu l'anno del mio titolo mondiale. Ron, animato da forti presagi, già all'inizio della stagione prese in mano il microfono e giurò perentoriamente, in mondovisione: quest'anno vinceremo!

 

 

 

 

 

RonDenis.jpgSotto l'impeccabile e tetragona guida tecnico-strategica di Ron al muretto, in effetti, la contorta matassa dei gran premi andò via via dipanandosi in modo a noi sempre più favorevole, pur tra alterne vicende...

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ron, nella sua infinita democraticità, concedeva alla squadra non un solo risultato possibile (ossia la vittoria), bensì due: il trionfo o la vittoria.

 

 

 

 

 

pdkronnorbt.jpgQuella stagione, densa di vittorie e buone prestazioni, fu costellata da numerose e pantagrueliche grigliate, occasioni che rinforzarono lo spirito di squadra ed i legami di Ron con un pezzo grosso della Merdedes (nostra fornitrice di motori), il possente Norberto Augh, che delle grigliate era il sovrano assoluto ed il più ghiotto convitato. Ron e Norberto insieme erano magnifici e terribili, una coppia d'acciaio: quando essi si aggiravano per il paddocco, tutt'intorno dilagava il terrore. Fonti non ufficiali insinuano che, quando i due passeggiavano insieme per Vochingo o per le vie di Londra, Norberto chiedesse il pizzo alle rosticcerie ed alle friggitorie, mentre Ron lo esigesse dalle officine e dalle utensilerie.

 

 

 

 

 

dennismercedes.jpgQui Norberto e Ron irridono i taccagni rivali della BMW, che in occasione della prima vittoria del loro Robertino TestaCubica avevano organizzato una grande grigliata improvvisata ma con poche scorte alimentari, rimanendo così a secco di salsicce e vurstelli a neanche metà pasto.

 

 

 

 

 

200px-Ron_dennis_2000Monaco.jpgRon continuava a sentire nel suo animo che quel 2008 sarebbe stato per noi l'anno giusto per ritornare agli allori iridati...forte di questa fiducia e tranquillità, egli poteva spingere audacemente il suo sguardo penetrante oltre i più lontani orizzonti, arrivando a contemplare i sovrumani misteri del futuro più lontano, senza più alcun timore delle vili scudisciate del Destino beffardo e del Fato crudele, della Moira impietosa e delle Parche maligne.

 

 

 

 

 

 

 

_44146995_ron203.jpgOh, era un anno buono ma non vincevo sempre...e per questo Ron storceva un po' il naso...

 

 

 

 

 

 

dennis.jpg...ma sapeva che alla Mc Ladren mancava davvero poco per la vittoria finale (in questa foto mima l'effettiva distanza che c'era fra noi e la gloria immortale della vittoria).

 

 

 

 

 

 

ron-dennis_97678t.jpgRon era sempre più sicuro di sè e della nostra forza...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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...ma nell'ultimo gran premio della stagione, quello decisivo, per molti giri le cose sembrarono complicarsi per me...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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...la situazione era delicata e tesa...a causa della pioggia stavo perdendo posizioni...c'è stato da trattenere il fiato...

 

 

 

 

 

Felipe_Massa-trofeo.jpg...il Destino beffardo sembrava ora arridere a Filippino, che iniziò l'ultimo giro gongolando per una vittoria mondiale ormai a portata di mano (imprimetevi bene questo suo sorrisone nella memoria, da quel giorno in avanti non lo rivedrete mai più...)...

 

 

 

 

ron-dennismb,.jpg...ma in extremis la sorte, impersonata dal caro Timo Glocco, premiò me e la Mc Ladren! Ron, vittoria, vittoria, vittoria!

 

 

 

 

 

 

_45166678_dennis_afp416.jpgRon, con una mano sul cuore per trattenere il selvaggio palpitare euforico del suo miocardio, indica con radiosa ironia la posizione della Ferrari in classifica: "dietro, alle nostre spalle"!

 

 

 

 

 

 

41376-hi-RD_Ron_Dennis-001.jpgDopo svariati anni senza successi, Ron e la Mc Ladren ritornarono finalmente in vetta, sulla cresta dell'onda...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

article-1240141-047C1383000005DC-964_468x286.jpg...i giornalisti di tutto il mondo ricominciarono a braccarlo per poter avere qualche sua inestimabile dichiarazione, o semplicemente un autografo...

 

 

 

 

 

RON_DENNIS_280x390_443762a.jpg...Ron era commosso da tutto ciò...

 

 

 

 

 

 

 

 

ron_dennis05g.jpg...ma a volte i giornalisti esagerarono, ed arrivarono pure a fargli delle proposte indecenti...ma ci pensò lui a fermarli...

 

 

 

 

 

 

 

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Per festeggiare la grande vittoria, organizzammo una festa epocale, a cui era severamente vietato l'accesso ai non invitati...lo stesso Ron si mise davanti alla porta a fare da mastino...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

jack_heuer_jh_rd_ron_dennis-001-2.jpg...durante quella festa, Ron mi presentò il leggendario Giacomo Euero, la mente sovrumana che aveva creato il trascendentale cronografo Taggo Euero...

 

 

 

 

 

 

 

 

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...ma soprattutto mi presentò un generoso sceicco che mi fece i complimenti per la vittoria e come premio mi regalò un giacimento petrolifero tutto mio!

 

 

 

 

 

ron-dennis-mclaren-mp423-2008.jpgA metà serata, un Ron quantomai radioso, volendo emulare il mio esempio canoro dell'anno precedente, quando per il suo sessantesimo compleanno mi esibii in "O sole mio" (vedi il post "Fotoalbum"), annunciò agli invitati di voler cimentarsi nella canzone napoletana "I te vurria vasà"...  

 

 

 

 

 

img_7311.jpg...e fu un'esibizione superba!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

article-0-0257C49D000005DC-651_468x359.jpgRon, più che mai esaltato, si lasciò un po' andare e bevve qualche alcolico di troppo...a fine serata era decisamente brillo e disinibito, ma si fermò in tempo per non cadere nell'ubriachezza molesta...

 

 

 

 

 

 

 

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...il giorno dopo, smaltita la mezza sbornia e recuperato, nella plenitudine tetragona ed obnubilante del nero assoluto, il suo proverbiale e serioso autocontrollo...

 

 

 

 

 

 

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...decise di mettersi alla prova nella spericolata guida di uno dei nostri più potenti modelli stradali, per rispondere a quelle vipere che gli imputavano di essere solo un flemmatico stratega da muretto e non più un temerario omaccione d'azione...

 

 

 

 

 

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...e quello fu il primo passo per uno stentoreo potenziamento e ringiovanimento ulteriore della sua immagine: Ron, che qui vediamo ricondotto alle sue giuste dimensioni colossali, divenne l'uomo dell'anno...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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...un superdirigente dai poteri eccelsi...

 

 

 

 

 

 

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...il simbolo per eccellenza dell'efficienza, del lusso, della modernità...

 

 

 

 

 

 

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il capo dei capi, il boss dei boss (alla facciaccia di Hugo Boss)...cercato, osannato e bramato da tutti...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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 ...dai ricchi e dai potenti (come Massimino Mosleino, Bernino Ecclestòne, Cristiano Oronero)...

 

 

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... e dalle procaci femminone...anche se per quest'ultima ha trovato in me un agguerrito concorrente... infatti, dietro la schiena della miss, il mio braccio sinistro e quello destro di Ron stanno lottando per spartirsi la preda...

 

Ron-Dennis-in-the-Ovei.jpg ...ma all'inizio del 2009 Ron, rendendosi conto che nonostante tutto stava invecchiando, preferì fare un passo indietro, per lasciare la gestione della scuderia ad un giovane. Inoltre, dato che le sue articolazioni cominciavano a dare qualche problemino, Ron cercò uno di quei bagni speciali tutto incluso con trattamenti di relax, idromassaggio, solarium, cromoterapia, sauna...

 

 

 

 

 

 

 

 ron-dennis-martin-whitmarsh.jpg                                                           Ron-Dennis-and-Martin-Whi-002.jpg                                                           

Ma a chi lasciare tutto il cucuzzaro della gestione sportiva Mc Ladren? Semplice, a Martino Wittimarcio!

 

 

 

 

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Che omaccione, il nostro Martino! (per agghindarlo così c'è voluto il lavoro di tre giorni di due sarti, un centro estetico e due truccatrici)

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ecco Martino che cerca di imparare da Ron l'arte della postura ieratica e dell'espressione tetragona ed impassibile. Notiamo che i due hanno all'occhiello un papavero, a dimostrazione che la Mc Ladren è veramente stupefacente.

 

 

 

 

 

martin-whit_1244936c.jpgE dicevano che la triade l'aveva la Juventus... quella della Mc Ladren è la sola, vera, invincibile triade! Guardate qua!

 

 

 

 

 

Ron-Dennis-talks-about-his-28-year-old-journey-with-McLaren-52159.jpgQui vediamo i due pilastri fondativi della Mc Ladren degli ultimi anni: il pilastro vero, ossia Ron, e quello fittizio, mero specchietto per le allodole, la Vodafòne col suo logo tra l'arancione ed il rosso vermiglione.

 

 

 

 

 

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Ma torniamo al nostro nuovo capo, Wittimarcio: improvvisamente si sentì oppresso da nuove pesanti responsabilità, come reggere l'assedio dei gionalisti... questa foto del maggio 2009 rappresenta lo storico momento in cui Martino, nauseato dalle insistenti, ripetitive e faziose domande della stampa, sta per vomitare sui microfoni dei cronisti sportivi di mezzo mondo...Da quel giorno la stampa mondiale imparò a non pressarlo più di tanto...

 

 

 

dsc_0061.jpgMa nel 2009 tutto andò a rotoli... Una volta ci fu anche bisogno dell'intervento di Ron per aprire un'inchiesta su un fatto bislacco: sul pavimento dei box fu rinvenuto un mucchietto di letame. Dopo settimane di indagini comparative, si scoprì che era stato Kovalo a pestarlo accidentalmente con la ruota posteriore sinistra, portandoselo poi dietro e disseminandone un po' dappertutto in scie e mucchietti. Tutto ciò mandò in malora la stagione, e Kovalo fu infine cacciato...

 

 

 

 

 

 

ron-dennis-mclaren1.jpgC'era dunque bisogno che Martino e Ron si consultassero per scegliere il mio nuovo gregario per il 2010...un giornalista ficcanaso si piazzò alle virili spalle di Ron per carpire qualche indiscrezione: Ron, accortosene, si voltò e lo incenerì con lo sguardo.

 

 

 

 

 

 

Canadian+F1+Grand+Prix+exEdKmlQ8tfl.jpgAlla fine, con quello che secondo me fu un errore di valutazione, il prescelto fu quel fannullone di Gensone Bottone, che ci mise poco a paludarsi di rosso vermiglione. E' per la sua presenza, neghittosa ed insieme sovversiva, che anche nel 2010 non siamo stati al vertice, e che continuiamo a navigare a vista in un mare che sembra sempre più dominato dalle Red Bullo e dalle Ferrari. Che dire...speriamo nel 2011.

29/01/2011

Storia di Ron

Giacchè molti si sono interessati al mio superbo/grottesco pranzo con Ron, immagino che a molti farebbe piacere saperne un po' di più sull'imperatore dell'universo Mc Ladren: ebbene, ve lo farò conoscere tratteggiandone una sommaria ma succulenta biografia, prima con qualche aneddoto scritto e poi con un fotoalbum, esattamente come ho fatto per la mia augusta persona. Ebbene, per capire alcuni tratti della sua personalità è necessario risalire ben oltre la sua data di nascita (intendo quella anagrafica, poichè a ben vedere lo spirito di Ron è un archetipo universale che ha sempre pervaso il cosmo fin dalle sue origini), e precisamente all'identità di suo nonno materno: costui era un colonnello prussiano, ed è appunto questo progenitore che, mediante la figlia, trasmise anche al nipotino Ron l'inflessibile rigore caratteriale, l'inveterata austerità tetragona e lo stacanovistico zelo operativo che erano proverbiali nell'esercito prussiano. Cotanto nonno era un personaggio veramente importante (venerato in Pomerania, osannato in Renania, celebrato in Sassonia, magnificato in Vestfalia), tanto da essere considerato l'erede morale di Ottone di Bismarco (un coriaceo politicone che divenne poi un astutissimo banchiere, che riuscì a raddoppiare il valore del Marco coniandolo in monete d'ottone) e, negli anni Venti, dell'imperatore Hindenburgo (quel pachidermico pallone gonfiato che, nel colmo della sua boria, decise di andare in America a pavoneggiarsi, ma vedendo che là erano ancora più avanzati della sua Germania, la cosa gli bruciò così tanto che prese fuoco). Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, tuttavia, il nonno di Ron ebbe una condotta a dir poco ambigua ed utilitaristica, sintomo che le sue precedenti incrollabili certezze pangermanistiche erano ormai collassate: nella prima fase della guerra, quando la Germania di Adolfo Itlerodolfo sembrava invincibile, egli era fermo sostenitore della sua nazione; quando invece la situazione cominciò ad arridere agli Alleati, il nonnone prussiano, nel frattempo rimasto vedovo, prese baracca e burattini ed emigrò in Anglia insieme alla figlia ventenne, dichiarandosi di punto in bianco oppositore ideologico del regime nazista. E' bene precisare che i Britannici conoscevano bene il famoso nonno di Ron, e quindi erano poco convinti di questo improvviso ripensamento: fu così che Vistòne Ciurcillo in persona si prese la briga di andare alla frontiera litoranea delle bianche scogliere di Dovero per rivolgere un approfondito interrogatorio a padre e figlia, per appurarne le recondite intenzioni (potevano essere spie) e concedere loro o meno di accasarsi in Anglia. Dopo 15 ore di terzo grado, Ciurcillo capì che i due cercavano solo di rifarsi una nuova vita in un paese meno guerrafondaio: ebbero il permesso di trasferirsi nei sobborghi di Londra, a Vochingo, un paese di fondazione vichinga sempre circondato da una fitta cortina di nebbia. Là, dopo aver imparato l'Inglese con un corso della De Agostini, e perso il fastidioso accento teutonico, essi cominciarono ad essere progressivamente ben visti dai vicini, e si integrarono alla perfezione nella cittadinanza. La figlia del colonnello, di cui è superfluo menzionare il nome (ella fu solo un tramite biologico per la nascita di Ron), conobbe un bel giovanotto locale, che di cognome faceva Dennis (il suo nome di battesimo è altrettanto irrilevante), e lo sposò con rito anglicano. Pochi anni dopo la fine del conflitto mondiale, e precisamente il 1° giugno 1947, a Vochingo, in completo accordo con un'antica profezia celtico-normanna, venne così alla luce, in un giorno di burrascosa eclissi totale, Ron Dennis. Il nome di battesimo fu scelto proprio dal suddetto nonno, con  la specifica intenzione che assomigliasse il più possibile ad un ruggito, per ricordare e celebrare, a ciascuna pronuncia, i "leoni di Prussia", metaforico epiteto riferito ai prodi soldati dell'esercito prussiano.   Dell'infanzia del piccolo Ron non vi sono molte testimonianze, e lui stesso non ha mai voluto parlare dell'argomento: ma sembra, ma un dossiero del KGB, che egli giocasse sempre solo, e soltanto col meccano. Fonti non ufficiali riportano che Ron, nei primi anni, fosse ritenuto muto, e che abbia detto la sua prima parola solo a 5 anni: essa era "carburatore". Durante la fanciullezza Ron non legò mai con altri bambini; si divertiva invece a perseguitare un anziano vicino di casa giocandogli scherzi demoniaci e rovinandogli la casa: reinterpretando liberamente questo lato pestifero di Ron, che lo condusse ad essere una vera minaccia, negli anni Novanta il Cinema omaggiò il passato remoto del nostro beniamino con il film Dennis la minaccia, quello con Valter Matteo. Ma il piccolo Ron, fortemente chiuso in sè, asociale, scontroso ed interessato solo alla meccanica, sembrava avere seri problemi relazionali, che il suo premuroso padre cercò di curare ricorrendo ad un rimedio da sempre considerato potente e versatile: lo sport. Fu così che Ron e suo padre cominciarono a giocare a tennis: in breve si scoprì non solo che al giovane tiranno quello sport piaceva, ma anche che era destinato a diventarne un fuoriclasse, tanto da cambiare il suo cognome in "Tennis" (alla consonante palatale debole "d", che a Ron non era mai piaciuta proprio per la sua fiacca debolezza fonetica, si sostituì la più perentoria palatale forte "t"). Dopo intensi pomeriggi di allenamenti e tornei estenuanti, suo padre lo portava nel vicino bar Davis e ordinavano dei panini con la coppa: nacque così, grazie alla bravura di Ron e a quell'immarcescibile affettato servito in quel mitico bar, la celeberrima Coppa Davis che da decenni avvince tutto il mondo del tennis. Ron divenne in breve il più grande tennista del mondo, titolo che detiene tuttora (basti pensare che nel 2009 si esibì da solo in un doppio contro Ruggero Federero e Raffaello Nadallo, e stravinse ridicolizzandoli, lasciandoli a 0), anche se la Federazione Internazionale del suddetto sport lo ha recentemente pregato di astenersi dallo scendere in campo contro i nuovi campioni e sbaragliarli, in quanto la sbalestrata gioventù odierna e quella futura hanno e avranno sempre più bisogno di credere in nuovi fuoriclasse che siano modelli di comportamento. Il primo e vero interesse di Ron, per giunta, era sempre stato e tuttora rimane la meccanica, pertanto, dopo la fulminante consacrazione tennistica - ottenuta una volta e per sempre - egli tornò ad interessarsi solo di meccanica razionale, passando, in pochi anni, da apprendista meccanico a capo meccanico di importanti compagnie motoristiche. Nel 1971 egli fondò una scuderia di Formula 2, chiamata La Corsa delle Rondelle, dopodichè, non pago di quella, ne cambierà quasi una all'anno fino al 1980, quando sempre a Vochingo, commemorando il suo inveterato mito Bruccio Mc Ladren (pilota e ingegnere di auto da corsa) nel decennale della sua morte, Ron decise di eternare il nome dell'eroe fondando la Mc Ladren Internazionale, che voleva essere innanzitutto una furiosa nemesi verso il crudele destino beffardo che recise tragicamente il filo vitale di Bruccio a soli 34 anni, durante una delle sue gare. Ron, rivolgendo anatemi solfurei alle Parche, giurò di vendicare Bruccio ad ogni gran premio, ed è per questo che la Mc Ladren deve, per ordinamento costitutivo, essere infallibile; deve anche essere tetragona e tenebrosa, giacchè incarna una sorta di minaccia funerea verso la crudeltà del destino. Ebbene, da allora Ron e la sua Mc Ladren raccolsero trionfi a vagonate; dopo un'infinità di riconoscimenti, premi  e medaglie d'oro, nel 2000 a Ron furono conferiti, per i suoi meriti sportivi ed industriali (per il suo insuperabile contributo in campo automobilistico e per essere di fatto assurto a supremo ambasciatore della Gran Bretagna), persino una plurilaurea honoris causa in  Ingegneria Meccanica, Ingegneria dei Materiali ed Ingegneria Ambientale, ed il titolo onorifico di Comandante dell'Ordine dell'Impero Britannico. E pensare che suo nonno e sua madre erano crucchi! Ebbene, il nostro Ron, giammai vetusto ma già da anni onusto di gloria, ha pensato bene, nel 2009, di lasciare (teoricamente) il comando della scuderia a qualche giovane cresciuto nel suo vivaio meccatronico, e di occuparsi, in qualità di presidente del gruppo Mc Ladren, delle auto stradali. In realtà è sempre lui che muove i fili della scuderia, e non potrebbe essere altrimenti. Per la scelta del suo successore al comando della scuderia Ron aveva a disposizione un folto manipolo di tecniconi iperqualificati, ma nessuno di essi sembrava essere spinto da quella specie di insopprimibile anelito battagliero e vendicativo, quel sacro fuoco motivazionale della competizione fino alla morte (anzi, oltre la morte), quella volontà di annichilimento di tutti gli avversari, a partire dal Destino beffardo e dall'Errore per arrivare alle varie scuderie di turno: insomma, nessuno dei candidati - acquiescenti ed imbelli ingegneroni meccatronico-cibernetici - sembrava un ardimentoso condottiero che mettesse davanti a tutti i tecnicismi di sorta la schiacciante vittoria volta a vendicare il fondatore Bruccio Mc Ladren, cosa che era l'originario spirito della scuderia, come detto. Ma un giorno, sorprendentemente, dal loro ignavo novero spuntò fuori una personalità bizzarra, una virilità strabica che non era un genio della meccanica ma che aveva le idee chiare e lo spirito battagliero: si trattava di Martino Wittimarcio. Egli, nel suo discorso di autocandidatura, impressionò Ron e tutti gli altri con queste parole: "Ciurma Mc Ladren, massa di indomiti bucanieri a me cari più della mia stessa esistenza mortale, volete fare marcire tutti i nostri avversari, dal primo all'ultimo? Volete sbudellare il rognoso Destino Beffardo? Volete fare dell'Errore cibo per vermi? Volete inzaccherare la Ferrari, ricoprire di muffa la Red Bullo, far sparire la Renolta sotto le ragnatele, versare letame sulla Merdedes, lanciare uova marce sulla Guglielmi, mandare in malora la Forza India? Io sono l'uomo giusto per farlo." Ron, fulminato in senso positivo, non esitò a conferirgli, mediante solenne investitura e giuramento sulla tomba di Bruccio, la carica di feldmaresciallo Mc Ladren che ora detiene con orgoglio. Ma Ron rimane comunque il nostro supremo riferimento, e quando non è occupato a promuovere le vetture stradali o quando non si ritira nella sua tetra Torre di Carbonio, continua a circolare nei nostri stabilimenti e a sorvegliare i ritmi di produzione e assemblaggio delle tayloristiche catene di montaggio mediante il fedele cronometro Taggo Euero, a cui gli tutti gli orologi atomici del mondo fanno imprescindibile riferimento. Si dice anzi che il moto di pianeti, stelle e galassie si adegui alle tempistiche di quel sovrumano cronometro ed orologio. In ogni caso, persino Ron sta lentamente invecchiando, e nella sua tetragonia si sono spesso viste delle crepe: ultimamente sorride un po' troppo spesso (più di una volta all'anno) e ha fatto bislacche concessioni di permessi speciali ad un paio di ingegneri, quando i loro genitori anziani sono morti. Inoltre, c'è qualche piccola cosa di cui Ron non riesce più ad avere il controllo assoluto (non era mai accaduto niente di simile da quando aveva 3 anni), come ad esempio certi nuovissimi marchingegni informatici e certe mefistofeliche diavolerie relative ai cellulari. A questo proposito racconterò, per concludere in bellezza, un bizzarro e simpatico aneddoto avvenuto circa una settimana fa. Era lo scorso lunedì mattina, e Ron si aggirava nervosamente per i corridoi degli uffici Mc Ladren senza parlare con nessuno, come avesse un rovello segreto che lo teneva sulle spine; io e Wittimarcio eravamo in una saletta ristoro lì vicino, a prendere un caffè. All'improvviso arriva un dirigente della Vodafòne, venuto, come ogni anno, per concordare nei dettagli le clausole più recondite del contratto di sponsorizzazione che abbiamo con loro: io gli feci una profonda genuflessione, e Martino Wittimarcio gli lucidò solertemente le scarpe con la lingua. Tra l'altro egli aveva portato un carico di nuovi cappellini Vodafòne rosso vermiglione, per i quali Gensone Bottone va letteralmente matto. Ron, una volta avvistato l'illustre ospite, senza fare tanti convenevoli gli disse, in formale ed ossequioso gergo britannico, "Veh, vin chè n'atim", e accompagnò le parole con un eloquente gesto della mano che lo invitava a seguirlo. Temendo che Ron volesse scorticare l'ambasciatore, io e Martino lo scortammo fin nell'ufficio di Ron, il quale poi ci tranquillizzò sulle sue intenzioni, dicendoci nel contempo che potevamo rimanere perchè potevamo essere utili. Ecco il problema che affliggeva Ron, e che quest'ultimo sottopose alla telefonica perizia del dirigente Vodafòne: la sera prima, Ron aveva ricaricato di 10 sterline il credito esaurito del suo cellulare, usando una carta prepagata Vodafòne, ed aveva avuto la conferma automatica che l'operazione era andata a buon fine. Aveva poi spento il cellulare, l'aveva riposto in cassaforte, ed era andato a dormire (altro segno di cedimento senile di Tennis, che dalla nascita fino al 2008 non aveva mai sentito il bisogno di dormire). Aveva riacceso il cellulare solo l'indomani mattina, appena giunto in ufficio (e quindi solo un'ora prima di quel colloquio), e aveva provato a telefonare, scoprendo con indicibile sgomento che il credito era di nuovo esaurito. Ron non sapeva darsi pace per questo inspiegabile mistero. Il dirigente Vodafòne, mettendo le mani avanti, precisò di essere un managero esperto di finanza, non un tecnico esperto di quei problemi, e che molte volte, addirittura, preferiva telegrafare, inviare telegrammi o fare i segnali di fumo piuttosto che usare il telefonino e farsi spennare dalla sua stessa compagnia. Tuttavia, armato di indefessa buona volontà, chiese a Ron di fargli vedere il telefono, poi chiese di poter usare un computero per collegarsi al sito della Vodafòne. Dopo alcuni passaggi, comparì una schermata che rivelava qualcosa di molto strano: al numero di Ron risultavano addebitati 5 abbonamenti a suonerie polifoniche, per il costo di 2 sterline ognuna: e tali addebiti, di solito, avvenivano il primo giorno della settimana. Ecco svelato il mistero dell'esaurimento del credito: ma Ron, con volto allibito ed incredulo oltre ogni limite umano, sosteneva di non saperne nulla, e pensava che qualcuno gli avesse giocato un brutto scherzo, affibbiandogli quei servizi in abbonamento. L'omacciòne Vodafone, per curiosità più o meno legittima, propose di sentire quelle famigerate suonerie che erano l'oggetto del contendere; Ron, un po' contrariato ma non molto deciso, bofonchiò che era inutile ed irrilevante sentirle, e bisognava invece indagare senza indugio sul colpevole di quel misfatto e recuperare tassativamente le dieci sterline, con i dovuti interessi ed un congruo risarcimento per la perdita di tempo ed il disturbo. Ma alla fine, poichè anche io e Wittimarcio eravamo dell'idea di ascoltarle, le sentimmo. Con nostra suprema sorpresa, nell'ufficio tetragono di Ron risuonarono, nell'ordine, le ariose e spensierate sigle dei celebri cartoni animati Heidi, I Puffi, Sailor Moon, Candy Dolce Candy e Mila e Shiro, due cuori nella pallavolo. Durante quelle sigle noi tutti ci guardammo l'un l'altro: io, Wittimarcio e l'uomo Vodafòne eravamo esterrefatti, ma avevamo una fortissima voglia di ridere a crepapelle, ma ci trattenevamo perchè cedere all'ilarità al cospetto di Ron implica una punizione con atroci torture, se non il licenziamento. Ron aveva un faccione sempre più allibito, e gli occhi sgranati gli stavano letteralmente per cadere fuori dalle orbite oculari. Ma cominciava a sembrarmi un'espressione troppo ostentata, troppo plateale: mi venne il sospetto che Ron volesse ingannarci con una invereconda commedia, mentre in realtà era stato proprio lui ad abbonarsi a quelle scanzonate suonerie, cercando però di farsi rimborsare l'esborso a dir poco esoso. E allora, la mia indiscussa genialità partorì in tempo reale uno stratagemma diabolico per appurare se l'espressione di Ron era genuina o artefatta: mi chinai facendo finta di dovermi riallacciare una scarpa, e quando fui abbassato, gettando lo sguardo al di là della paratia della scrivania, osservai i piedi di Ron: ebbene, il suo piede destro stava sbarazzinamente battendo su e giù al ritmo della sigla di Heidi, in una subliminare ammissione di colpevolezza per me incontestabile. Eh Ron, caro Ron, resterai uno dei più arcani misteri dell'universo...

27/01/2011

A pranzo da Ron

Giacchè la stagione non è ancora iniziata, continuerò a trattare argomenti di contorno, definizione quantomai appropriata per questo racconto imperniato su un pranzo memorabile. Luigi Amiltone è indubbiamente un astro di prima magnitudine, quindi, come nel più glorioso dei catasterismi, la sua degna ubicazione sarebbe nei fatati firmamenti siderei, e non certo fra i banausici mortali; ma è pur vero che anche le stelle devono giocoforza mangiare, e pertanto mostrerò Urbi et Orbi come sia breve il passo da "astronomia" a "gastronomia" (basta apporre una "g" davanti!). Ebbene, dovete sapere che ogni anno il nostro torvo Ron Tennis designa, a turno e senza riconferme (quanto è democratico!), un dipendente Mc Ladren che si sia particolarmente distinto durante la stagione, tanto da potersi definire "l'uomo Mc Ladren dell'anno" (sempre dopo Tennis): a questo inclito prescelto si concede l'onore di un pranzo ufficiale con Ron, nella sua esclusivissima e tetragona Torre di Carbonio. Essa è un'avveniristica e gigantesca (925 metri di altezza) struttura vertical-verticistica realizzata interamente in nerissima fibra di carbonio, dove Ron si apparta sia per controllare dall'alto la sterminata e formicolante sede Mc Ladren di Vochingo, sia per isolarsi dal tramestio dei mortali e parlare a tu per tu con Odino e gli altri dei della sua mitologia nordica. Ovviamente la torre è interdetta a chiunque, eccezion fatta per il tuttofare di fiducia di Ron e, una volta all'anno, per il predetto invitato speciale al gran pranzo. Ebbene, nel 2008, quando vinsi il mondiale, inspiegabilmente Ron non mi chiamò, preferendomi il mio ingegnere di pista, che a dire la verità passa tutto il tempo a girarsi i pollici, perchè io faccio tutto da solo, ed egregiamente. Ron mi disse comunque di non prendermela, perchè il mio turno sarebbe venuto presto. Nel 2009 l'invitato fu, ancora più a sorpresa, Martino Wittimarcio; a dicembre 2010, finalmente, è arrivato il mio turno.  Io ero emozionatissimo già dai preparativi, e soprattutto volevo fare al monarca un'impressione ancora migliore di quella solita...la Pussicatta voleva consigliarmi come vestirmi, e sosteneva che l'abito più adatto fosse l'elegante vestito dei fumatori sassòni (lo smochingo, che fa rima con Vochingo), naturalmente nero, per essere in armonia col colore della torre e con le preferenze di Ron. Io, invece, decisi che l'abito più adatto, sempre nero naturalmente, era il fracco: non solo perchè speravo che quell'incontro personale mi avrebbe fruttato un cospicuo aumento (e dunque un fracco di soldi in più), ma anche perchè, indossando il cilindro, avrei alluso, con una pregnante e sofisticata metafora, ai cilindri dei nostri sovrumani motori, e certamente Ron avrebbe apprezzato tale intento analogico. Agghindato di tutto punto, dunque, mi incamminai, baldanzoso ed euforico, verso la torre di Carbonio. Nel cortile esterno, approfittando della bella giornata (il cielo era color catrame ma non pioveva), buona parte della squadra stava festeggiando prosaicamente la fine dell'anno con una delle solite grigliate dozzinali per palati rudimentali: c'erano gli ingegneri, i meccanici, Gensone Bottone e Martino Wittimarcio. Quest'ultimo, da buon capo, pretendeva che la colorita ciurma iniziasse con l'assaggiare lo zampone che lui stesso aveva portato, ma tutti rifiutarono con decisione. Martino, allora, cercò di circuire e convincere Bottone, la mente più fragile fra i presenti, a mangiare la pietanza, piagnucolando ad arte "almeno tu, ragazzo mio, fammi contento...", finchè Bottone, ingenuo e sprovveduto, finì per accondiscendere. Ma già dopo il primo boccone Gensone sentì sorgere in lui un irrefrenabile urto di vomito: si piegò in due e rigurgitò tutto ciò che aveva nello stomaco, in una scena ripugnante. I meccanici, preoccupatissimi, chiesero seccamente a Martino che data di scadenza avesse quello zampone, e lui rispose "scade a gennaio, mi sembra", e indicò la scatola che conservava l'alimento. Un meccanico la prese e lesse testualmente: "Da consumarsi entro gennaio 1980"; dopodichè la strappò e la buttò per terra rabbiosamente. Non era la prima volta che qualcuno vomitava l'anima per colpa delle derrate alimentari scadute portate sistematicamente da Wittimarcio. Io, che avevo assistito alla scena, cercai di calmare gli animi e stemperare la tensione pavoneggiandomi e dicendo: "Io sì che vado ad un vero pranzo d'elite: sono invitato da Ron...altro che la vostra grigliata plebea". Quasi tutti mi guardarono esterrefatti, comprendendo la portata dell'onore che avevo; soltanto Martino, che era stato a mangiare da Ron l'anno prima, sembrava non invidiarmi per niente: ma non disse una parola, giacchè vige la norma del tassativo silenzio riguardo al pranzo annuale alla Torre di Carbonio, nulla deve trapelare, pena il licenziamento dall'alma mater Mc Ladren, che per tutti noi è assai peggio della morte. Ebbene, lasciai quei camerati alle loro gozzoviglie di bassa lega coi salsicciotti bruciacchiati o mezzi crudi, e suonai il campanello della Torre di Carbonio: ne derivò uno scampanio più solenne ed assordante di quello del Grande Ben, il campanile simbolo di Londra. La porta si aprì automaticamente, e salii sull'ascensore rapido, provviso di kers e dotto "F": in 2 secondi e 461 millesimi (secondo cronometro Taggo Euero) arrivai in cima, ed entrai in un vestibolo dove Bruccio, tuttofare di Ron, mi attendeva per annunciarmi al nostro imperatore. Lo fece, e Ron gli rispose di farmi entrare nel salone da pranzo. Così facemmo, e mi trovai in un lussuoso stanzone semibuio, con le finestre oscurate e un fioco lampadario centrale dalle lampadine a dir poco affumicate. La luce che ne derivava era a dir poco bruna, e mi permetteva soltanto di scorgere i contorni del sottostante tavolone nerastro da pranzo, uno di quei tavoli massicci e dalla lunghezza esagerata, come quelli dei vecchi castelli: era lungo come minimo 10 m. Improvvisamente sentii il rauco vocione di Ron, proveniente da una estremità del tavolo, darmi un austero benvenuto (l'austerità è il massimo livello di cordialità a cui Ron si sia mai spinto), e chiedermi se mi trovavo a mio agio. Io, timidamente, dissi che riuscivo a malapena a vederlo, vista la densa semioscurità. E Ron, deluso: "credevo che anche tu, come me, fossi un uomo illuminato, la cui chiaroveggenza platonica potesse facilmente supplire all'oscurità fisica, che è un igienico schermo alle facili euforie eudemonistiche della luce; invece, come gli altri, in questa stanza brancoli nel buio." Io, intimorito da quella constatazione che sapeva di rimprovero, cominciai a ripetere il ritornello che in Mc Ladren ci hanno insegnato ad usare nei riguardi del monarca, ossia il deferente "Come dici tu, Ron". Egli, allora, ordinò al fidato inserviente di aprire tutte le finestre, in modo che l'ambiente potesse godere di una illuminazione normale. E la luce fu (se avessi detto "Fiat lux" avreste tutti pensato ad un nuovo modello lanciato da Marchionne...e parlare della Fiat alla sede Mc Ladren è un'eresia di terzo grado): potei allora contemplare Ron in tutta la sua sfolgorante tetragonia, e vedere meglio la gran tavolata, ove piatti e posate erano rigorosamente d'argento, in omaggio al mito delle Frecce d'Argento ed al nostro circuito di casa, quello del Sasso d'Argento. Il padrone di casa, intanto, ritrattò parzialmente quello che aveva detto prima su di me: "Forse è soltanto la tua congenita ipermelaninicità che ottenebra la tua visione, rendendoti simile agli altri: ma se non fosse per questo saresti chiaroveggente quanto me". E io: "Come dici tu, Ron". Dopo avermi fatto accomodare all'altra estremità di quello smisurato tavolone, il tetragono fece segno a Bruccio di portarmi il menu, e io lo lessi bramosamente: notai che non c'erano gli antipasti...per fare un po' il fenomeno finsi di rimproverare Ron per questa mancanza, e lui, capendo l'intento scherzoso, replicò che, come avrei dovuto sapere, alla Mc Ladren si passa subito al sodo. Feci ammenda con un profondo inchino: questa volta ero stato colpito e affondato. Continuai a leggere il menu, non badando più alle inezie che mancavano, ma alle prelibatezze che c'erano: per primo un italianissimo (!?!) tris di pasta con "fusilli alla carbonara", "ruote al pomodoro" e "spaghetti in bianco"; poi un succulento "arrosto con purée", e "polenta con salsicce"; per dessert una bella "zuppa inglese" e "rotelle di liquirizia", poi "frutta", "sorbetto" e "caffè". "Un banchetto veramente principesco" dissi a Ron. Il satrapo di Vochingo iniziò poi a farmi un discorso sibillino riguardo a questo grande pranzo annuale, rivelandomi in pratica che esso aveva precisi intenti didattico-formativi e dimostrativi, e serviva ad esplicitare al meglio quella che era la ferrea filosofia Mc Ladren, che al di là di sterili e banausici tecnicismi meccanicistici si fondava su due assiomi di carattere generale: 1) Ron, unico ed insuperabile archetipo dell' "uomo Mc Ladren", è un uomo d'acciaio. 2) Siamo ciò che mangiamo.     Io pensavo che queste parole andassero intese metaforicamente, come avviene per la maggior parte dei discorsi di questo tenore: ma quel pranzo memorabile mi avrebbe sorpreso non poco. Ron, impaziente di assaporare le luculliane pietanze, emise un minaccioso ruggito (tetragono equivalente della dozzinale prassi del battito di mani per sollecitare le portate), e Bruccio cominciò solertemente a portare in tavola le vivande. Ovviamente la precedenza spettava a Ron, nel galateo Mc Ladren: vista la notevole distanza non riuscivo a vedere nitidamente la pasta che Bruccio stava servendo al suo zar britannico, ma nell'aria si era già sparso un profumino delizioso. Arrivò finalmente il mio turno, e Bruccio venne a servirmi con reverenza e dedizione il tanto atteso tris di primi all'italiana: mi porse tre vassoi d'argento contenenti rispettivamente i "fusilli alla carbonara", le "ruote al pomodoro" e gli "spaghetti in bianco", porgendomi poi anche una bottiglia d'olio e una vaschetta di formaggio grattugiato perchè potessi condire a piacimento questi ultimi. La prima impressione era molto positiva, ma poi aguzzai la vista e rimasi tra lo sgomento e l'allibito: nel primo vassoio c'erano molle e viti d'acciaio di varie dimensioni, condite (e quindi ricoperte) con nerissima polvere di carbonio e grafite grigio scura; nel secondo c'erano dei cuscinetti a sfera, sempre d'acciaio, ricoperti da rutilante ossido di ferro e carminia polvere di minio; nel terzo dominava un'intrico di fibre ottiche; la bottiglia d'olio conteneva lubrificante minerale, e quello che sembrava formaggio grattugiato era invece sapone di marsiglia grattugiato. Rimasi pietrificato. Dopo avermi servito, Bruccio mi diede di soppiatto, cercando di non farsi vedere da Ron, un grosso sacco di plastica: intuii al volo che avrei dovuto riversare furtivamente lì dentro tutta quella robaccia metallica che dovevo fingere di mangiare.  E Ron pretendeva che l'ospite non lasciasse nemmeno una briciola di ciascuna portata. Non rimaneva altra scelta che fare buon viso a cattivo gioco, cosa a cui mi ero abituato fin da piccolo, e strategia che mi ha permesso negli anni di uscire con successo da situazioni che a priori sembravano disperate. Mi sistemai così il sacco sotto la tuta e, fingendo di mangiare normalmente, lo riempii via via con tutta quella minuteria meccanica: la mia fortuna era appunto la notevole distanza che mi separava da Ron, il quale - all'altro capo di quello smisurato tavolone  di ebano - non poteva vedere chiaramente se mi portavo le posate alla bocca o al colletto della tuta, sotto cui c'era l'imboccatura del sacco. Ma il tetragono mi chiedeva un parere su ogni piatto, cosicchè dovetti un po' arrampicarmi sugli specchi ed inventare mirabolanti descrizioni di aromi e retrogusti che potessero soddisfarlo, evitando ovviamente il banale e pretestuoso commento sull'onnipresente sapore metallico. Finiti i primi, Bruccio fu lesto a servire quello che sul menu era chiamato "arrosto con purée": l'arrosto era in realtà un grosso motore Merdedes a otto cilindri del 2009. Ron ordinò a Bruccio di staccargli i due pistoni che sembravano più succulenti, esattamente come si fa con le cosce di pollo, mentre a me vennero riservati due dei pistoni più malandati. Ci armeggiai dieci minuti con il coltello d'argento per fingere di voler sminuzzare quelle "carni metalliche", dopodichè Ron riconobbe che forse sarebbe stato meglio usare la fiamma ossidrica e ne fece portare due dal fedele cameriere. Pur con qualche difficoltà, riuscii comunque a infilare anche quei due pistoni nel sacco che avevo in grembo, che cominciava a pesare. Il purée sembrava autentico, provai ad assaggiarlo, accorgendomi subito dopo che si trattava in realtà di schiuma di poliuretano espanso: ci misi un po' prima di ripulirmi la bocca da quella schifezza e vuotare tutto nel sacco. Sulla tavola non c'era pane, ma avvistai dei pacchetti di crackers che sembravano assolutamente autentici, sia al tatto che alla vista: provai a masticarne uno e mi resi subito conto che si trattava di tavolette di compensato sottile sforacchiate a intervalli regolari, proprio come i veri crackers: altra fregatura. Frattanto, poi, Bruccio aveva portato tutta una serie di condimenti e formaggi. C'era, ad esempio, una ciottola di presunta farina e una di presunto lievito in polvere, che Ron mi aveva consigliato di versare sull'arrosto senza ottenere però il mio consenso: riconobbi che erano rispettivamente segatura e minuti trucioli di legno; c'era poi una specie di stracchino, che scoprii essere un panetto di silicone raggrumato, e alcuni ammassi informi di colla vinilica rappresa simulavano delle mozzarelline. In breve finì tutto alla rinfusa dentro al mio saccone pigliatutto. Era il turno della polenta con le salsicce: appurai senza fatica che si trattava di un pannetto di gommapiuma gialla con sopra dei bussolotti di terracotta; anche questa saporita pietanza finì di nascosto nel sacco, che ormai pesava una cinquantina di kg, pieno com'era di quel tripudio di ferramenta, falegnameria e materie plastiche...ma non era ancora finita. Fortunatamente Ron sembrava non essersi assolutamente accorto di tutte quelle mie manovre furtive...ed io ero sicuro che lui stesse a sua volta facendo la stessa pantomima con un sacco analogo al mio, sempre contando sul fatto che la nostra lontananza ci impediva di tenerci accuratamente d'occhio l'un l'altro. Ero convinto che Ron volesse ingannevolmente mettere alla prova il mio coraggio, simulando di mangiare il metallo per far sì che io, emulandolo, lo ingoiassi sul serio dimostrando la mia incrollabile determinazione e sprezzo del pericolo; ma a me sembrava di starlo a mia volta imbrogliando, usando la sua stessa tattica. Ad ogni modo, la farsa doveva continuare. Nell'attesa dell'arrivo del dessert, mi versai alcuni bicchieri delle varie bevande che avevo sul tavolo, e che fino ad allora non avevo toccato: i loro colori, che andavano da tinte ambrate a cromie più rossastre, erano simili a quelli di birra, vini, whiskhy: ma in breve scoprii olfattivamente che si trattava di trementina, gasolio, cherosene, e altri derivati petroliferi. Ron, indicando un bottiglione con una bevanda scurissima, mi chiese se gradivo del chinotto: io annuii e feci finta di berlo, riversandolo nel sacco, che fortunatamente era impermeabile. Comprendendo al volo che si trattava di petrolio, assicurai a Ron che quel tipo di chinotto piace molto anche al nostro detestato rivale Cristiano Oronero: Ron, con una smorfia di medio disgusto (che secondo i suoi parametri corrisponde ad un ironico sorriso), riconobbe che avevo ragione. Arrivò finalmente la zuppa inglese, che però non assomigliava per niente al classico dolce: era invece uno scialbo brodino con dentro della cosiddetta "pastina", che in realtà era un ammasso eterogeneo di rondelle e dadi meccanici di dimensioni medio-piccole. Il brodo ovviamente era di lubrificanti minerali assortiti...Tennis mi chiese come trovavo quella zuppa, ed io gli risposi che era l'alimento più sublime che un palato terrestre poteva assaporare, e fu assai soddisfatto del mio giudizio. Bruccio portò il secondo dolce, ossia le "rotelle di liquirizia", per le quali da piccolo andavo matto (una volta ne mangiai talmente tante che il mio babbo Antonio riconobbe nel mio colorito un cospicuo incremento melaninico); anche quelle sembravano autentiche, e invece, come scoprii dopo averle addentate, erano fatte con vecchi pneumatici del Ponte di Pietra...ulteriore delusione. Tutto finì occultamente nel sacco, che era ormai quasi pieno e pesantissimo, ma venne poi il turno della "frutta". Si vedeva chiaramente che arance e mandarini erano delle semplici palline di plastica arancioni, ma la cosa strana è che le banane avevano una buccia assolutamente autentica e genuina; allora ne sbucciai una, e vedendola normalissima ne inghiottii un pezzo, ma ancora una volta rimasi fregato: era di nuovo schiuma di poliuretano espanso giallo, e mentre ne sputavo i pezzetti in quel borsone di spazzatura che ormai mi soffocava, la mia anima cominciava a maledire Ron. Inutile dire che il successivo sorbetto era liquido refrigerante per radiatori tenuto per giorni in freezer e scongelato da pochi minuti...eravamo giunti all'ultimo supplizio, quello del "caffè". Ron ordinò a Bruccio di portarmi il barattolo con la polvere del "caffè", per farmene sentire l'aroma sopraffino: il profumo non era male, ma mi resi conto che era polvere di carbonio, non di caffè. Quando la scura bevanda mi venne servita in tazzina, Bruccio mi porse anche una zuccheriera: neanche a dirlo, dentro c'era della polvere di gesso che doveva scimmiottare lo zucchero. Non esitai ad abbondarne, per dare un degno finale a quella farsa di pranzo e fare felice Ron. Riuscii a versare anche quel falso caffè nel saccone, che era lì lì per straripare, poi mi alzai a fatica, sollevando un peso di circa 70 kg di ferraglia, legno, plastica e materiali vari assortiti, senza dimenticare quegli immondi liquami petroliferi. Il mio sovrano notò che ero goffo ed appesantito, ma lo ritenette naturale, ed anche lui sembrava ugualmente gravato. Era ormai giunto il momento di accomiatarmi a tornare ai piani bassi, fra i mortali, quando vi fu un colpo di scena: mentre si alzava da tavola con sommo sforzo, i vestiti di Ron si squarciarono per l'ingente aumento volumetrico del suo addome; io, pensando che fosse stato il peso del suo sacco, cominciai a direi: "Eh, Ron, quel sa...", arrestandomi appena in tempo quando, vedendo la canottiera di Ron lacerarsi lasciando a torso nudo quel fustacchione, ebbi la prova che Ron non aveva usato nessun sacco, ma aveva ingoiato tutto. Allora ripresi la frase, correggendomi provvidenzialmente in "Eh, Ron, quel sano pranzetto ha risvegliato l'ipertrofia dei tuoi addominali scultorei"; e Ron, lanciando anatemi al Creato, si lamentava di come anche quest'anno, nonostante apposite cerchiature di rinforzo in fibra di carbonio dei suoi vestiti, essi non avessero retto. Ma cambiando argomento, il monarca disse: "Ora capisci perchè si dice che sono un uomo d'acciaio, e la verità del proverbio secondo cui siamo ciò che ingeriamo". Relativamente sconvolto e appesantito dal carico, mi congedai da Ron con una profonda genuflessione, poi ridiscesi l'ascensore iperveloce della Torre di Carbonio e, uscendone, ritrovai l'allegra combriccola della grigliata: quest'ultima, dopo quel passo falso iniziale, era stata un vero trionfo dei sapori e del buonumore. Vedendomi, mi si pararono tutti davanti a bocca aperta, con mistica devozione, come fossi una teofania: vedendomi notevolmente gonfio a livello dell'addome, mi invidiarono per quella che secondo loro doveva essere stata un'abbuffata sovrumana. Se avessero saputo che invece ero io ad invidiare loro...L'unico che rimase lucido e disilluso fu proprio il maleodorante Martino Wittimarcio, reduce dall'analoga esperienza dell'anno prima: lui mi guardò con aria di solidarietà e comprese immediatamente che sotto la tuta tenevo il saccone stracolmo. Con un pretesto mi indicò dunque di andare in un certo box, dove capii che avrei potuto disfarmi del mio greve fardello, e così feci. Ebbene, quella è stata la prima volta in cui io, astro di firmamenti sublimi, ho veramente invidiato il triviale mondo dei comuni mortali e i loro semplici piaceri di vita.